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    Home » Editoriali » Il surplus è più pericoloso del deficit

    Il surplus è più pericoloso del deficit

    Elido Fazi di Elido Fazi
    5 Giugno 2013
    in Editoriali
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    John Maynard Keynes
    John Maynard Keynes

    130 anni fa, il 5 giugno 1883, nasceva John Maynard Keynes. C’è una parte del pensiero di Keynes ancora poco conosciuta e riguarda gli scambi con l’estero di ogni singolo paese. Conviene avere un surplus o un deficit nella parte corrente della bilancia dei pagamenti? E, se uno ha un surplus, e quindi è un paese creditore come sono oggi la Germania e l’Olanda in Europa, bisogna considerarli paesi virtuosi oppure no? E gli Stati Uniti che da anni hanno il più alto deficit, pari a 475 miliardi di dollari secondo gli ultimi dati dell’Economist, pari più o meno a un 3% del Pil, come bisogna considerarli?

    Diceva Keynes, non ricordo dove, forse in un white paper mai pubblicato, ma sono sicuro che qualche filologo rintraccerà la fonte che “ Abbiamo bisogno di un sistema che possieda al suo interno un meccanismo di stabilizzazione, attraverso il quale si possa esercitare una pressione su tutti quei paesi dove la bilancia dei pagamenti con il resto del mondo si allontani dall’equilibrio, in qualunque direzione, sia se va in surplus, sia se va in deficit, così da prevenire in anticipo quei  movimenti che creano ad altri Paesi problemi di eccessivo debito o credito estero”.

    Se guardiamo alla posizione di tutti i Paesi del mondo, per ogni Paese che ha un surplus, ci deve essere un Paese che è in deficit. A livello globale, al netto di errori e omissioni, il saldo della parte corrente del paese Mondo deve sempre, per forza di cose, essere zero.

    L’area dell’Eurozona nel suo complesso, dopo un minuscolo disavanzo nel 2010, ha fatto registrare un considerevole surplus nel 2012, da 16,1 miliardi a 156,7 miliardi di dollari, secondo l’ultimo rapporto della Banca d’Italia. L’Italia ha fatto registrare un miglioramento quasi inaspettato. Il deficit è passato da -48,3 miliardi (3,1% del Pil) a -8,4 miliardi (0,5% del Pil), dovuto a un aumento spettacolare delle nostro surplus commerciale (al netto dei prodotti energetici) che è passato da 42,4 miliardi nel 2011 a uno di 79,4 miliardi. Una correzione del conto corrente di 2,6 punti percentuali di Pil in un solo anno non trova riscontro nella nostra storia recente ed è paragonabile solo a quella del 1993 (pari al 3,2%), avvenuta dopo una svalutazione della lira del 25%. L’unica differenza è che il miglioramento del 1993 era dovuto quasi esclusivamente alla crescita delle esportazioni, mentre le importazioni erano rimaste invariate a valore nominale, nonostante il forte calo degli acquisti in volume. Quest’anno il miglioramento è dovuto anche a una forte flessione del valore delle importazioni. Nei 12 mesi finiti a marzo, l’Italia, secondo l’Economist ha addirittura fatto registrare un piccolo surplus di 0,6 miliardi.

    Il grande miglioramento nei paesi dell’Eurozona è dovuto soprattutto alla spettacolare performance della Germania (+237 miliardi, pari al 6% del Pil secondo gli ultimi dati dei 12 mesi che finiscono a marzo) e dell’Olanda che ha addirittura un surplus assurdo pari a circa il 9% del Pil. Secondo il ragionamento di Keynes, piuttosto che porre tetti ai debiti pubblici, che come abbiamo letto di recente non hanno nessuna valenza scientifica, non sarebbe ora di cominciare a discutere in Europa che nessun Paese possa avere un surplus superiore ad una certa cifra, diciamo un 3%? Se non altro potremmo eliminare l’altezzosità di quei paesi creditori e quindi in surplus che si sentono dei Cristi in terra. Questa visione teutonica dell’economia è ancora profondamente incentrata nella filosofia economica europea. Se prendiamo, ad esempio, la Macroeconomia Imbalance Procedure (MIP) della Commissione Europea, l’allarme verde scatta se un Paese ha un deficit superiore al 4% oppure un surplus pari al 6%. Perché i surplus e i deficit non sono trattati in modo equivalente? La situazione è ancora peggiore se si tiene conto che in Europa i Paesi in surplus sono grandi e quelli in deficit (ad eccezione della Francia e del Regno Unito) sono piccoli. D’altra parte, come abbiamo visto in Europa, il rischio del disequilibrio non ricadono solo sui paesi debitori, ma anche su quelli  creditori come la Germania. Assurda è soprattutto l’idea germanica che i Paesi creditori siano per disegno divino superiori moralmente a quelli debitori. Anzi, si potrebbe dire di più. Sono i Paesi creditori quelli che creano i maggiori problemi e che quindi andrebbero penalizzati di più di quelli creditori.

    Elido Fazi

     

    Tags: bilancia dei pagamentiKeynessurplus

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