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    Home » Cronaca » La Commissione Ue: fare chiarezza sull’accesso alle professioni

    La Commissione Ue: fare chiarezza sull’accesso alle professioni

    Adottata la comunicazione per avviare il riordino e l'armonizzazione europea delle norme nazionali per l'ingresso negli Ordini

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    2 Ottobre 2013
    in Cronaca

    Adottata la comunicazione per avviare il riordino e l’armonizzazione europea delle norme nazionali per l’ingresso negli Ordini

    ordine giornalistiIn tutta Europa ci sono 740 professioni da regolamentate. Tante, anche troppe. La Commissione europea intende vederci chiaro, e chiede agli Stati membri di fornire informazioni e spiegazioni sul perché di queste norme che regolano l’accesso alle professioni, e indurre i Ventotto a modificare spontaneamente le proprie legislazioni nazionali. Per questo motivo l’esecutivo comunitario ha adottato una comunicazione per lavorare a un’armonizzazione delle regole. “Perché alcune professioni sono regolamentate solo in un solo paese?”, si chiedono a Bruxelles. Un quesito che tocca l’Italia, dove la professione giornalistica rappresenta forse uno degli esempi di queste casi unici di ordini: in nessun altro paese dell’Ue si ha un così complesso accesso alla professione giornalistica.

    La comunicazione prevede una mappatura delle professioni: una prima fase (novembre 2013-febbraio 2015) servirà per i gli Stati membri a fornire informazioni sulle proprie regole nazionali per un primo gruppo di professioni regolamentate (settori trasporti, edile, vendita al dettaglio, servizi finanziari, manifattura). Questa fase sarà costituita da un’analisi del mercato delle professioni in ciascun Stato membro, un confronto tra le legislazioni dei Ventotto, e l’adozione di piani d’azione nazionali. A marzo 2014 la Commissione Ue pubblicherà una mappa europea delle professioni regolamentate, e a partire da giugno 2014 la stessa Commissione avvierà il dibattito pubblico tra gli Stati. L’assunto di base è che in questo modo si potrà ridurre il numero delle professioni regolamentate, ma in via volontaria. La Commissione non farà alcuna pressione perché gli Stati modifichino obbligatoriamente le loro regole. Una seconda fase (giugno 2014-gennaio 2016), organizzata come la prima, si terrà per un secondo gruppo di professioni (educazione, sanità e servizi sociali, pubblica amministrazione, turismo, altre attività e altri servizi). Al termine di ognuna delle due fasi (giugno 2015 e gennaio 2016) la Commissione proporrà azioni di revisione sulla base dei piani d’azione redatti dagli Stati. In base alla comunicazione adottata oggi queste azioni “potranno includere anche l’avvio di procedure d’infrazione nel caso in cui fossero mantenute requisiti discriminatori o sproporzionati”.

    La doppia natura del testo – che da una parte lascia libertà agli Stati ma dall’altra permette alla Commissione di sanzionare – si deve al fatto che la comunicazione intende essere uno strumento di applicazione del patto per l’occupazione e la crescita sottoscritto dai capi di Stato e di governo dei paesi Ue in occasione del vertice del Consiglio europeo di giugno 2012. Il patto richiede la “rimozione di barriere ingiustificate” al mercato del lavoro, così da stimolare l’economia. La comunicazione di oggi mette in risalto come “l’accesso eccessivamente regolamentato alle professioni può creare una distorsione del mercato”. Inoltre le restrizioni all’accesso limita il numero di persone autorizzate a fornire un dato servizio, e “di conseguenza non è il mercato a determinare la disponibilità di professionisti”. Ancora, la direzione generale per il Mercato interno ritiene che “la riduzione delle barriere d’accesso può accrescere la competitività e l’innovazione”. Inoltre si rileva che un miglioramento delle regole attuali in un’ottica meno nazionale e più europea possa “facilitare” la mobilità di professionisti e personale qualificato all’interno del mercato unico. Una cosa oggi non possibile. Basta pensare ancora una volta all’Italia, dove un giornalista straniero avrebbe non poche difficoltà a esercitare la professione come redattore di una testata nazionale.

    “Sono convinto che questa mappatura da parte degli Stati membri delle professioni regolamentate e la valutazione sulle barriere di accesso sia un esercizio utile”, sostiene Michel Barnier, commissario europeo per il Mercato interno. “Non si tratta di sanzionare gli Stati membri quanto piuttosto di assicurare un migliore accesso alle professioni”.

    Renato Giannetti

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