Il 42% delle imprese ha almeno un dipendente esperto di ‘verde’, da noi sono circa il 56%. Progressi superiori a previsioni ma Tajani: “Non cullarsi su allori, sostenere sforzi delle aziende”
Le piccole e medie imprese europee diventano sempre più eco-efficienti e ad un ritmo superiore alle aspettative di due anni fa. A dimostrarlo è un’indagine Eurobarometro pubblicata oggi, su “Pmi, efficienza delle risorse e mercati verdi”. Secondo il sondaggio, il 42% delle Pmi dell’Ue risulta avere, ad oggi, almeno un dipendente “verde”, ovvero una persona con conoscenze specialistiche e che opera direttamente attraverso informazioni, tecnologie o materiali che salvaguardano la qualità dell’ambiente. Si tratta di un aumento del 5% rispetto al 2012. Tra i paesi più all’avanguardia in questo campo proprio l’Italia, ben al di sopra della media comunitaria con il 56% delle imprese dotate di almeno un dipendente “verde”. Meglio di noi solo Slovacchia (68%) e Croazia (58%). Un ottimo risultato, anche comparato alla situazione degli Usa ma comunque “Non possiamo cullarci sugli allori” ha ammonito il commissario per l’Industria e l’imprenditoria, Antonio Tajani, comparando i risultati europei con quelli statunitensi. Secondo Tajani, occorre “sostenere maggiormente gli sforzi delle piccole e medie imprese, in modo che possano trarre vantaggio dalle possibilità non sfruttate di ridurre i costi, incrementare le entrate e creare nuovi posti di lavoro ‘verdi’”.

Oltre il 90% delle imprese in Europa ha adottato almeno una misura per ridurre gli sprechi e migliorare l’efficienza dal punto di vista dell’utilizzo delle risorse e circa l’80% ha in programma nuove iniziative. Tra le misure più comuni, la riduzione al minimo dei rifiuti (67%), il risparmio energetico (67%) e il risparmio dei materiali (59%). Indietro l’Italia rispetto agli altri Paesi per quanto riguarda le misure sul risparmio energetico (solo il 44% delle imprese italiane ne hanno adottate) e sul risparmio dell’acqua (51% in Europa, 32% in Italia). Leggermente sopra la media comunitaria per quanto riguarda l’utilizzo dell’energia da fonti rinnovabili (16% in Eu, 17% in Italia).
La metà delle Pmi europee attive sui mercati verdi commercializza prodotti e servizi con caratteristiche ambientali quali la produzione biologica e l’etichettatura ecologica o la progettazione ecocompatibile (51%). Più di un terzo di esse (35%) offre prodotti o servizi nel settore dei materiali riciclati (il 6% in più rispetto al 2012). Costruzioni, cibi e bevande ed attrezzature e macchinari elettronici e meccanici costituiscono ancora i prodotti e i servizi ecologici più venduti.
Questa svolta verso l’eco-efficienza, comunque, sembra essere in atto soprattutto a causa della pressione crescente esercitata sulle Pmi dall’aumento dei costi dell’energia e dei materiali, che le spinge a ottimizzare l’utilizzo delle risorse per controllare le spese. Soltanto per il 28% delle Pmi, infatti, l’ambiente è una delle maggiori priorità aziendali.Rispetto ai progressi negli Stati Uniti, l’Europa perde terreno: dal 2012 non è cresciuto il numero di imprese attive nel ‘verde’ (ferme al 26%), mentre in America sono arrivate al 34%, e sono anche cresciuti i dipendenti verdi (+1,5 Usa contro +0,4 Ue).
M. F.

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