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    Home » Editoriali » Politica, Musica, Sport, Morale.

    Politica, Musica, Sport, Morale.

    Francesco Cardarelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Ceskoz_" target="_blank">@Ceskoz_</a> di Francesco Cardarelli @Ceskoz_
    13 Giugno 2014
    in Editoriali

     Colonna sonora: Fatboy Slim – Soul Surfin

    Il buongiorno si vede dal Martino, se avete dormito da lui.

    Sembra una frase senza senso ma in realtà è talmente brutta che fa senso, quindi in senso lato è più che sensata, anche se in un certo senso credo di essermi già perso, cioè ho perso i sensi, del discorso, sarà colpa di questa incredibile estate fuckin’ nordeuropea che dura due giorni si e due giorni no. Un’estate intermittente.

    Il caldo però non arresta i neoeurodeputati, parola difficilissima da pronunciare, i quali arrivano in gita al Parlamento di Bruxelles per iscriversi, conoscersi e ambientarsi nel grandioso edificio che li ospiterà per i prossimi 5 anni. Sembrano liceali al primo giorno di scuola, si guardano intorno eccitati, anche a causa delle vertiginose minigonne delle ex-assistenti a caccia di nuova occupazione, cercano il bagno per fumare di nascosto e il bar che fa il caffé più decente, ma presto capiranno che il migliore è quello della macchinetta Nespresso (che potrebbe anche darmi una percentuale sugli incassi per questo pleisment).

    Non mancano i soliti episodi di bullismo, tipo quando la Kyenge ha incrociato Borghezio nel corridoio e ha iniziato a bersargliarlo con manciate di ghiande. I grillini ancora non sanno con chi fare gruppo e stanno organizzando degli incontri a 360 gradi, dal Ku Klux Klan alla Gioventù Hitleriana. I Verdi sono esausti. L’aereo produce troppo monossido di carbonio quindi sono partiti dai vari paesi in bicicletta, ancor prima di conoscere l’esito degli scrutini: i non eletti si sono messi a piangere sul piazzale.

    Un grande vuoto è stato lasciato da Clemente Mastella. I colleghi l’hanno sostituito con una Begonia, che secondo gli esperti finora ha già dato molti più risultati di lui. Importante anche l’assenza di Magdi Cristiano Allam, l’egiziano che odia gli immigrati, temporaneamente in cura da uno psichiatra specializzato in disturbi bipolari. Vorrei invece fare un sentito ringraziamento a chi ha confermato la presenza a Bruxelles di Barbara Matera e Lara Comi.

    (Ora assisteremo ad uno dei famosi link stiracchiati di Fuori Tema)

    Ma se il caldo non arresta i neoeurodeputati, le fiamme gialle arrestano un sacco di politici, imprenditori e anche suoi stessi ufficiali. Le Grandi Opere in Italia sono sempre accompagnate da Grandi Tangenti, ormai è chiaro. Mi dispiace per il povero ex ministro Galan che si è ritrovato, come la maggioranza degli italiani, a dover pagare un mutuo più alto dei suoi guadagni (questa è scopiazzata da Spinoza.it, che potrebbe pure darmi una percentuale sugli incassi per questo pleisment). Spuntano nomi illustri a destra e sinistra ad infangare quello di Mosé, ispiratore della diga meccanica, che però spartiva le acque, non le bustarelle. E a proposito di arresti domani (oggi per chi legge puntuale) dovrebbe tornare in Italia anche Marcello Dell’Utri, che fortunatamente non dovrà subire l’afa di questi giorni e se ne starà al fresco per qualche anno.

    (Ora il link sarà estremo)

    E da Mosé arriviamo a parlare di religione, perché non si può ignorare una suora con una voce fastidiosissima che vince un talent sciò. Che lei sarebbe stata la vincitrice, in uno dei pochi paesi europei in cui ancora si da retta al Vaticano per quanto riguarda unioni omosessuali (che poi che ci vuole a riconoscere una coppia ghei? Due uomini che si baciano sono ghei, mica ci vuole una laurea), aborto ed eutanasia, era già scritto dalle audiscions. Non ho trovato giuste le polemiche basate sul fatto che “una che fa la suora non può fare la cantante”, perché questo discorso potrebbe valere anche per Giusy Ferreri, che faceva la commessa in un supermercato. Quello che ho trovato assurdo è stato il Padre Nostro che la Scuccia ha voluto recitare in diretta nazionale dopo la vittoria. Ma che senso ha? E’ come se la Ferreri alla fine di X-Factor avesse detto “grazie, sono commossa, ora facciamo l’inventario del reparto detersivi”. Non c’è più religione, anzi ce n’è fin troppa.

    La religione è l’oppio dei popoli (finalmente un link sobrio), ma il calcio lo è ancora di più. Oddio, in realtà l’oppio è il vero oppio dei popoli, ma sto divagando. Oggi (ieri per chi legge puntuale) inizieranno i Mondiali do Brasil, ma quest’anno ho deciso di boicottarli. Che io non capisca una ceppa di calcio perché preferisco trascorrere le domeniche leggendo poesie sotto un albero fiorito, o visitando musei espressionisti, o assumendo allucinogeni in festini illegali lo sanno anche i neonati neozelandesi, ma non è questo il punto, ho sempre seguito l’Italia ed ero tra quelli che si sono tuffati nella fontana di Trevi nel 2006, (lasciando peraltro nelle mani di una perfetta sconosciuta gli occhiali, il portafogli e il telefono: menomale che in quel momento eravamo tutti una grande famiglia). Ma stiamo vivendo un periodo critico per la nostra cosiddetta civiltà.

    Le libertà sono ridotte all’osso, i diritti sono solo un ricordo, la corruzione è un cancro ormai difficilmente operabile, i poveri sono sempre di più e i ricchi sono sempre più ricchi. Sono ovvietà che sentiamo tutti i giorni, insieme a lla frase “non ci possiamo fare niente”, ma mi sono rotto i coglioni. Se c’è qualcosa di sbagliato non possiamo alimentarlo e pensare di non esserne complici. Se una pizzeria è nota per il riciclaggio del denaro della camorra, anche se la pizza è buona e il prezzo è abbordabile, non ci si deve andare. Se i vestiti di una catena di abbigliamento costano poco perché sono cuciti da lavoratori lontani sottopagati in assenza di sicurezza, non ci si deve andare. Se per costruire gli stadi e garantire la sicurezza ai tifosi, in un paese in cui i dirigenti vanno a lavoro in elicottero mentre i bambini brucano la mondezza, sono state sgomberate migliaia di famiglie, se centinaia di migliaia di persone si sono riversate con assiduità in strada a protestare nonostante la repressione violenta della polizia, secondo me non si può far finta di niente.

    La globalizzazione ci ha reso tutti ingranaggi dello stesso meccanismo, sta a noi cercare di trasformarci in granelli di sabbia per bloccarlo e fare corto circuito. Anche se non è facile.

    Anche se lo dice uno che poi usa la macchina e compra i pacchi discount da dieci cosce de pollo.

    Io ci provo, non assicuro niente, può essere pure che tra qualche giorno mi trovate al circoletto con la faccia dipinta tricolore, ma ci voglio provare. Voglio stare dalla parte di quelli che si sono trovati senza casa da un giorno all’altro. Quest’anno tifo per loro.

    Poi ognuno è libero di mentire alla sua coscienza come meglio crede.

    Buon uichénd a chi compra all’equo e solidale, anche la droga pesante.

    Tags: bruxelleselezioni europeemondiali 2014MosePEthe Voice

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