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Missione Ue in Repubblica Centrafricana, non c'è traccia dei soldati italiani

Missione Ue in Repubblica Centrafricana, non c'è traccia dei soldati italiani

All’inizio dovevano essere i primi partire, alla fine di aprile, per preparare il terreno alle altre truppe. Poi erano in lieve ritardo per questioni di “autorizzazione politica” ma, dovevano arrivare presto, verso la metà di giugno. Oggi, i soldati del contingente italiano sono gli unici del contringente europeo a non essere ancora presenti in Repubblica Centrafricana e a non avere nessuna data fissata per la partenza. Eppure si tratta di genieri che dovevano preparare la logistica.

La missione dell’Ue nello stato africano dilaniato dalla guerra civile, è stata ufficialmente lanciata agli inizi di aprile e i primi contingenti (francese ed estone), hanno cominciato a dispiegarsi sul territorio alla fine dello stesso mese. Da quel momento anche gli altri Paesi, tra i nove che hanno deciso di inviare truppe in Repubblica Centrafricana, hanno cominciato a fare partire i propri uomini. Lo hanno fatto praticamente tutti, tanto che sul posto sono presenti già 700 degli 800 soldati che si era pianificato di dispiegare. All’appello manca ancora il contingente polacco, che sarà sul posto tra pochi giorni (a partire dal 25 giugno). E poi quello italiano: il nostro è l’unico Paese che non solo non ha ancora inviato le proprie truppe, ma nemmeno ha indicato una possibile data di partenza. L’autorizzazione che consentirebbe di dare il via alla missione è rimasta bloccata a Roma, tra governo e Parlamento.

Secondo i piani, il nostro Paese avrebbe dovuto inviare una quarantina di uomini del Genio, personale altamente specializzato in lavori di costruzione: predisporre strade, riconoscere itinerari, approntare campi. Attività che sarebbero state utilissime all’inizio della missione. Ma il permesso per partire in quella fase non è mai arrivato. Certo, anche ora i soldati italiani sarebbero tutt’altro che inutili. In Africa è piena stagione delle piogge e uomini capaci di tracciare strade in condizioni ostili, in questi mesi, sarebbero preziosi. Tra le nostre forze, poi, dovrebbe esserci un nucleo specializzato in operazioni anti-mina, altra capacità che tornerà utile anche in futuro.

Il problema è che disincagliare l’autorizzazione politica potrebbe richiedere ancora tempo e l’operazione Ue ha una durata limitata. Il 15 di giugno è stata dichiarata la piena capacità operazionale: momento da cui è scattato il conteggio dei sei mesi di durata dell’operazione. “Se si va avanti di questo passo, i soldati italiani potrebbero finire per partire a settembre, ma sarebbe ridicolo”, spiega una fonte militare europea. Non solo a quel punto la stagione delle piogge sarebbe praticamene finita, ma l’operazione sarebbe già giunta a metà: da quel momento, spiega la fonte, “le truppe cominceranno a prepararsi per ripiegare” e cioè andranno verso la conclusione delle operazioni e inizieranno a passare le consegne alla missione africana (Misca), che rimarrà sul territorio. Si vedrà insomma nelle prossime settimane se e in quale misura, l’Italia deciderà di contribuire alla missione europea.

L’obiettivo delle operazioni, che si concentrano sull’aeroporto di M’Poko e su due distretti particolarmente pericolosi della capitale Bangui (il terzo e il quinto distretto), è di contribuire alla creazione di un ambiente sicuro per la popolazione. Le forze europee stanno collaborando con le missioni africana e francese (Sangaris) già dispiegate sul territorio, nel tentativo di proteggere i cittadini, restituire loro la libertà di movimento e predisporre aiuti umanitari. I nove Paesi che hanno deciso di inviare truppe, oltre l’Italia, sono: Francia, Estonia, Lettonia, Spagna, Portogallo, Polonia, Finlandia, e anche un Paese terzo, la Georgia.

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