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    Home » Non categorizzato » L’Alto rappresentante per gli affari esteri: meno inutile di quel che sembra?

    L’Alto rappresentante per gli affari esteri: meno inutile di quel che sembra?

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    7 Luglio 2014
    in Non categorizzato

    Impazza, in questi giorni di inizio estate, il toto-nomine europee. A Bruxelles, ma anche a Roma: dove la possibilità che all’Italia possa essere assegnata la poltrona di Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza (attualmente occupata dall’inglese Catherine Ashton) ha innescato un’alluvione di commenti. Per lo più critiche, convergenti nel mettere in guardia il presidente del Consiglio dal rischio di puntare le proprie carte su una carica che, per riprendere un editoriale di Eugenio Scalfari, “non conta assolutamente nulla”. Sarà: davanti all’autorevolezza del fondatore di Repubblica (e di altri, che si sono espressi in termini analoghi) non si può che osservare rispetto. Eppure, vista da Bruxelles, quella carica di cui Scalfari sminuisce (anzi, azzera) il significato non ne appare del tutto sprovvista. Innanzitutto, se si sottolinea l’importanza della funzione del presidente del Consiglio europeo, mettendo l’accento  (come ha fatto un altro commentatore autorevole e bene informato, Franco Venturini sul Corriere della Sera), sull’organizzazione, il coordinamento e l’orientamento dei lavori dei vertici intergovernativi, non va trascurato che l’Alto rappresentante svolge una funzione analoga, in quanto presidente del Consiglio Affari esteri (Cae): formazione consiliare di seconda grandezza rispetto al consesso dei capi di stato e di governo, è vero, la cui importanza relativa per di più è in fase calante, specie dopo che i ministri degli Esteri sono stati estromessi dalle riunioni dei leader, cioè dai lavori del Consiglio europeo a cui appartenevano a pieno titolo prima dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Di quel Consiglio europeo, tuttavia, l’Alto rappresentante è membro di diritto, a differenza dei suoi colleghi ministri. Né appare sostenibile, come in verità non è stato sostenuto apertamente da nessuno ma era un’osservazione sottesa a molti dei ragionamenti che sono stati svolti al riguardo, che la materia trattata dal Consiglio che l’Alto rappresentante presiede, gli Affari Esteri, sia in sé priva di interesse strategico. Vero, per nostra fortuna le questioni di pace e di guerra da tempo non sono più all’ordine del giorno dell’agenda europea, e il Cae non fa eccezione – sebbene pace e guerra continuino a punteggiare l’attualità delle relazioni internazionali, e pur con tutti i limiti dell’attuale capacità d’influenza europea il Cae non può non occuparsene.

    Ma il Cae si occupa anche d’altro: di possibili sanzioni aggiuntive alla Russia nel contesto della crisi ucraina, per esempio; una questione che per l’economia italiana ha un impatto potenziale non certo inferiore a quello dell’apertura di una procedura d’infrazione. Né va dimenticato che, oltre a essere a capo del Servizio europeo per l’azione esterna – questa organizzazione ibrida dal nome improbabile che ha il compito (impossibile?) di assicurare coerenza ed efficacia della politica estera dell’Europa – l’Alto rappresentante è anche vicepresidente della Commissione. In tale veste, pertanto, ha la possibilità di intervenire, o quanto meno di orientare l’azione della Commissione nella sua dimensione di relazioni con il resto del mondo (e, di riflesso, di politiche interne, nella misura in cui la prima non è dissociabile dalle seconde). Un compito, questo, in cui il mandato della Ashton va certo giudicato deficitario (e per demeriti non solo della Ashton, sia chiaro). E però l’aspettativa diffusa a Bruxelles, anche negli ambienti della Commissione, è che con il prossimo ciclo istituzionale le cose miglioreranno sensibilmente. Ciò indipendentemente dalla presenza o meno dell’Alto rappresentante alle riunioni del Collegio dei commissari europei, che verosimilmente rimarrà sporadica anche in avvenire. Invece è da attendersi che quelle riunioni di coordinamento dei commissari della famiglia RELEX (Direzione generale per le relazioni esterne), che con la Ashton erano una sorta di una tantum, saranno convocate con maggiore assiduità, se non addirittura in maniera regolare.

    Una notazione ulteriore. Non dovrebbe esserci bisogno di ricordarlo, ma probabilmente chi si interroga su quale possa essere “la scelta migliore per difendere i nostri interessi” ha dimenticato che, almeno sulla carta, i Commissari europei esercitano la loro responsabilità in piena indipendenza, senza sollecitare né accettare istruzioni da alcun governo. Lo dice il Trattato di Lisbona, che ammette una sola eccezione a questo principio: quella dell’Alto rappresentante. Per concludere: Eugenio Scalfari sostiene che l’Alto rappresentante non conta nulla perché “politica estera e difesa sono solidamente nelle mani dei governi nazionali”. Solidamente. Appunto.

    Adamo

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