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    Home » Non categorizzato » Tajani: “Il patto di stabilità non è un dogma, deve essere interpretato”

    Tajani: “Il patto di stabilità non è un dogma, deve essere interpretato”

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    7 Luglio 2014
    in Non categorizzato
    parlamento europeo, Pittella, Tajani

    Antonio Tajani

    In Commissione europea c’è stato per cinque anni, promuovendo l’industria, il turismo, l’innovazione. “Di cose ne abbiamo fatte”, riconosce il diretto interessato, ma Antonio Tajani – vicepresidente della Commissione responsabile per l’industria fino a pochi giorni fa e ora vicepresidente vicario del Parlamento – rischia di essere ricordato solo per aver avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia per il ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione, peraltro nel corso dei suoi ultimi giorni di mandato. Una decisione che ha suscitato, soprattutto in Italia, critiche e polemiche. “Mi dispiace, ma purtroppo l’Italia non rispetta i pagamenti entro i trenta giorni…”

    Pochi giorni fa ha lasciato l’incarico di Commissario per fare il deputato europeo. Qual è il suo bilancio di questi cinque anni?
    In questi cinque anni ho fatto di tutto per dare risposte ai bisogni dei cittadini. Tutta la mia azione si è concentrata per mettere la politica industriale al centro dell’economia reale, e tutte le mie battaglie sono state portate avanti per sostenere il lavoro, l’industria e le imprese. Questo mio sforzo ha trovato riconoscimento nell’apprezzamento per la strategia per un rinascimento industriale da me messa a punto. Alla fine in questi anni c’è stato un ritorno alla politica industriale.

    Un consiglio che si sente di dare al suo successore?
    Di continuare a lavorare per realizzare le scelte che sono state fatte. Le politiche di crescita devono essere messe al centro dell’economia reale.

    Lei è stato vicepresidente negli anni di quella che è una delle peggiori crisi economiche dell’Europa dal dopoguerra. Le scelte fatte in questi anni sono state quelle più appropriate? O forse si è scelta un’eccessiva austerità?
    All’inizio c’è stato uno sbilanciamento a favore del rigore, ma alla fine siamo riusciti a convincere chi non era sufficientemente convinto che azioni a favore della crescita fossero determinanti, riuscendo a fare in modo che accanto al un Fiscal Compact, o patto di bilancio, ci fosse un industrial compact, un patto per la crescita. Questo è stato un risultato importante che ha bilanciato le scelte iniziali.

    C’è chi vi rimprovera di essere stati troppo accomodanti con la Germania. La Commissione ha tenuto un linea troppo filo-tedesca?
    Se questo discorso è vero, semmai è vero per l’Unione europea, non certo solo per la Commissione, perchè in Parlamento e in Consiglio c’era chi l’ha pensata in modo molto vicino alle posizioni tedesche. Per quanto mi riguarda il presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, mi ha sempre aiutato a sostenere politiche di crescita. In generale il problema non è la Germania, il problema è che la Germania è uno dei paesi dell’Ue che difende i propri interessi in sede Ue, e Angela Merkel non può essere il capo del governo di Francia o Italia oltre che capo del governo tedesco. Sono gli altri paesi che devono difendere i propri interessi attorno al tavolo.

    Ora le aspettano cinque anni da parlamentare. Cosa possiamo aspettarci dal “nuovo” Tajani?
    Continuerò a battermi perché la politica economica non punti solo su sacrifici. Si esce dalla crisi solo puntando sull’economia reale. Mi batterò per questo, perchè né il liberismo senza regole né lo sperpero di soldi pubblici sono le ricette per uscire dalla crisi.

    In questi cinque anni quanto ha inciso l’Italia in Europa e quanto può incidere nei prossimi cinque, partendo dalla presidenza di turno?
    L’Italia deve fare più sistema. Dobbiamo contare di più in Europa. Siamo il paese fondatore che rispetta di meno le regole, che non sempre sono regole sbagliate. Bruxelles deve essere considerata un’altra capitale, a partire dal semestre che è un’opportunità ma non la panacea di tutti i mali. Non dobbiamo caricarla di aspettative, ma penso che risultati si possano ottenere. Penso al “Made in Italy”, ma si può portare a casa anche la flessibilità sulla concessione dei visti per i paesi extraeuropei.

    A proposito di flessibilità. Il governo la chiede per il patto di stabilità. Secondo lei un allentamento dei vincoli è possibile?
    Intanto si chiama patto di stabilità e crescita, e comunque il patto di stabilità non è un dogma, e deve essere interpretato dalla Commissione europea.

    Siete preoccupati per le vicende giudiziarie attono a Expo?
    Expo deve essere scissa dalle vicende giudiziarie. Dispiace che ci siano presunte irregolarità ma la giustizia deve fare il suo corso ed Expo il suo. Anche perchè gli appalti sono già stati assegnati.

    Visto Expo, l’Italia dovrebbe chiedere il commissario per l’Agricoltura nella prossima Commissione?
    Credo che l’Italia debba chiedere il commissario per il Commercio internazionale. E’ il modo migliore per essere protagonisti, gestire e siglare dossier importanti come l’accordo di libero scambio e per gli investimenti con gli Stati Uniti, e tutelare il “Made in Italy”. Se fossi il presidente del Consiglio mi batterei per questo.

    Il risultato che l’ha soddisfatta di più in questi cinque anni?
    Il risultato che mi ha appassionato di più è quello del sistema di navigazione satellitare Galileo, che è il gps europeo e che dimostra come l’Europa sappia gestire un grande progetto. All’inizio del prossimo anno inizierà a fornire i primi servizi, ed è positivo. Galileo è la sfida che mi ha appassionato più di altre.

    Un cruccio?
    Non ne ho. In questi anni ho fatto tutto il possibile. Ho la coscienza a posto.

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