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    Home » Energia » L’UE punta all’elettrificazione del continente, ma la revisione dell’ETS prevede meno rigidità per le industrie

    L’UE punta all’elettrificazione del continente, ma la revisione dell’ETS prevede meno rigidità per le industrie

    L’obiettivo dell'esecutivo europeo è raggiungere il 46 per cento di elettrificazione entro il 2040, riducendo fino a 260 miliardi di euro l’anno di importazioni di combustibili fossili

    Annachiara Magenta</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/annacmag" target="_blank">annacmag</a> di Annachiara Magenta annacmag
    17 Luglio 2026
    in Energia
    Elettrificazione - ETS - UE - Hoekstra - Ribera - Jorgensen

    Fonte: Servizio audiovisivo della Commissione europea

    Bruxelles – Che l’argomento fosse scottante era evidente: oltre un’ora e mezza di ritardo per la conferenza stampa di presentazione, materiali per i giornalisti distribuiti solo a incontro già iniziato. Ma quando finalmente i tre commissari hanno preso la parola, il messaggio era chiaro: “L’era dei combustibili fossili è giunta al termine”, ha dichiarato il commissario all’Energia Dan Jørgensen, affiancato dal commissario al Clima, Wopke Hoekstra, e dalla vicepresidente esecutiva, Teresa Ribera. Sul tavolo, il nuovo piano europeo per trasformare l’Unione nel primo “continente elettrificato”.

    Il cuore della strategia è semplice nella sua ambizione e complesso nella sua realizzazione: spostare progressivamente l’economia europea dai combustibili fossili all’elettricità pulita. L’obiettivo è raggiungere il 46 per cento di elettrificazione entro il 2040, riducendo fino a 260 miliardi di euro l’anno di importazioni di combustibili fossili. Non solo una questione climatica, ma anche economica e geopolitica. Come ha sottolineato Ursula von der Leyen, “il modo migliore per ridurre la dipendenza dell’Europa dall’energia fossile è alimentare la nostra economia con energia elettrica proveniente da fonti pulite e autoctone”.

    Il piano: elettricità al centro

    Il pacchetto presentato dalla Commissione si muove su due binari paralleli: da un lato un piano d’azione per l’elettrificazione, dall’altro la revisione del sistema ETS, il mercato europeo del carbonio. Due strumenti pensati per funzionare insieme. Il piano per l’elettrificazione si concentra sulla riduzione del divario di prezzo tra i costi dell’energia elettrica e quelli dell’energia fossile, in particolare del gas, e sull’incentivo all’adozione di tecnologie più pulite basate sull’energia elettrica.

    L’elettrificazione significa, in concreto, sostituire il consumo diretto di combustibili fossili con elettricità prodotta da fonti rinnovabili. Auto elettriche al posto dei motori a combustione, pompe di calore al posto delle caldaie a gas, processi industriali elettrificati invece che alimentati da carbone o petrolio. I benefici, secondo Palazzo Berlaymont, sono già tangibili: “Guidare un’auto elettrica può ridurre i costi fino al 78 per cento, mentre passare a una pompa di calore può abbassare la bolletta del riscaldamento fino al 60 per cento”.

    Eppure, gli ostacoli restano significativi. Oggi l’elettricità costa spesso fino a tre volte più del gas, le connessioni alla rete richiedono anni e molte tecnologie faticano a raggiungere la scala commerciale. Il piano punta proprio a colmare questo divario, intervenendo su prezzi, infrastrutture e incentivi. Tra le misure chiave, la possibilità per gli Stati membri di ridurre oneri e tasse sull’elettricità, in particolare per le industrie energivore, e una maggiore diffusione dei contatori intelligenti per rendere i consumi più efficienti. L’obiettivo è creare le “condizioni di parità tra energia elettrica e gas”, si legge nel comunicato, eliminando uno dei principali freni alla transizione.

    Perciò, entro il 2030 gli Stati membri dovrebbero adottare misure affinché l’elettricità non costi più di 2,5 volte il gas per le famiglie e non più di 2 volte per l’industria. Inoltre, la Commissione europea valuterà un target di elettrificazione per il 2040 che porti ad un obiettivo indicativo del 46 per cento di elettrificazione dei consumi finali di energia, cifra doppia all’attuale quota del 23 per cento, rimasta invariata negli ultimi dieci anni. Secondo i calcoli, raggiungere questo obiettivo potrebbe far ridurre la fattura delle importazioni di fossili dell’UE di 260 miliardi di euro all’anno entro il 2040.

    Inoltre, il piano punta ad accelerare la diffusione dei veicoli elettrici, sviluppare le infrastrutture di ricarica e sostenere il leasing sociale per le famiglie a basso e medio reddito, oltre che rafforzare l’elettrificazione del trasporto pesante e marittimo. Riguardo gli edifici, tra le misure figurano il raddoppio delle installazioni di pompe di calore entro il 2030 rispetto al 2025, nuovi strumenti di finanziamento per le ristrutturazioni energetiche e un possibile meccanismo europeo per il mercato del riscaldamento pulito.

    ETS più vicino alle industrie: meno rigidità, più investimenti

    Il secondo pilastro è la riforma dell’ETS, il sistema europeo di scambio di quote di emissione. Una revisione attesa e controversa che il commissario al Clima aveva già iniziato a delineare a maggio, anticipando i nodi più sensibili. Al centro c’è la maggiore flessibilità degli obiettivi climatici per il 2040: il tetto alle emissioni sarà ridotto in modo più graduale, con un fattore di riduzione lineare del 3,7 per cento tra il 2031 e il 2035 e dell’1,7 per cento tra il 2036 e il 2040. Una scelta che riflette la volontà di bilanciare ambizione climatica e competitività industriale. “La proposta riunisce tre obiettivi chiave: azione per il clima, competitività e indipendenza”, ha spiegato Hoekstra. Ma questo rallentamento della traiettoria rischia di entrare in tensione con gli obiettivi climatici europei, sempre più stringenti, pur andando incontro alle richieste delle industrie del continente.

    Un ulteriore elemento portante della revisione dell’ETS è il rafforzamento delle quote gratuite per l’industria, che continueranno oltre il 2030, ma saranno più strettamente legate agli investimenti nella decarbonizzazione. L’idea è evitare la cosiddetta “delocalizzazione delle emissioni” e sostenere la reindustrializzazione europea. “I contributi dell’industria dovrebbero tornare all’industria”, si legge nel comunicato della Commissione.

    Allo stesso tempo, il sistema diventa anche un grande motore di investimenti. Dalla sua creazione, “l’ETS ha già generato oltre 270 miliardi di euro”, ha ricordato Hoekstra. Ora si punta a fare un salto di scala: nasce la Banca per la decarbonizzazione industriale, con 100 miliardi di euro destinati a sostenere la transizione. Una prima fase, l’ETS Investment Booster, sarà attiva dal 2028 con circa 30 miliardi. Gli Stati membri dovranno inoltre destinare almeno il 50 per cento delle entrate ETS a investimenti per la decarbonizzazione, per un totale stimato di oltre 100 miliardi entro il 2030.

    Non solo industrie, ma anche aviazione e marittimo

    La riforma amplia anche il raggio d’azione del mercato del carbonio. Saranno rafforzate le regole per aviazione e trasporto marittimo, con l’estensione dell’ETS ai voli internazionali entro i 5mila km e a nuove categorie di navi. Per l’estensione all’aviazione per i voli entro i 5mila km, la misura (calcolata in base alla distanza dall’aeroporto di arrivo) include quindi gli scali del Medio Oriente, escludendo invece Stati Uniti e Cina. Per il settore marittimo vengono aggiunti nuovi porti alla lista antievasione per trasbordo, e viene esteso il sistema ETS alle navi che producono più emissioni tra le 400 e le 5000 tonnellate lorde.

    Prevista anche l’integrazione graduale dell’incenerimento dei rifiuti urbani. Per gli inceneritori urbani, l’inclusione sarà graduale dal 2031 al 2034, con un possibile opt-out nazionale fino al 2035 se sussistono due condizioni su tre: una carbon tax nazionale equivalente; essere in linea con gli obiettivi di riciclo; essere in linea con l’obiettivo sulle discariche.

    Una novità significativa è, poi, l’introduzione di crediti internazionali fino al 2 per cento, che permetteranno di finanziare progetti di decarbonizzazione fuori dall’Europa, puntando a dare maggiore flessibilità soprattutto negli anni più difficili della transizione, tra il 2036 e il 2040.

    L’elettrificazione passa per le reti

    Dietro l’elettrificazione c’è però una condizione imprescindibile: le reti. Senza un’espansione e modernizzazione delle infrastrutture elettriche, l’intero piano rischia di rallentare. La Commissione insiste sulla necessità di “accelerare i tempi di connessione e sfruttare meglio le capacità esistenti”. Il tema è anche sociale ed economico. La transizione promette la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro, ma richiede investimenti in competenze e formazione. “La competitività dell’Europa si baserà sull’energia pulita e non sui combustibili fossili importati”, ha dichiarato Teresa Ribera.

    In questo equilibrio tra ambizione climatica, sicurezza energetica e sostegno all’industria si gioca la credibilità del piano. Il messaggio politico, però, è già definito. “Scegli elettroni verdi, coltivati in casa, più economici rispetto a molecole nere, importate e costose”, ha sintetizzato Jørgensen. Una scelta che, nelle intenzioni di Bruxelles, non è più rinviabile. “Accendiamolo”, ha concluso von der Leyen: non solo uno slogan, ma la direzione strategica dell’Europa per i prossimi decenni. Resta però una domanda aperta: sarà davvero possibile spostare l’UE verso una profonda elettrificazione mentre, in nome della competitività, gli obiettivi climatici al 2040 per l’industria vengono allentati?

    Tags: combustibili fossilicommissione europeadan jorgensenelettrificazioneenergiaenergie rinnovabiliEtsreti elettricheteresa riberaursula von der leyenWoepke Hoekstra

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