Bruxelles – Il tempo è stato il filo rosso della poetica di Francesco Guccini. Il tempo che passa, che cambia le persone, che scolora i ricordi senza riuscire a cancellarli del tutto. “E un giorno ti accorgi che non sei più tu il padrone del tempo, ma è il tempo che è padrone di te”, diceva Guccini, una frase che non fa parte delle sue canzoni ma che restituisce bene lo spirito della sua scrittura. E oggi è proprio quel tempo, quello che il cantautore ha osservato e trasformato in poesia per una vita intera, ad averlo portato via.
Oggi l’Italia piange la morte di Francesco Guccini, uno dei grandi protagonisti della musica italiana, la voce di una generazione e il cantore di un Paese che cambiava. Nato a Modena nel 1940 e cresciuto tra l’Emilia e la Toscana, Guccini ha preso la vita quotidiana — le piazze, le amicizie, i ricordi d’infanzia, le illusioni e le disillusioni — e l’ha trasformata in parole capaci di attraversare il tempo. Nelle sue canzoni ha raccontato l’uomo davanti alle proprie fragilità, la società davanti alle proprie contraddizioni, il passato davanti al bisogno di non essere dimenticato.
Soprannominato “il Maestrone”, per quella sua voce ruvida e inconfondibile, per la cultura sterminata e per la capacità di far convivere poesia e strada (e un po’ anche per la sua mole fisica), Guccini ha lasciato un patrimonio musicale che appartiene a intere generazioni. Da “La locomotiva” a “Auschwitz”, da “L’avvelenata” a “Canzone per un’amica”, le sue canzoni sono diventate più di semplici brani: sono diventate luoghi della memoria, rifugi per chi cercava nelle parole una risposta, un ricordo o anche soltanto un pezzo di sé.
Guccini non è stato soltanto un cantautore, ma un narratore dell’animo umano. Nei suoi versi hanno trovato spazio gli ultimi, i sognatori, gli inquieti, quelli che guardano indietro con nostalgia e avanti con un pizzico di malinconia. Ha raccontato il tempo che scorre, le stagioni che finiscono, le persone che restano dentro anche quando non ci sono più. La sua scrittura, sospesa tra letteratura e vita vissuta, ha saputo trasformare una storia personale in una storia collettiva.
La sua Emilia, quella “tra la via Emilia e il West”, non è mai stata soltanto una terra geografica. È diventata un paesaggio dell’anima: fatto di nebbie, strade, osterie, amici lontani e ricordi che resistono al passare degli anni. Un luogo immaginario in cui milioni di italiani hanno ritrovato un frammento della propria storia.
I suoi testi, i suoi luoghi sono sbarcati ben oltre i confini geografici nazionali, approdando a Bruxelles nel 2013, quando alla libreria Piola Libri aveva riservato una serata di pura poesia per la presentazione del suo album “L’ultima Thule”, uno degli ultimi della sua carriera da cantautore.
Tra i primi messaggi di cordoglio c’è quello di Stefano Bonaccini, eurodeputato del Partito Democratico ed ex presidente dell’Emilia-Romagna, che sui social ha scritto: “Ci ha lasciato Francesco Guccini. Paroliere, cantautore e poeta nato ‘tra la via Emilia e il West’. Addio Maestro, mancherai tantissimo”.
Con la scomparsa di Guccini se ne va una delle ultime grandi voci capaci di raccontare l’Italia senza mai smettere di interrogarsi sul senso del tempo. Quel tempo che lui stesso aveva descritto come un padrone silenzioso, capace un giorno di ricordarci che nulla ci appartiene davvero. Ma le sue parole, quelle no: continueranno a camminare, di generazione in generazione, come una canzone che non ha mai finito il suo viaggio. E oggi le sue parole risuonano nell’animo di coloro che le sanno accogliere. Grazie Maestrone per averci dato il coraggio di ascoltarle, quelle parole.
“La paura e il coraggio di vivere come un peso che ognuno ha portato,
la paura e il coraggio di dire: ” io ho sempre tentato,
io ho sempre tentato… “








![L'ingresso del campo di Auschwitz-Birkenau [foto: Jacek7770/Wikimedia Commons, https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Brzezinka,_Auschwitz-Birkenau.jpg]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/08/Brzezinka_Auschwitz-Birkenau-120x86.png)


