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    Home » Politica » Legge di stabilità, per Renzi l’accordo con Bruxelles è vicino

    Legge di stabilità, per Renzi l’accordo con Bruxelles è vicino

    Ci si potrebbe accordare su una riduzione del deficit strutturale dello 0,3 per cento, contro lo 0,1 proposto da Roma. E i soldi già sarebbero accantonati.

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    24 Ottobre 2014
    in Politica
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    L’accordo è vicino, non è ancora fatto, ma è possibile. Parola di Matteo Renzi, che esce tutto sommato soddisfatto dal Consiglio europeo di ieri e oggi a Bruxelles. Oltre ai temi ufficiali in agenda per l’Italia in ballo c’era anche la discussione politica sulla legge di stabilità. “Si chiude su quello che sapete”, dice il premier a qualche giornalista che lo insegue fino allo sportello dell’auto blindata che lo porterà in aeroporto da dove volerà verso Firenze. Aggiunge un gesto il premier quando gli si domanda: “Sullo 0,3?” e muove la mano con una mezza rotazione sulla destra e poi sulla sinistra, come dire “più o meno”.

    Aveva anche spiegato Renzi dove sono questi soldi, e non è per niente preoccupato. Sempre a gesti quando gli si chiedeva dove avrebbe trovato i soldi sorridendo e facendo la faccia “furba” con la mano sinistra faceva il gesto di uno che “mette da parte”. “I tre miliardi e quattro?”, altro sorriso e scotimento del capo.

    I conti più o meno tornano. L’Italia per ora si è impegnata ad una riduzione del deficit strutturale dello 0,1 per cento, anziché lo 0,7 richiesto da Bruxelles. Ogni mezzo punto vale circa 8 miliardi, uno 0,1 è già previsto, si tratta di aggiungere uno 0,2 circa, che corrisponde a un po’ meno di quattro miliardi, molto vicino ai 3,4 del “tesoretto” messo da parte da Pier Carlo Padoan.

    “Credo che stiano finendo i dettagli delle discussioni tecniche – aveva spiegato poco prima il premier -, mi pare che come vi avevamo detto non vi siano particolari preoccupazioni o problemi. Per le prossime ore credo che sarà chiuso quello che deve essere chiuso, mi pare ci sia una disponibilità positiva”. Renzi aggiunge che “c’è una procedura con questa Commissione che va avanti fino al 29 poi passa eventualmente alla Commissione successiva a novembre con Juncker”. Ma secondo il presidente del Consiglio non si arriverà al mese prossimo, dunque non ci sarà una bocciatura della manovra italiana: “Credo che si risolverà e che sostanzialmente ci sia lo spazio per trovare un punto di intesa. Credo che il problema non si porrà adesso”.

    Renzi riconosce poi che l’Italia dovrebbe esser più presente nei gangli dell’Unione. “In generale sappiate che quando partono le procedure in Europa non è che partono con lo schiocco delle dita, ma richiedono mesi e mesi di compromessi, di soluzioni tecniche. Tutte queste cose per cui come sapete – ironizza – sono molto portato e per cui in futuro cercheremo di attrezzare di più e meglio anche il nostro Paese. C’è bisogno di una maggiore presenza italiana in questa istituzione”, sottolinea.

    Renzi poi ha illustrato il dibattito che si è svolto in mattinata al Consiglio.  Secondo il premier nel dialogo politico ci si è “abbastanza” avvicinati. “Si è fatta una lunga discussione sulle questioni economiche, noi abbiamo spiegato quale è la nostra posizione e che dobbiamo prendere atto che c’è una situazione di difficoltà a livello dell’economia europea che va affrontata, questo è il punto di vista italiano”.

    Poi il presidente del Consiglio si rivolge direttamente ai cittadini: “L’Italia – dice davanti ad una dozzina di telecamere – deve sapere che noi dobbiamo fare le riforme perché sono giuste. Gli italiani che ci seguono devono sapere che la riforma della giustizia, del fisco, della scuola, della costituzione, della legge elettorale, del mercato del lavoro vanno fatte perché sono giuste non perché ce lo chiedono qui”. Poi Renzi torna sul tema della trasparenza, lanciato proprio da lui ieri sera in polemica con il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso “sapete – ha detto sempre rivolto ai cittadini – che anche facendole (le riforme, ndr) ci sono tante discussioni tra di noi però contemporaneamente bisogna avere la consapevolezza che quando si viene in questi tavoli forse occorre maggiore trasparenza, maggiore chiarezza ed è il motivo per cui ieri abbiamo fatto ciò che abbiamo fatto e che continueremo a fare nei prossimi giorni e nei prossimi mesi”.

    Il premier deve essersi accorto che storicamente l’Italia ha sempre un po’ “snobbato” le istituzioni comunitarie, ed ha ripetuto che “bisogna che sia molto più forte la presenza italiana, che sia molto più orgogliosa e determinata la presenza italiana da queste parti. L’Italia è un paese che ogni anno da 20 miliardi all’Europa e ne prende indietro una decina, è un paese che ha una forza e un’autorevolezza che è fuori discussione se non nei confini interni quindi non viene qui a prendere né le lezioni né le reprimende, viene qui a fare una delle parti costitutive di questo continente”.

    Infine Renzi parla da “segretario di un partito politico che ha preso più voti di tutti gli altri, 11 milioni di voti”,  e sottolinea che “quando dico nelle riunioni occhio perché la burocrazia rischia di distruggere l’Europa lo dico non per una mia valutazione personale più o meno condivisibile, ma perché penso che sia il rischio più grande che abbiamo verso i nostri concittadini. Noi dobbiamo fare la nostra parte, risolvere le questioni e credo che questa sia una priorità del governo italiano che come sapete rispetta tutti ma non si ferma davanti a nessuno”.

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