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    Home » Politica » Il Vertice sul Piano Juncker finisce a tempo record, ma dei soldi se ne parla a febbraio

    Il Vertice sul Piano Juncker finisce a tempo record, ma dei soldi se ne parla a febbraio

    Il primo Consiglio europeo presieduto da Tusk si conclude in un solo giorno e dà un primo via libera al piano di investimenti del nuovo esecutivo. Per Renzi va “benissimo” il richiamo alla flessibilità nelle conclusioni che apre allo scorporo di contributi nazionali dal computo del deficit

    Alfonso Bianchi</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@AlfonsoBianchi" target="_blank">@AlfonsoBianchi</a> di Alfonso Bianchi @AlfonsoBianchi
    19 Dicembre 2014
    in Politica
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    Il nuovo presidente Donald Tusk un risultato lo ha portato a casa di sicuro: per la prima volta nella storia dell’Ue un Consiglio europeo è finito dopo solo un giorno di discussioni. E la cosa deve aver messo di buon umore i 28 capi di Stato e di governo visto il clima che si respirava alla conferenza stampa finale. Matteo Renzi, presente in quanto era l’ultimo vertice sotto presidenza italiana, ha sottolineato che per lui si trattava della prima e ultima conferenza stampa, e che per rivederlo sul podio del Consiglio i giornalisti avrebbero dovuto aspettare il 2028, quando l’Italia sarà di nuovo presidente di turno “a meno che non ci sia un allargamento”. “Certo per l’Italia è importante la stabilità ma allora non ci sarò io, per il mio Paese sarebbe una grande novità”, ha scherzato. E al piacere di una battuta non ha rinunciato nemmeno il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, che a chi gli chiedeva se l’Italia sia un osservato speciale di Bruxelles, ha risposto: “Non voglio sorvegliare il signor Renzi perché se ho ben capito dovrei lavorare fino al 2028”. Da lì è nato un siparietto col premier che ha predetto: “Tu ci sarai di sicuro, io no”, “eh, ma la Stabilità del Lussemburgo non è più quella di una volta”, ha ribattuto Juncker.

    Battute e siparietti a parte, entrambi si sono felicitati per l’apertura allo scorporo dei contributi degli Stati membri al Fondo europeo per gli investimenti strategici dal conteggio del deficit ai fini del Patto di Stabilità. Resterà ora da capire in che modo ci saranno i contributi degli Stati, alcuni Paesi non vogliono mettere i soldi nel piatto se non sanno dove finiranno, e così c’è chi spinge perché si possa permettere a ognuno di decidere in quali progetti mettere i fondi. Ma tutto questo si deciderà a febbraio quando al Vertice informale Juncker presenterà più nei dettagli i meccanismi che governeranno il Piano. “Non abbiamo discusso di contributi nazionali al Piano, i progetti non sono ancora maturi, ma nessuno ha escluso di partecipare”, ha spiegato il presidente dell’esecutivo.

    Per Renzi comunque la buona notizia è che “ora l’Europa si concentra innanzitutto sulla crescita e non solo sull’austerità”, e questa è l’eredita che lascia il nostro Paese dopo il suo semestre di presidenza: “Crescita, crescita, crescita”. Il premier ha ribadito che quello presentato da Juncker “è un primo passo”, anzi un “buon passo avanti”, che dà il segno di una Commissione che è “fatta di politici, non solo di tecnocrati”. Riferendosi alle Conclusioni le ha definite un “documento di compromesso”, in cui il riferimento alla flessibilità “va benissimo”, visto che “si richiama con chiarezza al parere favorevole espresso dalla Commissione sullo scomputo degli investimenti dal Patto di Stabilità”, una cosa per cui “sono grato a Juncker”, sotto la cui leadership adesso l’Europa “è in buone mani”.

    Tags: consiglio europeoDonald TuskflessibilitàJean-Claude JunckerMatteo RenziPatto di stabilitàPiano Juncker

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