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    Home » Non categorizzato » Se la Grecia fa default è anche colpa dell’Italia

    Se la Grecia fa default è anche colpa dell’Italia

    Non solo l'Italia è stato il paese più danneggiato dalle politiche di austerity, dopo la Grecia, ma i contribuenti italiani sono anche stati costretti a salvare le banche tedesche e francesi.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    24 Aprile 2015
    in Non categorizzato

    di Elido Fazi

    Se la Grecia dovesse fare default e fosse costretta a uscire dall’euro, gli europei avrebbero poco da gioire. Subito dopo i mercati comincerebbero a temere altre situazioni simili e l’Italia sarebbe in cima alla lista. Il danno per il futuro dell’Europa e dell’euro sarebbe irreversibile e l’Italia sarebbe nella poco invidiabile situazione di essere “cornuta e mazziata”: non solo non si è mostrata solidale ma è il paese che ci rimetterebbe di più in assoluto. La Germania potrà avere la magra consolazione che nella (miope) gestione della crisi ci ha almeno guadagnato, riuscendo a salvare, con i soldi degli Stati, un nutrito gruppo di banche tedesche. L’Italia non potrà vantare neanche questo.

    Il nostro paese, infatti, non solo è stato, dopo la Grecia, il paese più danneggiato dalle politiche di austerity in termini di crollo del Pil e di crescita del debito pubblico, ma i contribuenti italiani, a loro insaputa, sono stati costretti a finanziare il rientro degli avventati crediti nei confronti della Grecia delle banche tedesche e francesi. Vediamo i numeri.

    All’inizio della crisi, nel dicembre 2009, le banche tedesche avevano un’esposizione sul territorio greco pari a 78,8 miliardi di dollari, quelle francesi di 45 miliardi. Le banche italiane erano esposte per una cifra di gran lunga inferiore: 6,8 miliardi. Un default della Grecia nel 2010-11 ci avrebbe danneggiato, ma non come ora. Oggi, infatti, ci troviamo in una situazione completamente diversa da allora. La nostra esposizione nei confronti della Grecia è aumentata del 510 per cento, passando da 6,8 miliardi ai circa 42 miliardi attuali, con un aumento vertiginoso dell’esposizione del Tesoro. Nella sostanza i soldi dei contribuenti italiani sono stati usati per ridurre l’esposizione delle banche tedesche, che hanno ridotto i loro crediti da 78,8 miliardi a 13 circa, e di quelle francesi. L’ennesimo regalo alle banche internazionali da parte del senatore Mario Monti, che d’altra parte, prima di essere nominato primo ministro dal presidente Napolitano, era uno stimato consulente della Goldman Sachs. È vero che, nel contempo, sia lo Stato tedesco che quello francese hanno aumentato la loro esposizione (a 61,7 miliardi e 46,5 miliardi rispettivamente), ma almeno i soldi pubblici – magra consolazione per i contribuenti! – sono stati usati per salvare le loro avventate banche.

    In pratica, il paese più danneggiato da un eventuale default greco risulta essere l’Italia. Se i greci non restituiscono il debito, potrebbe sostenere qualcuno, saranno considerati colpevoli per il resto dei loro giorni. Ma siamo sicuri che sia tutta colpa dei greci? Nessuno al tempo aveva obbligato le banche francesi e tedesche a esporsi così tanto. Quando nel 2010 diventò evidente che le banche non avrebbero mai ricevuto indietro i loro soldi, i governi europei (con la famosa leadership Merkel-Sarkozy e i loro sorrisini furbi nei confronti di Silvio Berlusconi) e il Fondo monetario internazionale decisero che avrebbero rifinanziato la Grecia per salvare le loro banche altamente esposte.

    “Stupid lenders lose money”, scrive sul Financial Times di questa settimana il suo capo economista, Martin Wolf. Avrebbe dovuto essere così per le “banche stupide”, ma ora il credito più stupido di tutti è diventato quello dello Stato italiano nei confronti dello Stato greco e ci sembra totalmente inadeguata la faccia feroce del nostro ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan. Il governo italiano, tra l’altro, ha perso un’irripetibile occasione per cominciare a discutere alla radice dell’inefficacia delle politiche europee che hanno portato al disastro dell’economia greca (e in modo simile, anche se con numeri diversi, di quella italiana). I numeri parlano da soli: tra il 2008 e il 2013 i consumi in Grecia sono scesi del 35 per cento, il Pil del 27 per cento, mentre la disoccupazione è salita al 28 per cento. Mettiamoci nei panni di un cittadino greco o di Tsipras. I debiti sono stati fatti per salvare le banche. E questo è ormai un dato di fatto. Ma perché i cittadini dovrebbero passare decenni a ripagare un debito che non si sarebbe mai dovuto fare in primo luogo? Difficile che in futuro la Grecia possa fare peggio di come sta facendo oggi.

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