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    Home » Editoriali » Fiducia, se serve al cammino delle riforme, perché no?

    Fiducia, se serve al cammino delle riforme, perché no?

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    29 Aprile 2015
    in Editoriali
    fiducia

    La Camera dei Deputati

    Siamo qui a Bruxelles, lontani dall’Italia e forse solo approssimativamente informati del confronto politico romano. Però vista da qui, dalla “capitale” d’Europa, la fiducia chiesta da Matteo Renzi sulla legge elettorale, sullo stesso testo che un paio di mesi fa è già stato approvato dal Senato, benchè politicamente discutibile, non desta tanto scandalo.

    L’Italia è impegnata da tempo in un programma di riforme, ritenute necessarie da tutti perché il Paese, funzionando meglio, possa ripartire. La legge elettorale è fra queste, e anche “l’Europa” ci chiede di vararne una nuova, democratica e che consenta a esecutivo e legislativo di lavorare nella maniera più efficiente. Vista da qui, da Bruxelles, la legge all’esame della Camera in questi giorni è un testo che ha già ricevuto un’approvazione nell’altra Camera, più o meno dalle stesse forze politiche che potrebbero sostenerla ora. Certo, la storia la si conosce anche qui, si sa bene che Mussolini, ma anche l’amato padre dell’Europa Alcide De Gasperi usarono lo strumento della fiducia per far passare in Parlamento la loro proposta di legge elettorale. Per De Gasperi, tra l’altro, non fu neanche poi foriera dei successi sperati, e segnò la fine sostanziale della sua carriera politica.

    Ma, ci si domanda: perché mai chi ha approvato in Senato non dovrebbe farlo alla Camera? Perché una maggioranza si può disgregare in questo bizantino sistema di legislazione tutto e solo italiano? E perché il partito di maggioranza relativa, che sostiene il governo il cui capo è il segretario di quel partito non dovrebbe votare una legge sostenuta dall’esecutivo e già approvata? Tutto sommato la fiducia viene posta su un testo già condiviso, perché ci si allarma per il mezzo e non per il fine? Perché, detta in estrema sintesi, in Italia è tutto così complicato e imprevedibile?

    Si capisce, qui a Bruxelles, che vincolare il voto dei deputati non è una bella cosa, forse politicamente potrebbe non essere sana, ma lo strumento se è legale perché non lo si potrebbe utilizzare? Il risultato sarà, apparentemente, che Renzi otterrà la sua fiducia, portando a casa un testo che darà al paese una nuova legge elettorale, che forse, ora può non piacere a molti, che forse domani potrebbe non funzionare a dovere, ma che rispetta le regole della democrazia. A Bruxelles il confronto è tra le tante leggi elettorali europee, che vanno dai proporzionali al maggioritario britannico che nella sua storia, ha già per tre volte privato il partito che ha preso più voti dall’avere la maggioranza parlamentare, trovandosi relegato all’opposizione. Il contenuto della legge non è discusso, qui, ma ci si aspetta che l’Italia si dia una legge, visto che, di fatto, ora non ce l’ha. Se il presidente del Consiglio, assumendosi le sue responsabilità, come ha detto, e pronto anche a cadere, sceglie di fare questa che è, evidentemente, una forzatura (ma che ha avuto un voto positivo larghissimo), sarà, ci si dice l’unico sistema per superare bizantinismi, risse, interessi di pochi, e far fare un alto passo avanti al processo delle riforme. E allora perché no?

     

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