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    Home » Non categorizzato » Elezioni britanniche: non necessariamente un male per l’Europa

    Elezioni britanniche: non necessariamente un male per l’Europa

    Il referendum sull'uscita del Regno Unito dall'Ue potrebbe essere l'occasione per rilanciare un grande dibattito paneuropeo sul futuro di un'Unione che, così com'è, non funziona.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    8 Maggio 2015
    in Non categorizzato

    Cosa succederà in Europa dopo la vittoria a sorpresa di David Cameron? Di Europa durante la campagna elettorale si è parlato poco, ma su un punto Cameron è stato chiaro: se fosse stato rieletto sarebbe andato avanti con il referendum sull’Europa entro il 2017.

    Tutto considerato potrebbe non essere un male, considerato che colui che dovrebbe fare la campagna per il “no” all’Europa, Nigel Farage, non è riuscito a farsi eleggere alla Camera. Cameron stesso dovrebbe spingere per un “si”, avendo sostenuto che lui non vuole un “Brexit”.

    Ma è probabile che da subito Cameron comincerà a spingere con forza per una revisione dei Trattati e anche questo, tutto considerato, dovrebbe essere colto da paesi come l’Italia come un’opportunità per cominciare a discutere di tutto quello che non va in Europa.

    Un dato su cui le riflessioni da fare sono ancora premature è la clamorosa vittoria dello Scottish National Party (Snp) in Scozia. Se Cameron dovesse diventare troppo euroscettico, probabilmente si riaprirebbe in Scozia la questione di un nuovo referendum per uscire dal Regno Unito, soprattutto quando si arriverà al referendum sull’Europa.

    Forse è arrivato il tempo per la Gran Bretagna di affrontare il tema del passaggio dall’Unione ad uno Stato federale. D’altra parte, Alex Salmond, l’ex leader dell’Snp, si è subito affrettato a sottolineare che “il leone scozzese ha ruggito questa mattina”. E subito dopo ha aggiunto che Cameron non ha nessuna legittimità in Scozia, dove i Tories hanno preso un solo seggio.

    Per l’Ukip e soprattutto per il suo leader Farage si tratta di un profondo ridimensionamento. Solo un paio di settimane fa Farage era stato avvistato in un ristorante italiano che intratteneva i suoi accoliti, dopo un abbondante bevuta di buon vino, cantando New York, New York come fosse Al Bano, e anticipando la sua vittoria nel suo seggio di South Thanet nel Kent (i sondaggi lo davano in vantaggio di 9 punti). Ora ha rassegnato le dimissioni da leader del suo partito. È la settima volta che Farage tenta, senza successo, di farsi eleggere a Westminster.

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