Bruxelles – Alexis Tsipras ottiene un fortissimo consenso da parte del Parlamento ellenico alla sua ultima proposta che oggi (sabato) sarà discussa a Bruxelles dall’Eurogruppo. Il testo è stato approvato con 251 sì, 32 no e 8 gli astenuti. Al di là dei numeri per il leader di Syriza non è stato un successo senza dolori, in quanto le principali defezioni sono arrivate proprio dal suo partito, e senza l’appoggio delle altre forze politiche non ci sarebbe stata l’approvazione. La maggioranza non ha retto compatta e 10 membri di Syriza si sono astenuti o hanno votato contro, altri sette erano assenti al momento del voto, tra questi anche Yanis Varoufakis che però ha motivato la sua assenza con motivazioni familiari. I compagni di coalizione, i Greci Indipendenti, hanno votato sì “ma a cuore pesante”, ha spiegato il loro leader Panos Kammenos. Tra i contrari alcune personalità di spicco della formazione politica guidata da Tsipras. Il ministro all’Energia, Panagiotis Lafazanis, il viceministro al Lavoro, Dimitris Stratoulis, e la presidente dell’Aula, la “dura” Zoe Constantopoulou, secondo cui “il governo è stato costretto con le minacce ad accettare qualcosa che va contro ciò che rappresenta”.
Il primo ad ammettere di non essere certo soddisfatto al 100% è stato lo stesso Tsipras che nel suo discorso all’Aula ha affermato che “l’accordo non è ciò che avevamo promesso, e neppure ciò in cui crediamo. Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che il programma che ci viene chiesto è molto difficile da accettare, ma è pur sempre migliore di quello precedente”. “I sei mesi di questo governo sono stati sei mesi di guerra. Abbiamo combattuto, abbiamo perso e insieme abbiamo vinto. Non posso nascondervi che la situazione è difficile, tremenda per la nostra società. Siamo a un passo dal fallimento, questo accordo almeno ci restituisce dignità. Per la prima volta non avremo più Troika, avremmo davanti tre anni di tranquillità che potrebbero attirare gli investitori, darci respiro e stabilità. Non svendo il Paese”, ha promesso. “Vi dico la verità”, ha concluso, “senza fingere che tutto sia perfetto. Questa è la fine di una dura battaglia, per noi e per l’Unione europea che deve cambiare rotta. La nostra lotta aiuterà gli altri Paesi in difficoltà. Sono decisioni difficili, ma chiedo una scelta di coscienza e di responsabilità. Noi ce la faremo, restando in Europa per cambiarla”.


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