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    Home » Non categorizzato » Alexis Tsipras: eroe o traditore?

    Alexis Tsipras: eroe o traditore?

    [di Alex Andreou] Ci scusiamo con i marxisti di tutto il mondo se la Grecia si è rifiutata di commettere un suicidio rituale per promuovere la causa.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    17 Luglio 2015
    in Non categorizzato

    di Alex Andreou, scrittore ed artista greco

    Ci scusiamo con i marxisti di tutto il mondo se la Grecia si è rifiutata di commettere un suicidio rituale per promuovere la causa. Voi ne avrete sofferto sui vostri divani. È rivelatore del panorama politico europeo – anzi, mondiale – che i sogni di socialismo di ognuno sembravano poggiare sulle spalle del giovane primo ministro di un piccolo paese. Sembrava che ci fosse una fervente, irrazionale, quasi evangelica credenza che un piccolo paese, affogato nei debiti e a corto di liquidità, avrebbe in qualche modo (e quel qualche modo non viene mai specificato) sconfitto il capitalismo globale, armato solo di bastoni e pietre.

    Quando sembrava che ciò non sarebbe accaduto, gli si sono rivoltati contro. «Tsipras ha capitolato», «È un traditore», ecc. La complessità della politica internazionale è stata ridotta ad un hashtag, che si è rapidamente mutato da varianti di #pregapertsipras in varianti di #tsiprasdimettiti. Il mondo voleva il suo climax, il suo finale alla X Factor, il suo epilogo hollywodiano. Qualunque cosa che non fossa la lotta fino alla morte era considerata una viltà inaccettabile.

    Come è facile essere ideologicamente puri quando non si sta rischiando nulla. Quando non devi fronteggiare la mancanza di beni, il collasso della coesione sociale, il conflitto civile, la vita e la morte. Come è facile chiedere un accordo che evidentemente non sarebbe stato accettato da nessuno degli altri Stati membri della zona euro. Quanto è facile prendere decisioni coraggiose quando non si mette in gioco la propria pelle, quando non devi farei conti con il conto alla rovescia, come succede a me, delle ultime ventiquattro dosi del farmaco che impedisce a vostra madre di avere crisi epilettiche.

    Venti dosi. Quattordici.

    È una caratteristica peculiare della negatività patologica quella di concentrarsi solo su ciò che si perde invece che su ciò che si ottiene. È lo stesso atteggiamento che coinvolge settori della popolazione di ogni paese, che aspirano alla loro perfetta utopia socialista e contemporaneamente evitano in ogni modo possibile di pagare le tasse.

    L’idea di Tsipras come un “traditore” si basa fortemente su una cinica ed errata interpretazione del referendum della scorsa settimana. “Oxi”, i critici vorrebbero far credere, voleva dire “no” a qualunque tipo di accordo e il via libera ad un Grexit disordinato. Ma non era niente del genere. Più e più volte Tsipras ha ripetuto che aveva bisogno di un forte “oxi” da usare come arma negoziale al fine di ottenere un accordo migliore. Non ve ne siete accorti? Ora, si può pensare che non abbia raggiunto un accordo migliore – può darsi che sia così –, ma suggerire che il referendum abbia autorizzato il Grexit è profondamente falso. E per quanto riguarda il 38% che ha votato “nai”?  Tsipras non deve rappresentare anche quelle persone?

    Non abbiate paura. L’accordo potrebbe rivelarsi impraticabile comunque. Syriza potrebbe spaccarsi dall’interno, il Grexit potrebbe essere forzato da coloro che hanno cercato per anni di farlo accadere. Poi valuterete quale sarà stato il migliore risultato.

    Dodici dosi. Dieci.

    L’accordo raggiunto da Tsipras (per come lo conosciamo) dopo aver negoziato per 17 ore è molto peggio di quanto si potesse immaginare. È anche molto meglio di quanto si potesse sperare. Dipende se ci si concentra su ciò che è stato perso o su ciò che è stato guadagnato. La perdita è un pacchetto di austerità orribile. Si tratta però di un pacchetto che – come era chiaro a chiunque avesse un minimo di comprensione politica – sarebbe arrivato comunque. L’unica differenza è che, attraverso un governo succube come i precedenti, non sarebbe accompagnato da alcuna compensazione.

    Ciò che è stato acquisito in cambio è molto più denaro di quanto ci si immaginava per finanziare adeguatamente il medio termine e permettere al governo di attuare il suo programma; un significativo pacchetto di stimolo; la concessione di denaro dall’EFSF (che fino ad ora era stato negato al “buon” governo di Samaras); ed un accordo per ristrutturare il debito, con il trasferimento di obbligazioni dall’FMI e dalla BCE all’ESM. Ma non fa niente, i denigratori continuano a denigrare. L’analista della tv pubblica greca Michael Gelantalis ha stimato che solo quest’ultima parte dovrebbe ammontare a 8-10 miliardi in meno di spesa per interessi all’anno. Un bel numero di souvlaki.

    Nelle ultime ore mi è stato detto che la Grecia «dovrebbe solo fare #Grexit ADESSO»; che il mio paese «ha un ottimo clima e potrebbe facilmente essere autosufficiente»; che dovremmo «adottare i Bitcoin e fare crowdfunding per aggirare il monetarismo»; che «gli Stati Uniti ci invierebbero i medicinali». Nessuna di queste persone sta suggerendo che questo avvenga nel proprio paese, si capisce. Solo in Grecia, in modo da poter vedere che cosa succede. La maggior parte di loro vive in Stati con governi centristi, che sposano l’austerità, ma garantiscono una costante fornitura dell’ultimo iPad ai negozi. Tutti, senza eccezione, avrebbero potuto negoziare un accordo molto migliore con un coltello alla gola; avrebbero potuto essere più coraggiosi.

    La mia domanda a tutti questi critici è: quali battaglie stai combattendo nel tuo paese, nella tua città, nel tuo quartiere, in questo momento? E quali rischi corri? Alla fine dei conti, non sei uguale agli ideologi dell’austerità, che vogliono sperimentare in un “paese giocattolo” con la vita delle persone e vedere che cosa ne salta fuori?

    Otto dosi. Cinque.

    Se la vediamo come una sorta di Fosso di Helm, si tratta di una sconfitta monumentale, irredimibile per i greci. Se però la vediamo come una battaglia di apertura in una guerra molto più grande, è estremamente preziosa. Ha collocato il nemico in primo piano, esposto i suoi punti di forza e di debolezza. Ha fornito informazioni cruciali agli altri, in Spagna e in Portogallo e in Italia, che in futuro si faranno trovare meglio preparati. Si è coraggiosamente combattuto. E astutamente, perché la Grecia vive per combattere un altro giorno.

    Abbiamo eletto un uomo buono, onesto e coraggioso, che ha lottato come un leone contro insondabili grandi interessi. È possibile che il risultato non sia il martirio in cui avevate sperato. Ma per ora va bene così.

    Pubblicato sul blog dell’autore il 13 luglio 2015.

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