- L'Europa come non l'avete mai letta -
martedì, 8 Settembre 2026
No Result
View All Result
  • it ITA
  • en ENG
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Salute
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Net & Tech
    • Sport
  • Le Newsletter di Eunews
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Politica Estera » Allargamento Ue, Frattini: “Ingresso Serbia può creare ponte con la Russia” INTERVISTA

    Allargamento Ue, Frattini: “Ingresso Serbia può creare ponte con la Russia” INTERVISTA

    Secondo l’ex commissario europeo, consigliere di Belgrado per l’adesione all’Ue, è possibile aprire i primi capitoli negoziali a ottobre, incluso quello sulla questione Kosovo che però è destinato a chiudersi solo per ultimo

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    17 Luglio 2015
    in Politica Estera
    Powered by powered by evolution group

    Roma – Il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz, in visita a Belgrado, l’altro ieri auspicava l’apertura entro l’anno dei capitoli negoziali per l’adesione serba all’Ue, dichiarando che il Paese “ha un ruolo chiave nei Balcani” per “costruire ponti e instaurare valori comuni”. Uno di questi ponti è certamente verso la Russia, che varrebbe la distensione dei rapporti tra Mosca e Bruxelles. E’ uno dei motivi per i quali si dovrebbe spingere sull’acceleratore per portare l’ex capitale jugoslava nell’Unione. La pensa così Franco Frattini, ex commissario europeo e vice presidente della Commissione, a lungo ministro degli Esteri, attualmente presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale e consigliere di Belgrado per l’adesione all’Ue. In questa sua seconda veste è rientrato appena due giorni fa da una serie di incontri con le autorità serbe per fare il punto sul percorso di integrazione europea. Eunews lo ha incontrato per approfondire le motivazioni dell’ingresso serbo e conoscere gli ultimi aggiornamenti sullo stato dei lavori.

    Eunews: Presidente Frattini, partiamo dal perché sia così strategico far entrare la Serbia nell’Ue.

    Frattini: Due fattori rendono questa possibilità una necessità per l’Unione europea. Il primo è che si tratta del più grande e prospero Paese della regione balcanica, un fattore di sicurezza e stabilità regionale che l’Europa non può permettersi di lasciare ai margini. Tanto più che confina con diversi Stati membri (Croazia, Ungheria, Romania e Bulgaria), quindi si creerebbe una enclave di frustrazione e instabilità molto pericolosa per gli interessi europei.

    E.:Il secondo fattore?

    F.: La Serbia è area di integrazione per i mercati e per lo sviluppo delle infrastrutture. I corridoi orientali, quelli individuati nel programma Ten-T (Rete di trasporti transeuropea), vedono nella Serbia un paese di transito indispensabile. A questo, sempre per l’economia, aggiungiamo che Belgrado guarda a due macroregioni europee di interesse fondamentale: quella danubiana e quella adriatico-ionica. Riassumendo: c’è una ragione di tipo geostrategico riguardante sicurezza e stabilità, e un’altra riguardante infrastrutture ed economia.

    E.: La Serbia ha storicamente un’amicizia forte con la Russia. Che effetto può avere l’accelerazione del suo ingresso nell’Ue sulle già difficili relazioni tra l’Europa e il Cremlino?

    F.: Questo è un terzo fattore che aggiungerei ai precedenti sull’importanza dell’adesione serba all’Unione. La Serbia può svolgere un ruolo di ponte tra l’Europa e la Russia, con cui ha rapporti storici di amicizia che il premier, Aleksandar Vučić, molto giustamente non vuole rallentare. Sottolineo: molto giustamente. L’errore più grande sarebbe dire alla Serbia che deve fare già ora quello che facciamo noi, quando poi entrerà tra sei o sette anni. Su questo, Vučić ha risposto chiaramente all’Alto rappresentante Ue (Federica Mogherini): “quando noi saremo nell’Unione europea voteremo come Paese dell’Ue, ma non potete chiederci una prova d’amore adesso e poi farci entrare tra sei o sette anni”. Ha pienamente ragione.

    E.: Non lo si può chiedere a Belgrado e aumenterebbe gli attriti con Mosca. Non trova?

    F.: Sì. Uno degli errori che ha portato al disastro con l’Ucraina, al di-sas-tro, è stato porre Kiev davanti alla scelta: firmare l’accordo di associazione con l’Europa o rimanere amica della Russia. Se si fosse detto, come sempre si era fatto, che l’Ucraina poteva ben firmare l’accordo con l’Ue rimanendo un Paese storicamente legato alla Russia, oggi non avremmo il disastro che abbiamo. Cerchiamo di non ripetere questo errore con la Serbia.

    E.: Dopo il viaggio a Belgrado che ha appena concluso, vuol raccontarci a che punto è il lavoro sui capitoli negoziali per l’adesione?

    F.: Credo che siamo pronti per l’apertura di più capitoli. A ottobre ci sarà un rapporto della Commissione europea e mi auguro suggerisca l’apertura non solo del capitolo 35 – quello della normalizzazione con il Kosovo – come chiede soprattutto la Germania. Credo che altri capitoli siano più maturi, come il 32 sulla trasparenza finanziaria, e che entro l’anno, magari in una seconda fase che può partire a dicembre, saranno maturi anche il 23 e 24 che riguardano giustizia, affari interni e diritti fondamentali. Questa sarebbe una prospettiva di compromesso che alla fine accontenta tutti. Si possono aprire contemporaneamente più capitoli, con la certezza però che il capitolo 35 rimarrà aperto fino alla chiusura di tutti gli altri.

    E.: Quali sono invece gli aspetti più semplici e quelli più problematici del negoziato?

    Le questioni più semplici, negli ‘action plan’ già esaminati con buoni risultati a Bruxelles, sono l’organizzazione giudiziaria, già ampiamente riformata, e le riforme sul piano della lotta al crimine organizzato. Il ministro della Giustizia sta presentando in Parlamento un pacchetto che modifica il codice penale introducendo i reati di criminalità economica e finanziaria. Inoltre, sono già state introdotte norme antiterrorismo molto aggiornate. I temi più complessi riguardano il capitolo ‘minority rights’, sui diritti in giudizio per le minoranze. In Serbia ci sono ungheresi, bulgari, romeni. Molti hanno già il diritto, come in Italia i tirolesi, di andare a giudizio parlando la propria lingua. Manca ancora per alcune minoranze più piccole, come quella romena. L’altro aspetto sollevato da Bruxelles riguarda la libertà di stampa e informazione, tema affrontato in due capitoli: il 10 sui media e il 23 sui diritti fondamentali. Proprio ieri il capo negoziatore per l’adesione all’Ue, Tanja Miščević, mi diceva che combinando i due capitoli introdurranno un pacchetto di misure che venga incontro alle attese europee.

    E.: I sassi contro Vučić a Srebrenica mostrano che le ferite delle guerre balcaniche sono ancora aperte. Come sanarle e riconciliare il popolo serbo con le altre popolazioni dell’ex Jugoslavia?

    F.: Il partito del premier Vučić e del presidente Tomislav Nikolić, che nasce come un partito nazionalista, è quello che ha avviato con più forza la normalizzazione con il Kosovo. Questo dimostra che la leadership politica di Vučić sta pagando. Proprio all’indomani dell’attacco –indecente, perché si è violato da parte di mussulmani il principio caro all’Islam per cui l’ospite è sacro – ha compiuto un gesto politico straordinariamente importante: l’invito ai tre presidenti di Bosnia Erzegovina, che la settimana prossima saranno nella capitale serba. È un gesto di distensione importante. Penso che il futuro della regione non lo dovranno giocare le potenze straniere. L’Europa avrà un effetto di calamita, ma la stabilizzazione per superare cose come questa la devono giocare le leadership territoriali. È questo l’unico antidoto contro il nazionalismo.

    E.: La Serbia ha un altro problema con i suoi vicini: la decisione ungherese di costruire un muro al confine tra i due paesi. Come è vissuta a Belgrado?

    F.: È un problema che lì vivono in maniera meno drammatica che a Bruxelles. Credo che l’Ungheria abbia voluto dare un segnale molto forte rispetto al problema del flusso di immigrati. Come noi ci siamo lamentati – ma muri non ne possiamo fare perché abbiamo il mare – l’Ungheria invece fa il muro. È lo stesso segnale. Budapest ha voluto lanciarlo in modi diversi, forse un po’ troppo forti, ma è un segnale verso il disinteresse a seguire in modo veramente europeo i problemi dei paesi di confine. La Serbia comunque ha fatto una cosa importante. Avevo suggerito al ministro degli Interni, ad aprile, di promuovere i pattugliamenti congiunti alla frontiera. Mi hanno detto ieri che sono già iniziati con successo. È una collaborazione che purtroppo non è europea ma è bilaterale. Il pattugliamento ai confini lo dovrebbe prendere in carico Frontex. Quando io creai l’agenzia l’obiettivo era questo: fare una guardia di frontiera europea integrata, con le divise e con la bandierina europea sulle divise. Alcuni paesi non hanno voluto farlo e ancora non c’è.

    E.: Tra i candidati all’ingresso nell’Ue – Albania, Macedonia, Montenegro, Serbia e Turchia – qual è quello con le più rapide prospettive di adesione?

    F.: Quello che corre di più è sicuramente il Montenegro, che ha già aperto 18 capitoli negoziali. Ma questo si spiega col fatto che è un paese più piccolo, ha un impatto geostrategico minore e quindi le riforme, in un paese come il Montenegro, riguardano meno di un milione di persone, è ben più facile. Il Montenegro è ben determinato. Mi auguro entri nella Nato già quest’anno, perché se lo merita, e che faccia progressi in tutti e 18 i capitoli negoziali. Però non c’è dubbio che l’avanzamento della Serbia è un fattore di stabilità per l’intera regione. E poi, se uno guarda all’esercito serbo, all’intelligence serba al ruolo della polizia serba, vede un paese robusto.

    Tags: allargamentoallargamento Uecapitoli negozialiFranco Frattinirussiaserbia

    Eunews Newsletter

    Ti potrebbe piacere anche

    Marta Kos - Serbia - Mladic
    Politica Estera

    Kos rinvia la visita in Serbia: “La glorificazione di Mladić è incompatibile con i valori UE”

    4 Settembre 2026
    [foto: imagoeconomica]
    Le Brevi

    Per la Corte UE la natura autocratica della Russia non dimostra il controllo diretto di Mosca delle società

    3 Settembre 2026
    L'Alta rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell'UE, Kaja Kallas (destra), con la ministra degli Esteri dell'Irlanda Helen McEntee [Wicklow, Irlanda, 2 settembre 2026. Foto: European Council]
    Politica Estera

    Ucraina, ira di Kallas: “Troppi componenti occidentali e asiatici nell’arsenale della Russia”

    2 Settembre 2026
    Kaja Kallas, Alta rappresentante Ue per la Politica estera e di sicurezza, al Consiglio informale Difesa in Irlanda (1 settembre 2026). Source: Council EU
    Difesa e Sicurezza

    Ucraina, Kallas: “Guerra sempre più spietata, non è vicina alla fine”

    1 Settembre 2026
    G20 Finanze Dombrovskis
    Politica Estera

    La Russia ritorna al tavolo del G20, ad Asheville. UE: “Non è il momento di normalizzarne la presenza”

    1 Settembre 2026
    Sede della Procura europea (EPPO) in Lussemburgo. Crediti: EPPO via Imagoeconomica
    Le Brevi

    EPPO, frode ai fondi UE: condannati due bielorussi con legami con la Russia

    1 Settembre 2026

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    Rimpatri migranti Frontex

    33 mila rimpatri nei primi sei mesi del 2026, ma non basta. Frontex chiede di rafforzare ancora il sistema

    di Annachiara Magenta annacmag
    7 Settembre 2026

    La gestione della migrazione in UE sta andando secondo i piani voluti da Palazzo Berlaymont: rispetto alla prima metà del...

    Sede centrale di Eurojust a L'Aja (Paesi Bassi). Crediti: Eurojust

    Lotta alla criminalità transnazionale, l’UE valuta nuovi partnenariati tra Eurojust e i Paesi terzi

    di Iolanda Cuomo
    7 Settembre 2026

    Bruxelles - Favorire una maggiore cooperazione tra tribunali e pubblici ministeri nella lotta contro la criminalità organizzata. È questo l'obiettivo...

    Da sinistra a destra il primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, la prima ministra della Danimarca, Mette Frederiksen. Crediti: Commissione europea

    Groenlandia, dall’UE una partnership rinnovata e 200 milioni di euro in investimenti

    di Iolanda Cuomo
    7 Settembre 2026

    Connettività, energia pulita e materie prime critiche sono al centro della relazione. Ma la presidente della Commissione europea ne approfitta...

    Gli inviati USA Steve Witkoff e Jared Kushner con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. Source: Imagoeconomica

    Ucraina, UE: “Viaggio inviati USA a Kiev? Sosteniamo ogni sforzo verso una pace giusta”

    di Redazione eunewsit
    7 Settembre 2026

    Bruxelles - L'Unione europea accoglie la visita a Kiev degli inviati speciali USA, Jared Kushner e Steve Witkoff - dopo...

    • Editoriali
    • Eventi
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Savona 127/B, 20144 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione