Bruxelles – Le elezioni per la il Parlamento russo (Duma) che iniziano oggi (18 settembre) “non rispettano gli standard democratici internazionali” e il loro risultato “non potrà essere considerato una reale espressione della volontà del popolo russo”. È la posizione espressa dalla Piattaforma di dialogo con le Forze democratiche russe dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE), secondo cui il voto dei 450 parlamentari produrrà un Assemblea che non potrà essere riconosciuta come democraticamente eletto né come legittimo rappresentante dei cittadini russi.
Al centro delle critiche c’è innanzitutto lo svolgimento delle votazioni nei territori ucraini temporaneamente occupati dalla Russia. Secondo la PACE, organizzare il voto in queste aree costituisce “una violazione della sovranità e dell’integrità territoriale” dell’Ucraina e del diritto internazionale, rendendo le votazioni prive di legittimità o effetti giuridici. Il voto dunque si espande anche in Crimea, annessa nel 2014, e nelle province ucraine del Donetsk, di Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, occupate militarmente e annesse nel 2022.
La PACE denuncia inoltre il contesto politico interno in cui si svolgono le elezioni. “Esponenti dell’opposizione, rappresentanti della società civile e giornalisti sono stati incarcerati, perseguitati o costretti all’esilio”, mentre diversi media indipendenti “sono stati chiusi o bloccati”. Anche le critiche pacifiche alla guerra russa contro l’Ucraina sono state criminalizzate.
Nel mirino dell’Assemblea anche l’utilizzo delle etichette di “agente straniero”, “estremista”, “terrorista” e “organizzazione indesiderabile”, considerate strumenti giuridici utilizzati per colpire persone e organizzazioni critiche nei confronti delle autorità. Secondo la PACE, insieme ai procedimenti giudiziari ritenuti politicamente motivati, “queste misure hanno ridotto lo spazio per il dibattito politico e per una reale competizione elettorale“.
Un ulteriore elemento di preoccupazione è l’esclusione del partito Yabloko, il più antico partito liberale e filo-occidentale del Paese. Secondo la dichiarazione, la sua estromissione avrebbe privato gli elettori russi di “una possibilità, seppur limitata, di esprimere il proprio dissenso rispetto alla guerra in Ucraina”. Il partito era noto per aver attirato le attenzioni degli elettori scontenti della guerra. È stato quindi escluso dopo soli cinque giorni di campagna elettorale con motivi pretestuosi, legati a una presunta violazione del copyright.
Infine, la Russia non ha invitato l’OSCE né rappresentanti indipendenti della società civile a osservare le elezioni, impedendo così una “valutazione internazionale indipendente e imparziale” del processo elettorale. Restano inoltre dubbi sulla trasparenza del voto elettronico, gestito attraverso infrastrutture tecnologiche sotto il controllo dello Stato.
Per la PACE, un’elezione in queste condizioni è “incompatibile con gli impegni internazionali assunti dalla Russia“, che prevedono competizione politica reale, libertà di campagna elettorale, accesso a diverse posizioni politiche e possibilità di votare senza timore di ritorsioni. La musica non cambia; la storia continua imperterrita a ripetersi. Le scorse elezioni presidenziali russe, tenutesi nel marzo del 2024, si sono svolte in un contesto “estremamente ristretto, esacerbato anche dalla guerra illegale di aggressione della Russia contro l’Ucraina”, aveva commentato l’allora Alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, a nome dell’Unione europea: “Le autorità russe hanno continuato ad aumentare la sistematica repressione interna, reprimendo i politici dell’opposizione, le organizzazioni della società civile, i media indipendenti e altre voci critiche con l’uso di una legislazione repressiva e di pene detentive politicamente motivate”.









