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    Home » Cronaca » Pedaggi tedeschi, perché non è la laureata di Napoli che ha fermato Merkel

    Pedaggi tedeschi, perché non è la laureata di Napoli che ha fermato Merkel

    La vicenda della ex studentessa che grazie alla sua petizione avrebbe spinto la Commissione ad aprire una procedura d'infrazione contro la Germania per aver discriminato gli automobilisti stranieri, in realtà, è meno romantica di com'è stata raccontata

    Matteo Miglietta</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@matmiglietta" target="_blank">@matmiglietta</a> di Matteo Miglietta @matmiglietta
    27 Luglio 2015
    in Cronaca

    Bruxelles – Ma davvero la Germania è stata battuta da una neolaureata napoletana? È stata lei che, con una semplice petizione, ha obbligato il governo di Angela Merkel a fare dietrofront sul provvedimento che introduceva il pedaggio autostradale solo per gli stranieri? Sarebbe una bella storia, ma le cose non sono andate così. La vicenda è quella di Annarita Amoroso, 28 anni, neolaureata in Scienze Politiche all’Università Federico II di Napoli, la cui foto negli ultimi giorni è finita su molti giornali locali e nazionali sotto titoli a effetto come: “L’italiana che ha battuto Merkel” o “Annarita ‘la precaria di ferro’: ‘Così farò piangere la Merkel’”.

    Fresca d’esame in Diritto europeo, il 10 gennaio 2014 l’allora studentessa di Ercolano decide di proporre una petizione alla Commissione parlamentare competente intitolata “Abuso di posizione dominante da parte della Germania”. Il motivo è la proposta avanzata dal ministro dei Trasporti tedesco, Alexander Dobrindt, che vuole rendere a pagamento le autostrade del Paese ma solo per i veicoli non registrati in Germania, discriminando quindi gli stranieri e violando le regole comunitarie di libera circolazione.

    Il 21 gennaio 2014 i servizi dell’emiciclo rispondono alla ragazza spiegando che la sua richiesta è stata inoltrata alla commissione petizioni, che a sua volta ne avrebbe valutato l’eventuale ricevibilità. Passa poi più di un anno e il 27 febbraio 2015 il Parlamento europeo si rifà vivo scrivendo ad Annarita e annunciandole che la commissione parlamentare “ha deciso di chiedere alla Commissione europea di svolgere un’indagine preliminare sui vari aspetti del problema”. Passano ancora due mesi e il 29 aprile 2015 la Commissione Ue risponde agli eurodeputati spiegando che sarà possibile intervenire solo quando il Parlamento tedesco approverà la legge sui pedaggi. Lo Stato di Angela Merkel approva quindi la controversa misura l’8 giugno e 10 giorni dopo l’esecutivo comunica l’apertura di una procedura d’infrazione nei confronti della Germania.

    Facile e forse anche un po’ romantico creare un legame di causa effetto fra la petizione proposta da Annarita e la decisione della Commissione. Ma in realtà le cose sono andate n maniera differente. Come conferma a EUNEWS un funzionario europeo che ha lavorato sul dossier, prima di aprire una procedura d’infrazione l’esecutivo analizza decine e decine di documenti inviati dagli Stati membri e da diversi esperti. In questo caso specifico, poi, i contatti con le autorità tedesche erano cominciati “ancora prima che la legge fosse discussa in Parlamento, visto che la misura faceva parte del programma elettorale del futuro governo federale”, ovvero gia nell’estate del 2013, prima delle elezioni legislative del 22 settembre, spiega la fonte. E molto prima che la studentessa si dedicasse alla faccenda.

    Basta poi guardare le date sul carteggio tra la giovane e la Commissione (pubblicato qui dalla Federico II) insieme a una ricca rassegna stampa) per accorgersi che quando nel febbraio scorso la petizione della studentessa italiana è stata trasmessa alla Commissione europea, la questione aveva già sollevato un enorme polverone e le trattative fra il ministro dei Trasporti tedesco e la commissaria Violeta Bulc erano già in corso da tempo, almeno dall’estate precedente.

    Inoltre nei mesi scorsi il governo tedesco ha già annunciato la sospensione della contestata legge, che probabilmente non verrà rispristinata finché non verrà trovato un accordo con Bruxelles. Sospeso quindi anche il termine dei due mesi entro i quali la Germania avrebbe dovuto rispondere alla Commissione, visto che il provvedimento non è più in vigore.

    Il merito di Annarita Amoroso (oltre a quello di aver senza dubbio individuato, anche se non per prima, ma comunque da sola, un problema nella proposta di legislazione tedesca) è stato senz’altro quello di portare la questione del pedaggio autostradale in Germania sulle prime pagine dei quotidiani italiani, ma pensare che la Commissione europea si sia accorta di ciò che stava accadendo a Berlino solo dopo aver ricevuto le rimostranze dell’allora studentessa è forse un po’ naif.

    Tags: Angela MerkelAnnarita Amorosocommissione uenapoliparlamento uepetizione

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