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    Home » Sport » La Commissione UE boicotta l’apertura delle paralimpiadi: “No a russi e bielorussi in gara sotto la propria bandiera”

    La Commissione UE boicotta l’apertura delle paralimpiadi: “No a russi e bielorussi in gara sotto la propria bandiera”

    Il commissario UE per lo Sport Glenn Micalleff non prenderà parte alla cerimonia, prevista per il 6 marzo all'Arena di Verona. Alcuni atleti russi e bielorussi partecipano già alle Olimpiadi, ma in qualità di 'atleti individuali e neutrali'. Israele schiera due atleti che hanno combattuto a Gaza

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    18 Febbraio 2026
    in Sport
    paralimpiadi

    The Olimpyc Flag during the Opening Ceremony of the Olympic Winter Games Milano-Cortina 2026 on February 06, 2026 at the Milano San Siro Olympic Stadium in Milan, Italy

    Bruxelles – Il commissario europeo per l’Equità intergenerazionale, la Gioventù, la Cultura e lo Sport Glenn Micalleff non prenderà parte alla cerimonia di apertura dei tredicesimi Giochi Paralimpici Invernali di Milano-Cortina, in programma per il 6 marzo all’Arena di Verona. La decisione di Bruxelles – annunciata questa mattina (18 febbraio) dallo stesso commissario su X – si lega alla scelta del Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) di consentire a un numero limitato di atleti russi e bielorussi di gareggiare sotto la bandiera del loro Paese.

    A beneficiare di questo trattamento, secondo quanto dichiarato ieri (17 febbraio) da un portavoce del Comitato, saranno sei sportivi russi attivi nello sci alpino, nello sci di fondo e nello snowboard e quattro atleti bielorussi specializzati nello sci di fondo. “Saranno trattati come tutti gli altri atleti in gara“, aveva aggiunto il portavoce.

    Secondo Micalleff, quella dell’IPC è una decisione “inaccettabile” poiché “mentre la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina continua, non è possibile sostenere la reintegrazione dei simboli, delle bandiere, degli inni e delle divise nazionali”. “Si tratta – prosegue il commissario – di elementi che non sono scindibili dal conflitto“. Parole che fanno eco a quanto già ieri aveva dichiarato il ministro dello Sport ucraino Matvii Bidnyi, per il quale “la decisione del Comitato Paralimpico Internazionale di permettere a degli assassini e ai loro complici di competere sotto la loro bandiera nazionale è allo stesso tempo deludente e oltraggiosa”.

    Il commissario europeo Glen Micallef [Fonte: Servizio audiovisivo della Commissione Europea]
    Ciò che è certo è che quanto stabilito dall’IPC segna una radicale rottura rispetto a quanto era stato deciso a seguito dell’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina il 24 febbraio del 2022, quando fu decretata l’esclusione di tutti gli atleti olimpici e paralimpici provenienti da Russia e Bielorussia da ogni competizione internazionale. A dire il vero, già con i Giochi di Parigi del 2024 e con le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina attualmente in corso tale misura era stata attenuata (coloro che non supportano attivamente l’invasione e non hanno legami con l’esercito o le agenzia di sicurezza nazionale di Russia e Bielorussia sono stati ammessi alle gare in qualità di “atleti individuali neutrali“), ma mai si era arrivati a una concessione così ampia come quella di gareggiare sotto le bandiere ufficiali dei due paesi aggressori.

    L’IPC, del resto, aveva già dato un segnale in tal senso nel settembre dello scorso anno, quando annunciò la volontà di sospendere questa misura di parziale esclusione. A ciò, nel mese di dicembre, si è aggiunta una sentenza del Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna che ha dichiarato illegittima la decisione della Federazione Internazionale Sci e Snowboard (FIS) di escludere gli atleti russi e bielorussi dalle gare di qualificazione per i Giochi. È proprio a partire da questo pronunciamento che l’IPC ha giustificato la sua decisione di concedere una sorta di ‘wild card’ a quei professionisti “a cui la FIS non ha permesso di gareggiare per qualificarsi alle Paralimpiadi”.

    “Lo sport unisce quando si fonda sui principi. Divide quando li sacrifica“, ha concluso il commissario Micalleff. Parole sacrosante che però – vale la pena notarlo – il politico maltese non ha pronunciato negli scorsi giorni quando, da un’inchiesta della rivista lavocelibera, è emerso come due degli atleti della squadra israeliana di bob abbiano fatto parte dell’esercito israeliano durante le operazioni militari a Gaza successive ai pogrom di Hamas del 7 ottobre 2023.

    A denunciare l’incogruenza evidente del Comitato Olimpico Internazionale, in una clip divenuta poi virale, è stato il telecronista della televisione pubblica svizzera RTS Stefan Renna, che in diretta ha spiegato: “Edelman (uno dei due atleti, ndr) si definisce ‘sionista fino al midollo’ e ha postato vari messaggi a favore del genocidio a Gaza. Questo ci spinge a porci delle domande sulla sua presenza ai Giochi di Cortina dato che il CIO aveva deliberato che gli atleti che hanno, cito testualmente, ‘sostenuto attivamente la guerra partecipando a manifestazioni a favore, o essendo coinvolti militarmente o tramite le loro attività social non erano idonei a partecipare’”.

    Tags: commissione ueglenn micaleffguerraisraelemilano-cortina 2026paralimpiadirussiasportucraina

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