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    Home » Non categorizzato » Il mercato unico europeo è una consorteria d’affari

    Il mercato unico europeo è una consorteria d’affari

    [di Wolfgang Münchau] La risposta delle autorità europee allo scandalo Volkswagen dimostra che queste non rispondono agli interessi dei cittadini ma unicamente a quelli delle grandi imprese del continente.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    20 Novembre 2015
    in Non categorizzato
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    di Wolfgang Münchau 

    Nello scandalo Volkswagen forse il comportamento più scioccante non è quello della società, ma quello dei governi della Germania e dell’Europa, che hanno fatto pressioni per far passare regole più permissive, così che la VW e le altre case automobilistiche non debbano più truffare per raggiungere i loro target.

    Nel 2017, la UE implementerà il suo Real Driving Emissions test. Questo significa che le emissioni saranno misurate mentre la macchina viene guidata piuttosto che con analisi di laboratorio, e, con questa formulazione, molte automobili costruite in Europa non hanno modo di passare questi test reali. I regolatori si sono resi conto che devono agire – e rendere le regole meno severe. In un incontro della settimana scorsa, funzionari tecnici degli Stati membri UE hanno adottato un nuovo regolamento che consente alle auto diesel di superare i limiti ufficiali di emissione di ossido di azoto di ben il 100 per cento. Inoltre, l’accordo prevede agevoli periodi di transizione – cosa che fa molto comodo, dal momento che gli attuali modelli emettono in media sette volte il livello consentito di ossidi di azoto.

    Questi inquinanti uccidono. Il numero stimato di decessi dovuti a emissioni diesel supera ampiamente il numero degli incidenti stradali. Pertanto la regolamentazione tecnica della UE potrebbe essere letta come la decisione di uccidere qualche migliaio di persone. Il Parlamento europeo ha ancora l’opportunità di respingere tale accordo. La settimana scorsa ho incontrato un deputato che era sinceramente indignato – anche se non era niente affatto sicuro che la maggioranza dei legislatori avrebbe votato contro l’accordo.

    La Comunità europea del carbone e dell’acciaio all’origine nacque come cartello di produttori, e quel cartello è ancora nei geni della moderna UE. Ciò che questo episodio ci segnala è la misura in cui nel mercato unico europeo gli interessi ristretti di un settore dell’industria sovrastano su tutto il resto.

    La stessa tendenza è all’opera nelle altre aree dell’economia europea. Quando l’UE ha creato il mercato unico della finanza, non ha creato un mercato che avrebbe permesso alle persone di avere un conto oltrefrontiera, o di ottenere un mutuo o un credito al consumo da istituti di credito con sede in qualsiasi parte del territorio dell’Unione. Quello che ha creato è stato un mercato che ha permesso alle banche di concentrare le proprie operazioni su larga scala.

    Ho il sospetto che sia per questo che il mercato unico non ha avuto praticamente nessun impatto macroeconomico – per esempio sulla produttività aggregata o sul prodotto interno lordo. Quando ministri e funzionari UE si riuniscono per armonizzare le norme nazionali, non pensano tanto ai cittadini i cui interessi in definitiva l’economia dovrebbe servire – e che sono a rischio di morte a causa dell’inquinamento. Non pensano nemmeno all’economia. L’unica cosa che conta è l’interesse dei produttori. È così anche quando le società in questione sono colte a compiere frodi seriali, come nel caso della VW.

    Mi auguro, e mi aspetto, che i consumatori europei svantaggiati alla fine realizzeranno la correzione necessaria – non tramite il loro potere di fare lobby ma tramite il loro potere d’acquisto. Le vendite di VW nel Regno Unito sono calate del 9,8 per cento nel mese di ottobre, mentre le nuove immatricolazioni di auto in generale sono diminuite solo dell’1,1 per cento, secondo la Society of Motor Manufacturers and Traders. Ci sono stati dei rapporti dalla Germania che VW sta praticando sconti del 30 per cento. Le persone possono ancora acquistare i veicoli del gruppo, ma sicuramente non sono più disposte a pagare prezzi premium. Le auto ibride o elettriche di imprese incensurate sono probabilmente molto più allettanti per l’europeo attento all’ambiente. Nel lungo periodo, non c’è modo che la tecnologia inquinante del diesel possa sopravvivere sul mercato – neppure con l’aiuto dei governi. Ma prima della sua fine, un sacco di brutte cose possono accadere, e accadranno.

    C’è anche in gioco un problema più ampio. Il tentativo della UE di manipolare i regolamenti sulle emissioni per tutelare i produttori è un segnale che sarebbe ora di finirla con la glorificazione del mercato unico della UE. Io metto seriamente in discussione la saggezza della lobby pro-UE nel Regno Unito, che ha sostenuto il mercato unico come il motivo principale per rimanere nell’Unione europea.

    Per quanto l’idea potrebbe essere sembrata progressista negli anni ’80, il mercato unico è regredito a partire dalla metà dello scorso decennio. In questo particolare caso, è diventato tossico.

    Pubblicato sul Financial Times il 9 novembre 2015. Traduzione a cura di vocidallestero.it.

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