- L'Europa come non l'avete mai letta -
giovedì, 4 Giugno 2026
No Result
View All Result
  • it ITA
  • en ENG
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Salute
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Net & Tech
    • Sport
  • Newsletter
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Non categorizzato » Siamo dentro la guerra

    Siamo dentro la guerra

    [di Etienne Balibar] Siamo ormai tutti dentro la guerra. Colpiamo e ci colpiscono. E in questa guerra le popolazioni delle “due sponde” del Mediterraneo diventano ostaggi. Ma dopo Parigi, è necessario rimettere la pace, e non la vittoria, al centro della nostra agenda politica.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    20 Novembre 2015
    in Non categorizzato

    di Etienne Balibar 

    Sì, siamo in guerra. O meglio, siamo ormai tutti dentro la guerra. Colpiamo e ci colpiscono. Dopo altri, e purtroppo prevedibilmente prima di altri, paghiamo il prezzo e portiamo il lutto. Ogni persona morta, certo, è insostituibile. Ma di quale guerra si tratta? Non è semplice definirla, perché è fatta di diversi tipi, stratificatisi con il tempo e che paiono ormai inestricabili. Guerre fra Stato e Stato (o meglio, pseudo-Stato, come Daesh). Guerre civili nazionali e transnazionali.

    Guerre fra “civiltà”, o che comunque si ritengono tali. Guerre di interessi e di clientele imperialiste. Guerre di religione e settarie, o giustificate come tali. È la grande stasis del XXI secolo, che in futuro – ammesso che se ne esca vivi – sarà paragonata a modelli antichi, la Guerra del Peloponneso, la Guerra dei Trent’anni, o più recenti: la “guerra civile europea” fra il 1914 e il 1945.

    Questa guerra, in parte provocata dagli interventi militari statunitensi in Medioriente, prima e dopo l’11 settembre 2001, si è intensificata con gli interventi successivi, ai quali partecipano ormai Russia e Francia, ciascun paese con i propri obiettivi. Ma le sue radici affondano anche nella feroce rivalità fra Stati che aspirano tutti all’egemonia regionale: Iran, Arabia Saudita, Turchia, Egitto, e in un certo senso Israele – finora l’unica potenza nucleare.

    In una violenta reazione collettiva, la guerra precipita tutti i conti non saldati delle colonizzazioni e degli imperi: minoranze oppresse, frontiere tracciate arbitrariamente, risorse minerarie espropriate, zone di influenza oggetto di disputa, giganteschi contratti di fornitura di armamenti. La guerra cerca e trova all’occorrenza appoggi fra le popolazioni avverse.

    Il peggio, forse, è che essa riattiva “odi teologici” millenari: gli scismi dell’Islam, lo scontro fra i monoteismi e i loro succedanei laici. Nessuna guerra di religione, diciamolo chiaramente, ha le sue cause nella religione stessa: c’è sempre un “substrato” di oppressioni, conflitti di potere, strategie economiche. E ricchezze troppo grandi, e troppo grandi miserie. Ma quando il “codice” della religione (o della “controreligione”) se ne appropria, la crudeltà può eccedere ogni limite, perché il nemico diventa anatema. Sono nati mostri di barbarie, che si rafforzano con la follia della loro stessa violenza – come Daesh con le decapitazioni, gli stupri delle donne ridotte in schiavitù, le distruzioni di tesori culturali dell’umanità. Ma proliferano ugualmente altre barbarie, apparentemente più “razionali”, come la “guerra dei droni” del presidente Obama (premio Nobel per la pace) la quale, ormai è assodato, uccide nove civili per ogni terrorista eliminato.

    In questa guerra nomade, indefinita, polimorfa, dissimmetrica, le popolazioni delle “due sponde” del Mediterraneo diventano ostaggi. Le vittime degli attentati di Parigi, dopo Madrid, Londra, Mosca, Tunisi, Ankara, ecc., con i loro vicini, sono ostaggi. I rifugiati che cercano asilo o trovano la morte a migliaia a poca distanza dalle coste dell’Europa sono ostaggi. I kurdi presi di mira dall’esercito turco sono ostaggi. Tutti i cittadini dei paesi arabi sono ostaggi, nella tenaglia di ferro forgiata con questi elementi: terrore di Stato, jihadismo fanatico, bombardamenti di potenze straniere.

    Che fare, dunque? Prima di tutto, e assolutamente, riflettere, resistere alla paura, alle generalizzazioni, alle pulsioni di vendetta. Naturalmente, prendere tutte le misure di protezione civile e militare, di intelligence e di sicurezza, necessarie per prevenire le azioni terroristiche o contrastarle, e se possibile anche giudicare e punire i loro autori e complici. Ma, ciò facendo, esigere dagli Stati “democratici” la vigilanza massima contro gli atti di odio nei confronti dei cittadini e dei residenti che, a causa della loro origine, religione o anche abitudini di vita, sono indicati come il “nemico interno” dagli autoproclamatisi patrioti. E poi: esigere dagli stessi Stati che, nel momento in cui rafforzano i propri dispositivi di sicurezza, rispettino i diritti individuali e collettivi che fondano la loro legittimità. Gli esempi del “Patriot Act” e di Guantanamo mostrano che non è scontato.

    Ma soprattutto: rimettere la pace al centro dell’agenda, anche se raggiungerla sembra così difficile. Dico la pace, non la “vittoria”: la pace duratura, giusta, fatta non di vigliaccheria e compromessi, o di controterrore, ma di coraggio e intransigenza. La pace per tutti coloro i quali vi hanno interesse, sulle due sponde di questo mare comune che ha visto nascere la nostra civiltà, ma anche i nostri conflitti nazionali, religiosi, coloniali, neocoloniali e postcoloniali. Non mi faccio illusioni circa le probabilità di realizzazione di quest’obiettivo. Ma non vedo in quale altro modo, al di là dello slancio morale che può ispirare, le iniziative politiche di resistenza alla catastrofe possano precisarsi e articolarsi. Farò tre esempi.

    Da una parte, il ripristino dell’effettività del diritto internazionale, e dunque dell’autorità delle Nazioni Unite, ridotte al nulla dalle pretese di sovranità unilaterale, dalla confusione fra umanitario e securitario, dall’assoggettamento alla “governance” del capitalismo globalizzato, dalla politica delle clientele che si è sostituita a quella dei blocchi. Occorre dunque resuscitare le idee di sicurezza collettiva e di prevenzione dei conflitti, il che presuppone una rifondazione dell’Organizzazione – certamente a partire dall’Assemblea generale e dalle coalizioni regionali” di Stati, invece della dittatura di alcune potenze che si neutralizzano reciprocamente o si alleano solo per il peggio.

    Dall’altra parte, l’iniziativa dei cittadini di attraversare le frontiere, superare le contrapposizioni fra le fedi e quelle fra gli interessi delle comunità, il che presuppone in primo luogo poterle esprimere pubblicamente. Niente deve essere tabù, niente deve essere imposto come punto di vista unico, perché per definizione la verità non preesiste all’argomentazione e al conflitto.

    Occorre dunque che gli europei di cultura laica e cristiana sappiano quel che i musulmani pensano circa l’uso della jihad per legittimare avventure totalitarie e azioni terroristiche, e quali mezzi hanno per resistervi dall’interno. Allo stesso modo, i musulmani (e i non musulmani) del Sud del Mediterraneo devono sapere a che punto sono le nazioni del “Nord”, un tempo dominanti, rispetto al razzismo, all’islamofobia, al neocolonialismo. E soprattutto, occorre che gli “occidentali” e gli “orientali” costruiscano insieme il linguaggio di un nuovo universalismo, assumendosi il rischio di parlare gli uni per gli altri. La chiusura delle frontiere, la loro imposizione a scapito del multiculturalismo delle società di tutta la regione, questa è già la guerra civile.

    Ma, in questa prospettiva, l’Europa ha virtualmente una funzione insostituibile, che deve onorare malgrado tutti i sintomi della sua attuale decomposizione, o piuttosto per porvi rimedio, nell’urgenza. Ogni paese ha la capacità di trascinare tutti gli altri nell’impasse, ma tutti insieme i paesi potrebbero costruire vie d’uscita e costruire argini.

    Dopo la “crisi finanziaria” e la “crisi dei rifugiati”, la guerra potrebbe uccidere l’Europa, a meno che l’Europa non dia segno di esistere, di fronte alla guerra. È questo continente che può lavorare alla rifondazione del diritto internazionale, vegliare affinché la sicurezza delle democrazie non sia pagata con la fine dello Stato di diritto, e cercare nella diversità delle comunità presenti sul proprio territorio la materia per una nuova forma di opinione pubblica.

    Esigere dai cittadini, cioè tutti noi, di essere all’altezza dei loro compiti, è chiedere l’impossibile? Forse; ma è anche affermare che abbiamo la responsabilità di far accadere quel che è ancora possibile, o che può tornare a esserlo.

    Pubblicato sul manifesto il 17 novembre 2015. 

    Ti potrebbe piacere anche

    Il primo ministro ungherese, Péter Magyar, con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen [Foto: European Union, 2026]
    Politica Estera

    L’Ungheria revoca il veto sull’adesione dell’Ucraina all’UE

    4 Giugno 2026
    PINA PICIERNO PARLAMENTO EUROPEO Fonte: Imago economica
    Notizie In Breve

    Pina Picerno lascia il PD: “La casa dei riformisti non esiste più”

    4 Giugno 2026
    Il presidente della Repubblica libanese, Joseph Aoun, insieme al presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, e alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen (Fonte: EC - Audiovisual Service)
    Politica Estera

    Libano, dall’UE 100 milioni di euro all’esercito di Beirut: “Ridurre il potere di gruppi non-statali come Hezbollah”

    4 Giugno 2026
    Il commissario per gli Affari interni e l’immigrazione, Magnus Brunner,al consiglio GAI del 4 giugno 2026. Crediti: EBS Audiovisual Service
    Diritti

    Brunner: “È il momento giusto per discutere la revoca di controlli alle frontiere interne UE”

    4 Giugno 2026
    Gäddede, Sweden. [Foto: unsplash] risorse idriche, CO2
    Net & Tech

    L’ONU: entro il 2030 l’intelligenza artificiale “berrà” acqua quanto 1,3 miliardi di persone

    4 Giugno 2026
    Fonte: Imagoeconomica
    Green Economy

    Economia verde, 5,8 milioni di occupati UE nel 2023. Costruzioni e agricoltura trainano la crescita

    4 Giugno 2026

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    Il primo ministro ungherese, Péter Magyar, con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen [Foto: European Union, 2026]

    L’Ungheria revoca il veto sull’adesione dell’Ucraina all’UE

    di Valeria Schröter
    4 Giugno 2026

    La svolta ungherese arriva dopo un accordo che tutela i diritti linguistici, educativi, culturali e politici per circa 100mila ungheresi...

    PINA PICIERNO PARLAMENTO EUROPEO Fonte: Imago economica

    Pina Picerno lascia il PD: “La casa dei riformisti non esiste più”

    di Caterina Mazzantini
    4 Giugno 2026

    L'annuncio della Vicepresidente del Parlamento europeo al “Foglio" denunciando ambiguità del PD sul "fascismo putiniano" e la ‘deriva movimentista’ del...

    Il presidente della Repubblica libanese, Joseph Aoun, insieme al presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, e alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen (Fonte: EC - Audiovisual Service)

    Libano, dall’UE 100 milioni di euro all’esercito di Beirut: “Ridurre il potere di gruppi non-statali come Hezbollah”

    di Giorgio Dell'Omodarme
    4 Giugno 2026

    Il pacchetto di aiuti - autorizzato oggi dal Consiglio UE - punta a rafforzare il controllo sul territorio e sul...

    Il commissario per gli Affari interni e l’immigrazione, Magnus Brunner,al consiglio GAI del 4 giugno 2026. Crediti: EBS Audiovisual Service

    Brunner: “È il momento giusto per discutere la revoca di controlli alle frontiere interne UE”

    di Iolanda Cuomo
    4 Giugno 2026

    La Commissione ha raccomandato a 9 Stati membri di abolire gradualmente i controlli alle frontiere interne. I Paesi frenano

    • Editoriali
    • Eventi
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Rubens 19 - 20148 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione