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    Home » Cronaca » Migranti, aperta procedura Ue contro l’Italia: troppe poche registrazioni

    Migranti, aperta procedura Ue contro l’Italia: troppe poche registrazioni

    Per Bruxelles le leggi devono essere pienamente applicate e nonostante l'enorme pressione sul nostro Paese non sono tollerabili le discrepanze tra il numero degli arrivi e i dati trasmessi al sistema Eurodac. Stesso rilievo a Grecia e Croazia

    Letizia Pascale</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LetiziaPascale" target="_blank">@LetiziaPascale</a> di Letizia Pascale @LetiziaPascale
    10 Dicembre 2015
    in Cronaca
    migranti infrazione
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    Bruxelles – Come annunciato è partita la procedura di infrazione dell’Unione europea nei confronti dell’Italia per le mancanze nella registrazione dei migranti. La Commissione ha inviato al nostro Paese una lettera di messa in mora, prima tappa del procedimento, esortandoci ad “attuare correttamente il regolamento Eurodac che dispone l’effettivo rilevamento delle impronte digitali dei richiedenti asilo e la trasmissione dei dati al sistema centrale dell’Eurodac entro 72 ore”. Stesso rilievo è stato mosso anche a Grecia e Croazia.

    “La Commissione ha trovato, nel caso dell’Italia, discrepanze tra il numero degli arrivi irregolari di migranti e le statistiche Eurodac, cioè il numero delle persone che sono registrate”, spiega la portavoce della Commissione Ue, Natasha Bertaud, con tanto di cifre alla mano. Solo per fare un esempio: dal 20 luglio alla fine di novembre, i dati Frontex mostrano che sono arrivate in Italia 65.050 persone ma i dati di Eurodac mostrano che sono state raccolte le impronte digitali e sono stati inseriti nel sistema Eurodac soltanto i dati di 29.176 migranti. Nel periodo da gennaio a novembre sono stati 140mila gli arrivi di migranti irregolari ma solo 50mila registrati. Insomma si evidenzia un trend di un registrato su tre ingressi.

    Troppo poco perché la Commissione rimanesse a guardare. “Abbiamo avuto un dialogo con le autorità italiane” e siamo “ben consapevoli della situazione difficile e urgente che devono fronteggiare Italia e Grecia”, ma “la legge Ue rimane la stessa e la Commissione come guardiana dei trattati e deve perseguire la piena applicazione di queste leggi”. Tanto più che Italia e Grecia ricevono anche il sostegno di personale Ue, che nei cosiddetti hotspot, aiuta proprio per la registrazione e la raccolta di impronte digitali. Ma il problema italiano pare essere in particolare che, anche quando gli arrivi vengono registrati, i dati non vengono poi correttamente inseriti nel sistema Eurodac. Il problema non è nuovo, ma l’anno scorso la Commissione era stata più clemente, perché aveva preso in considerazione il fatto che il meccanismo era nuovo e quindi non completamente operativo. Ma adesso ha deciso che la tolleranza era finita, e lo ha fatto tra l’altro con una decisione piuttosto imprevista. Solitamente quando un Paese sta per finire sotto procedura di infrazione l’esecutivo comunitario invia un ‘pilot’, una lettera amministrativa di avvertimento. Questa volta niente, anzi si è deciso di procedere d’urgenza. Proprio due giorni fa Francia e Germania chiedevano, con una lettera dei ministri dell’Interno Bernard Cazeneuve e Thomas de Maizièr, più severità e maggiori controlli alle frontiere esterne.

    Peggio dell’Italia fanno Grecia e Croazia. Dei 492.744 migranti sbarcate sulle isole greche, sono finiti nel sistema Eurodac i dati di appena 121.325 persone. Mentre in Croazia, dei 34mila arrivi dal 16 settembre a fine novembre, soltanto 576 persone sono state correttamente registrate nel sistema Eurodac. Quest’ultimo è in sostanza una grande banca dati, istituita nel 2003, dove dovrebbero essere archiviate le impronte digitali dei richiedenti asilo: quando una persona presenta una richiesta d’asilo o viene trattenuta dopo avere attraversato irregolarmente la frontiera esterna in provenienza da un paese terzo, le sue impronte digitali dovrebbero sempre essere rilevate e trasmesse al sistema centrale dell’Eurodac. Nel 2015 il sistema è stato aggiornato, introducendo l’obbligo di trasmettere i dati al sistema centrale entro 72 ore così da limitare le preoccupazioni sulla sicurezza e il terrorismo.

    Ricevuta la lettera di messa in mora, l’Italia avrà due mesi per replicare e, in assenza di risposte soddisfacenti, la Commissione europea può decidere di inviare un parere motivato, aprendo la seconda fase della procedura. Se anche dopo questa il nostro Paese non arriverà a dimostrare il pieno recepimento, si passerà al deferimento alla Corte di giustizia Ue che potrà portare a sanzioni finanziarie.

    Italia, Grecia e Croazia non sono gli unici Paesi Ue a finire nel mirino della Commissione per la gestione dell’Immigrazione. L’esecutivo Ue ha adottato in tutto 8 decisioni su procedimenti di infrazione per mancanze nel recepimento e nell’attuazione del sistema europeo comune di asilo, colpendo anche Malta e Ungheria. Le misure seguono le 40 decisioni adottate in settembre, in aggiunta ai 34 casi pendenti, su violazioni potenziali o effettive della normativa Ue in materia di asilo.

    Tags: bruxellesEurodacinfrazioneitaliamigrantiregistrazioneue

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