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    Home » Editoriali » Calenda a Bruxelles: tante domande, e qualche risposta

    Calenda a Bruxelles: tante domande, e qualche risposta

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    20 Gennaio 2016
    in Editoriali
    Calenda, Bruxelles, muro, Austria, immigrati

    Carlo Calenda

    Carlo Calenda è uno bravo. Dove ti giri ti giri il commento è sempre lo stesso. Tutto lo apprezzano, ha fatto un gran lavoro al ministero dello Sviluppo economico, dove in tanti spiegano che “il vero ministro è lui”, benché come incarico sia solo “vice ministro”.

    Oggi il Consiglio dei Ministri lo nominerà, è stato annunciato, Rappresentante permanente presso l’Ue. Sulla persona dunque non ci sono dubbi. Ma qualche domanda vale la pena porsela. Perché un non diplomatico? Perché una persona, pur capace, che di Unione europea ha pochissima esperienza, limitata alle riunioni periodiche dei ministri dell’Industria? Perché un vice ministro accetta un posto che, di fatto, è un passo indietro nella carriera? Un’ultima domanda, poi, ce la porremo alla fine di questo articolo.

    Il presidente del Consiglio, giustamente, vuole una persona di sua fiducia in una posizione così delicata. Possibile che nella diplomazia della Repubblica italiana non ci sia una persona adatta a ricoprire l’incarico di Rappresentante permanente presso l’Unione europea? Sui circa 1.200 diplomatici disponibili nessuno è in grado? Nessuno è abbastanza affidabile? D’altra parte nessuna norma impedisce al governo di decidere per un non diplomatico, anzi, la possibilità stessa di una nomina “esterna” dimostra come una decisione di questo genere possa essere necessaria per un governo. L’ufficio di Bruxelles è il più grande ufficio diplomatico italiano nel Mondo, è il più importante, ed ha una caratteristica assolutamente peculiare: è un ufficio di legislazione, a differenza di ogni altra ambasciata. I diplomatici a Bruxelles concorrono a stilare norme e regolamenti dell’Unione, non si limitano a gestire rapporti bilaterali o promuovere accordi politici o commerciali bilaterali. Forse questo può giustificare che a coordinarli non sia una persona con studi e carriera diplomatica, ma può essere necessaria una solida figura più “politica”. Resta comunque che, nei confronti del Corpo diplomatico italiano, considerato uno dei più qualificati nel Mondo, questo è uno schiaffo, che non faciliterà i rapporti dell’esecutivo con questa importante categoria di funzionari pubblici.

    Sul fronte dell’esperienza europea Calenda di certo ne ha poca, meno di numerosi diplomatici. Ha fatto un ottimo lavoro a Bruxelles, senza dubbio, ma limitatamente ai suoi temi. Di politica estera, di difesa, di immigrazione, di agricoltura, cosa ne sa? Sarà in grado di affrontare i negoziati, spesso altamente tecnici che si svolgono nel Coreper, il consesso dei Rappresentanti permanenti? Da solo probabilmente no, avrà bisogno del costante sostegno della ventina di diplomatici ed esperti delle varie amministrazioni che lavorano per lui a Bruxelles. Potrebbe esserci un “rallentamento”, almeno all’inizio, del lavoro portato avanti, a nostro giudizio con sapienza, dall’attuale rappresentante Stefano Sannino. Ma non è detto che Calenda “non sappia farlo”, non c’è al momento nessuna prova di questo.

    Perché Calenda ha accettato questo posto? Non è un passo avanti nella carriera, evidentemente. E’ però un passo avanti nel rapporto con Matteo Renzi e, a voler proprio pensare “buonista”, è una generosa messa a disposizione di capacità a favore del proprio Paese. Nel curriculum di una persona ancora giovane come Calenda un’esperienza di questo genere, soprattutto se sarà di successo, sarà poi una vera stella che brillerà, non è un lavoro (come in fondo quello di vice ministro, o anche di ministro) che hanno fatto in tanti.

    C’è un’ultima domanda, che riguarda Renzi: che vuole fare con questa nomina? La speranza che abbiamo noi, osservatori da Bruxelles, è che si tratti di una sincera convinzione che una figura come quella di Calenda possa aiutare l’Italia e l’Unione a fare i tanti passi avanti necessari. Speriamo insomma che non si tratti solo di una esasperazione del conflitto in corso con la Commissione e che, anzi, il nuovo rappresentate lavori a ricucire i rapporti. Leggendo il curriculum di Calenda potrebbe essere così. Sarà un terremoto alla Farnesina, che andrà gestito anche per non umiliare senza motivo una categoria di grandi professionisti, ma ci sono numerose possibilità che la scelta funzioni. E sarà anche necessario spiegarla bene.

    Tags: bruxellesCalendarappresentante

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