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    Home » Economia » Di “maggiore importanza” per l’Ue è una discussione approfondita sulla sostenibilità delle finanze pubbliche

    Di “maggiore importanza” per l’Ue è una discussione approfondita sulla sostenibilità delle finanze pubbliche

    Il direttore generale per gli Affari economici della Commissione europea spiega la situazione dei conti pubblici europei appesantiti dal debito e del freno che spesso causano alla ripresa

    Marco Buti di Marco Buti
    25 Gennaio 2016
    in Economia
    debito, conti pubblici, Italia, Commissione europea, Buti

    Marco Buti

    Pubblichiamo, tradotta in italiano, l’Introduzione di Marco Buti al Report della Commissione europea sulla Sostenibilità dei bilanci dei Paesi dell’Unione europea.

    La sostenibilità delle finanze pubbliche è stata portata alla ribalta da livelli di debito significativamente crescenti nel periodo successivo alla crisi economica e finanziaria iniziato nel 2008. Mentre l’alto debito pubblico non era all’origine della crisi nella maggior parte degli stati membri dell’area euro, il livello maggiore attuale di debito pubblico pone a rischio la sostenibilità. L’eredità della crisi in termini di eccesso di debito è stata resa particolarmente grave dai contemporanei alti livelli di debito nel settore pubblico e privato in un certo numero di stati membri.

    Ciò ha reso più difficile il deleveraging. Allo stesso tempo, dove resistono alti livelli di alto debito, la crescita può riprendere più lentamente, il che rende particolarmente importante stabilire il ritmo appropriato sul sentiero verso il deleveraging nel settore pubblico e privato.

    L’attuale contesto macroeconomico di inflazione molto bassa, assieme ad una crescita controllata del PIL, pone sfide ulteriori alla riduzione del paso del debito pubblico nell’Unione Europea. In questo tipo di ambiente, solo la crescita nominale contribuisce per una limitata entità alla riduzione del debito pubblico in rapporto al PIL, e quest’ultima può essere raggiunta solo attraverso un consolidamento fiscale orientato alla crescita. Allo stesso tempo, i costi del finanziamento del debito pubblico rimangono bassi, riflettendo un tasso di interesse ai minimi storici. Il differenziale del rapporto fra tasso di interesse e crescita è atteso negativo nei prossimi anni nell’UE, sostenendo quindi il deleveraging, mentre nel lungo periodo l’attesa normalizzazione dei tassi di interesse dovrebbe alzare il conto degli interessi.

    Finanze pubbliche sostenibili, ed un minore peso del debito pubblico in particolare, rimangono elementi importanti per assicurarsi che le nazioni dell’UE abbiano sufficiente spazio fiscale per far fronte a sviluppi macroeconomici nel ciclo economico. La gestione delle politiche fiscali dovrebbe di conseguenza assicurarsi che vengano creati buffer con sufficiente anticipo in modo che possano essere usati per sostenere l’economia in tempi difficili, assicurando che la sostenibilità delle finanze pubbliche sia importante per create lo spazio fiscale necessario ad affrontare gli oneri impliciti attesi relativi all’invecchiamento della popolazione (pensioni, sistema sanitario e cura sul lungo periodo). Anche se le ultime proiezioni sulle spese relative all’invecchiamento della popolazione dimostrano sviluppi più favorevoli di quelli attesi rispetto al passato, il loro peso sulle finanze pubbliche rimane comunque considerevole. Bisogna quindi tenerne conto nello stimare la sostenibilità fiscale sul medio e lungo periodo.

    Da una prospettiva di policy, una discussione e valutazione approfondita della sostenibilità delle finanze pubbliche nell’UE appare come quella di maggiore importanza. Il Report sulla Sostenibilità Fiscale della Commissione Europea contribuisce a questa discussione attraverso l’esame delle sfide poste dalla sostenibilità fiscale nei confronti degli Stati Membri sul breve, medio e lungo periodo. Gli elementi sottostanti tali sfide sono analizzati in modo approfondito nel report. Anche nel caso in cui la posizione fiscale di una nazione sembra essere solida, episodi inaspettati di stress fiscale possono verificarsi a seguito della materializzazione di rischi fiscali o macro-finanziari. Le sfide poste dalla sostenibilità sul lungo termine sono stimate tenendo conto della posizione iniziale relativa al bilancio della nazione, del livello e dell’evoluzione attesa del debito pubblico di tale stato e degli oneri impliciti relativi all’invecchiamento della popolazione. Sul lungo periodo, d’altra parte, non è il livello del debito ciò che conta davvero, ma la sua evoluzione attesa, prendendo in considerazione anche il costo atteso di una popolazione che invecchia. L’identificazione della natura, scala e urgenza delle sfide che i singoli Stati Membri affrontano è fornita nel Report come componente fondamentale a sostegno della formulazione di risposte di policy appropriate. Riguardo ciò, il report fornisce anche un input al processo dell’Unione di sorveglianza economica multilaterale nel contesto del Semestre Europeo.

    Fra le nazioni oggetto di analisi in questo report (le 26 nazioni dell’UE che al momento non hanno attivi programmi di aggiustamento macroeconomico), nessuna sembra affrontare rischi significativi di stress fiscale dati da sviluppi fiscali o macro-finanziari sul breve periodo. In realtà, i rischi generali di stress fiscale sul breve periodo sono significativamente calati in confronto agli anni peggiori della crisi (2010-2012). D’altro canto, sono ancora presenti delle vulnerabilità. In particolare, per un certo numero di nazioni dell’UE la quota (e, in misura minore ma comunque significativa, la variazione nella quota) di non-performing loan all’interno dei bilanci delle banche e i livelli particolarmente elevati di debito pubblico continuano ad essere fonti notevoli di vulnerabilità che potrebbe generare rischi fiscali, dovesse crescere l’instabilità del mercato finanziario.

    Nel medio periodo, più di metà dei 26 Stati Membri analizzati in questo rapporto sono ancora considerati ad alto o medio rischio di sostenibilità fiscale. Per quanto riguarda la maggior parte delle nazioni interessate, le sfide sono collegato al grande stock di debito pubblico a 10 anni da ora, ai sensi del presupposto di una normalizzazione delle condizioni macroeconomiche (in termini di maggiore inflazione, crescita reale del PIL e tassi di interesse) e del proseguimento delle attuali posizioni fiscali. Per gran parte di questi stati, la spesa pubblica attesa legata all’invecchiamento della popolazione contribuisce ad aumentare l’aggiustamento fiscale necessario ad assicurare la sostenibilità fiscale sul medio periodo, necessitando quindi di ulteriori riforme dei sistemi delle pensioni, della sanità e della cura di lungo periodo (a seconda della nazione considerata) che mirino a contenere i costi ed aumentare l’efficienza.

    Nel lungo periodo, solo una nazione delle 26 considerate nel rapporto, sembrerebbe affrontare rischi significativi per la sostenibilità, mentre più di metà delle nazioni sembrerebbe ancora affrontare rischi medi. Per la maggior parte di queste ultime nazioni, le problematiche appaiono collegate alla spesa pubblica attesa sul lungo periodo, dovuta ad una popolazione che invecchia (spesa pubblica per pensioni, sistema sanitario e cura sul lungo periodo, a seconda della nazione). Per l’UE nel suo complesso, la dimensione delle problematiche per la sostenibilità sul lungo periodo sono ciononostante diminuite in modo significativo rispetto all’inizio della crisi, grazie agli effetti delle riforme delle pensioni introdotte nel passato, così come al recente consolidamento fiscale.

    In generale, le sfide poste dalla sostenibilità fiscale sono significativamente inferiori nell’UE oggi rispetto all’inizio della crisi. Ciononostante, problematiche notevoli permangono sul medio termine, principalmente dovute agli stock di debito pubblico accumulati durante gli anni della crisi e, sul lungo termine, principalmente dovute all’aumento atteso della spesa pubblica relativa alla popolazione che invecchia. Assicurare un deleveraging dal ritmo appropriato è fondamentale in questo contesto per poter sostenere il ritorno verso prospettive di crescita più sostenute e per contribuire a ripristinare l’inflazione all’interno del target stabilito dalla BCE.

    Speriamo che l’analisi contenuta in questo report possa essere un contributo prezioso alla discussione in merito.

    Marco Buti, Direttore Generale Affari Economici e Finanziari della Commissione europea

    (Traduzione a cura di Sarah Marion Tuggey)

     

    Tags: commissione europeaconti pubblicidebitoMarco Buti

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