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    Home » Cronaca » Parità di genere fuori dal bilancio Ue 2017, polemica per l’emendamento M5S

    Parità di genere fuori dal bilancio Ue 2017, polemica per l’emendamento M5S

    La richiesta scatena la protesta del Pd. Viotti: “Spostamento a destra sempre più evidente”. Picierno: “Vogliono tornare al medioevo politico”. Ma il Movimento rivendica: “Siamo sempre stati a favore del principio, ma in quel testo sarebbe solo un ipocrita specchietto per le allodole”

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    8 Febbraio 2016
    in Cronaca
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    Bruxelles – La parità di genere non deve entrare nelle linee guida per il Bilancio dell’Unione Europea del 2017. A chiederlo con un emendamento che ha fatto scalpore e acceso il fuoco delle polemiche gli eurodeputati del Movimento 5 Stelle Marco Valli e Marco Zanni. I due, come ha rivelato un articolo pubblicato dall’Huffington Post, vorrebbero l’abolizione dell’articolo 17 del testo in cui si ricorda che “il gender mainstreaming deve sostenere le politiche dell’Unione come principio orizzontale”, e pertanto si chiede che la Commissione metta in pratica tale principio nella preparazione della bozza di bilancio per il 2017.

    “Non è bastato il dietrofront in Italia”, anche in Europa i grillini “affermano sostegno ai diritti e, nel frattempo, vogliono cancellare la parità di genere dal bilancio Ue 2017”, ha attaccato Daniele Viotti, europarlamentare Pd e copresidente dell’Intergruppo LGBTI. “In pratica, quello che si vuole eliminare è l’attenzione alle diverse implicazioni per uomini e donne per ogni azione politica prevista”, ha affermato Viotti sottolineando anche che “lo stesso emendamento è stato presentato dal Front National”, fatto che dimostrerebbe che “lo spostamento a destra” del Movimento 5 Stelle “è sempre più evidente”.

    “Da grillini a gamberi. Altro che passi in avanti, qui la retromarcia è clamorosa”, commenta dal canto suo un’altra esponente del Pd a Strasburgo e Bruxelles, Pina Picierno, che si domanda: “E’ questa la rivoluzione tanto annunciata? Un ritorno al medioevo politico?”, aggiungendo: “Mi chiedo cosa pensano di questo atto le colleghe pentastellate. Mi chiedo se davvero anche loro vogliono abbracciare un provvedimento antistorico di tale portata o se credono sia più giusto mettere le donne in condizione di parità ai nastri di partenza rispetto ai colleghi uomini”.

    Ma gli eurodeputati 5 Stelle rigettano le accuse rivendicando di aver “sempre votato tutte le misure e tutti i provvedimenti a sostegno dell’uguaglianza di genere sia nelle Commissioni competenti sia in sede di votazione plenaria”. Valli e Zanni, membri della Commissione Bilanci, “svolgono un lavoro costante per ridurre sprechi e privilegi degli euroburocrati e per contenere il costo delle Istituzioni europee”, afferma il Movimento in una nota in cui si spiega che “grande attenzione è stata prestata alle “Linee guida per il bilancio Ue per il 2017”, che devono individuare le soluzioni ai gravissimi problemi che il bilancio dell’Unione presenta da anni, come ad esempio i 20 miliardi di fatture non pagate alle imprese, gli altissimi costi della burocrazia, il recente aumento del 2.4% che si sono regalati funzionari e parlamentari, gli sprechi o le nuove ed efficienti politiche a sostegno del lavoro, delle PMI, del Made In”. In questo contesto, sostiene il Movimento 5 Stelle “un emendamento sulla parità di genere in questo provvedimento non ha alcun significato e non può tradursi in atti concreti, ma è utile solo come ipocrita specchietto per le allodole per nascondere i reali problemi dell’Unione”. “Il M5S – conclude la nota – è a favore della parità di genere e in Europa lavora per raggiungerla nelle commissioni competenti. Senza ipocrisia e senza menzogne”.

    Tags: Daniele ViottiMarco ValliMarco ZanniMovimento 5 StellpdPicierno

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