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    Home » Politica » Schulz dà man forte a Renzi sulla flessibilità

    Schulz dà man forte a Renzi sulla flessibilità

    Il presidente dell’Europarlamento incontra il premier a Roma: “Serve un’Europa più sociale e meno finanziaria“. E Renzi ottiene anche il sostegno di Faymann ma in cambio abbozza sui controlli alle frontiere

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    12 Febbraio 2016
    in Politica
    Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, e il premier Matteo Renzi (Foto: Barchielli, Palazzo Chigi)

    Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, e il premier Matteo Renzi (Foto: Barchielli, Palazzo Chigi)

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    Roma – Roma – Nella sua battaglia intrapresa con la Commissione europea sulla flessibilità, il premier Italiano Matteo Renzi può contare su Martin Schulz, presidente dell’Europarlamento, e sul cancelliere austriaco Werner Faydmann. È un appoggio certamente scontato, quello del socialista tedesco, e forse anche il meno incisivo, dal momento che a una eventuale bocciatura della Legge di stabilità italiana da parte dell’esecutivo comunitario, l’istituzione che potrebbe rimediare è il Consiglio europeo – organismo il cui assenso è necessario per dare seguito a eventuali decisioni di Palazzo Berlaymont sui conti pubblici degli Stati membri – e non il Parlamento di Strasburgo.

    È tuttavia innegabile il peso politico del sostegno ottenuto da Renzi nel lungo incontro a Palazzo Chigi con l’esponete socialista, perché, come ha sottolineato stamane lo stesso Schulz in una intervista a Repubblica, il Pse è pronto a “negoziati anche duri con i conservatori” per realizzare “un’Europa più sociale, più votata alla crescita e più inclusiva”, perché ritiene siano i cittadini europei a chiederlo. Fino a che punto si possa spingere la durezza socialista sarà però da vedere, dal momento che “si deve dialogare per assicurare una maggioranza” che continui a sostenere l’esecutivo di Jean Claude Juncker, ha precisato.

    In ogni caso, a suo avviso, “Matteo” va sostenuto e lui lo fa evidenziando come il governo italiano sia “il più stabile dell’area mediterranea”. Un modo per suggerire che sarebbe controproducente, per l’Europa, provocargli scossoni chiedendogli maggior rigore di bilancio. Poi fa un accostamento non casuale: “L’Italia non è solo un Paese fondatore ma è anche un pilastro dell’Europa, è un paese simile alla Francia e alla Spagna”, ha sostenuto. Un paragone con due grandi Stati membri che però, al contrario del nostro dell’Italia, hanno entrambi sforato i parametri del Patto di stabilità senza grosse conseguenze.

    Il capo del governo italiano è tornato a battere sui soliti tasti, ricordando che “l’Italia è cambiata” grazie alle riforme, e adesso la sua “voce non è di chi porta fastidi” a Bruxelles, “ma proposte” per il cambiamento. A suo avviso serve infatti “un’Europa più sociale e meno finanziaria, anche perché le regole finanziarie non sempre hanno funzionato”.

    C’è bisogno di un’Unione europea che si occupi “sempre meno di banche e più dei cittadini”, ha incalzato ancora il premier, sottolineando che “l’Italia non chiede flessibilità perché la flessibilità c’è già in Europa”. Per Renzi è necessaria una maggiore attenzione alla crescita economica, e in questa direzione “l’Europa si deve muovere insieme, ma si deve muovere” presto, ha indicato.

    Un punto sul quale Schulz ha offerto la sua sponda ricordando che “il patto che abbiamo siglato si chiama di Patto di stabilità e crescita” e, ha aggiunto, “non possiamo puntare solo sulla stabilità perché altrimenti non può esserci crescita”. Su questo, ha sostenuto, “gran parte dei miei colleghi al Parlamento europeo è d’accordo, in modo trasversale” agli schieramenti politici. È una rappresentazione senz’altro forzata – il capogruppo del Ppe a Strasburgo, Manfred Weber, avrebbe certamente difficoltà a sottoscrivere quelle parole – ma dà l’idea di quanto il socialista tedesco voglia spendersi per Renzi,

    il quale, nella continua ricerca di alleanze in Europa, dopo Schulz ha ricevuto a Palazzo Chigi il cancelliere austriaco, Werner Faymann.

    Il premier Matteo Renzi con l'omologo austriaco Werner Faymann (Foto: Barchielli, Palazzo Chigi)
    Il premier Matteo Renzi con l’omologo austriaco Werner Faymann (Foto: Barchielli, Palazzo Chigi)

    Il leader straniero – anch’egli appartenente alla famiglia socialista europea – ha garantito il suo sostegno sottolineando che “l’Italia ha fatto tantissimo in termini di riforme”, e aggiungendo che nell’Ue “non bastano regole e stabilità”. Negli anni della crisi “abbiamo salvato tantissimo”, ha proseguito il cancelliere, con un chiaro richiamo alle misure di rigore adottate per superare le difficoltà delle banche e dei debiti sovrani di alcuni Stati Membri. Però, “quello che non abbiamo ancora salvato sono tanti disoccupati”. Per dare risposte anche ai loro drammi, ha indicato, in Europa “servono anche regole per autorizzare più investimenti”. Per questo “sostengo tutte le iniziative di Matteo”, ha garantito.

    Un appoggio non disinteressato. In cambio, il premier Italiano è stato costretto ad abbozzare sulla sospensione dell’accordo di Schengen da parte di Vienna. Entrambi i capi di governo hanno richiamato alla necessaria “solidarietà” tra i Paesi Ue per gestire i flussi migratori. Ma “in Austria non crediamo che questa solidarietà europea si verificherà dall’oggi al domani”, ha spiegato Faymann. Dunque “abbiamo realizzato il ‘piano A’ (sospendere la libera circolazione prevista da Schengen, ndr) non perché non crediamo alle soluzioni europee, ma perché dobbiamo proteggere i confini” nell’immediato.

    Su questo punto, dopo aver ottenuto il sostegno alla battaglia per la flessibilità e gli investimenti, l’inquilino di Palazzo Chigi ha dovuto contraccambiare. “Vogliamo lavorare con Werner perché ci sia risposta immediata”, ha dichiarato Renzi, lasciando intuire che da Roma potrebbe addirittura arrivare il sostegno alla richiesta di reintrodurre per due anni i controlli alle frontiere, avanzata da alcuni Paesi in Consiglio europeo, tra cui la stessa Austria.

    Certo, ha precisato subito il capo dell’esecutivo italiano, oltre alle misure d’urgenza serve “anche una strategia che non metta in discussione Schengen e il valore dell’identità europea”. Va bene  barattare un sostegno alla flessibilità con l’appoggio a un periodo di chiusura delle frontiere ma non a costo di mettere una pietra tombale sulla libera circolazione. E chissà come si evolverà, anche alla luce di questo incontro, l’annunciata predisposizione di una barriera al Brennero, proprio al confine italo-austriaco, che l’esecutivo di Faymann sembra intenzionato a costruire e che, secondo il sito tirol.orf.at potrebbe essere fissa.

    Tags: appoggioausteritàcrescitaflessibilitàincontroPalazzo Chigirenzischulz

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