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    Home » Economia » Il governo italiano vuole l’intervento pubblico per le banche in crisi

    Il governo italiano vuole l’intervento pubblico per le banche in crisi

    Padoan invoca la garanzia sui depositi e una salvaguardia pubblica nel meccanismo di risoluzione bancaria. Poi parla di Brexit, esclude ipotesi di ristrutturazione del debito greco, chiede un fondo Ue per i migranti

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    17 Marzo 2016
    in Economia

    Roma – “L’Unione bancaria è l’elemento più importante sul tavolo dell’Ecofin e dell’Eurogruppo e dovrà essere trattato nei prossimi mesi”. Lo sostiene il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, intervenuto al convegno “ L’Italia e il governo dell’economia europea”, organizzato oggi a Roma dall’Istituto affari internazionali. Per completare il percorso fatto fin qui, ha indicato, “bisogna far procedere di pari passo la riduzione e la condivisione del rischio”.

    Sul primo versante “si è fatto molto”, ha sottolineato ancora il ministro, ma “non bisogna dimenticare” il secondo, che a suo avviso necessita di strumenti come un sistema comune “di garanzia sui depositi e un backstop pubblico al meccanismo di risoluzione” delle crisi bancarie, “basato invece su risorse private”.

    In altre parole, il ministro propone una correzione al bail-in – che fa ricadere gli oneri della crisi di un istituto di credito sui suoi azionisti, obbligazionisti fino ai correntisti sopra i 100mila euro – per proporre una misura di sostegno in cui sia lo Stato o la Banca centrale a intervenire. Dopo il braccio di ferro con la Commissione europea per mettere a punto una versione italiana di ‘bad bank’ senza accuse di aiuti di Stato, il titolare dell’Economia torna dunque a parlare di intervento pubblico nel settore bancario.

    C’è da scommettere che i tedeschi, già contrari a procedere sul sistema di garanzia comune sui depositi senza prima ridurre ulteriormente i rischi, non la prenderanno bene. Come i greci non prenderanno bene un passaggio sull’ipotesi di riduzione del loro debito pubblico. “Per quanto ne so io, nessuna ristrutturazione del debito è in agenda in alcun Paese europeo”, ha tagliato corto Padoan, confermando che l’Ue al momento non vuol prendere in considerazione la soluzione considerata indispensabile dal Fondo monetario internazionale.

    Riguardo alla situazione economica europea, il titolare del Tesoro avverte: “Non siamo ancora completamente fuori dal post crisi”. E se le difficoltà dei paesi emergenti e i prezzi bassi delle materie prime stanno frenando la crescita globale, tra i potenziali “elementi di shock geopolitico non esito a includere la Brexit”, ha spiegato il numero uno di Via XX Settembre, perché “metterebbe in discussione le istituzioni e gli assetti politici esistenti e il quadro complessivo”.

    In attesa che i cittadini britannici decidano con il referendum del 23 giugno, per raggiungere “una nuova normalità” fatta di crescita stabile, in Europa è necessaria “una risposta vigorosa” della politica che deve saper dare un indirizzo, secondo Padoan. Alcuni strumenti ci sono già. La flessibilità, ad esempio: parola “adesso molto di moda” e che, per il ministro, va interpretata come “un incentivo a fare riforme e investimenti, non una scappatoia alla disciplina fiscale” di bilancio. Poi c’è il Piano Juncker, che “è benvenuto ma deve essere reso più efficiente anche con una diversificazione degli obiettivi”, ha indicato Padoan lanciando il suo “invito ad accelerare” le misure previste.

    Tuttavia, la convinzione del Tesoro, come quella dell’intero esecutivo italiano, è che sia necessario anche un intervento sulla governance e le istituzioni. A tal proposito il ministro ha richiamato il documento con le proposte italiane per cambiare l’Europa. Tra queste vi è l’istituzione di un ministro del Tesoro europeo – inteso non alla tedesca, come controllore delle politiche fiscali dei Paesi membri, ma come destinatario di fondi propri dell’Ue da usare per politiche di crescita e occupazione – e l’istituzione di una forma comune di finanziamento per la gestione dei flussi migratori.

    Nel documento italiano, la politica comune sull’immigrazione era indicata come uno dei settori di intervento per i quali usare degli eurobond. Oggi, giorno dell’importante vertice Ue-Turchia sui migranti, auspicando che l’incontro “sia più conclusivo di quelli precedenti”, il ministro ha rilanciato la proposta. “Bisogna trovare soluzioni europee” al problema dell’immigrazione “anche dal punto di vista finanziario”, ha suggerito, riferendosi a “forme di finanziamento veramente europee”, come un “fondo europeo” in grado di aiutare dal punto di vista finanziario gli Stati membri investiti da flussi migratori eccezionali.

    Tags: backstopbrexitcrisi bancariadebitoflessibilitàfondo europeo migrantigaranzia sui depositigovernance @itgreciaimmigrazioneministro tesoro europeoPadoanunione bancaria

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