- L'Europa come non l'avete mai letta -
domenica, 6 Settembre 2026
No Result
View All Result
  • it ITA
  • en ENG
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Salute
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Net & Tech
    • Sport
  • Le Newsletter di Eunews
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Editoriali » Brexit, Commissione Juncker sotto attacco, da Londra e nell’Ue

    Brexit, Commissione Juncker sotto attacco, da Londra e nell’Ue

    Il vero nodo è decisione su chi guiderà i negoziati con il Regno Unito sui termini della Brexit

    Lorenzo Consoli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LorenzoConsoli" target="_blank">@LorenzoConsoli</a> di Lorenzo Consoli @LorenzoConsoli
    8 Luglio 2016
    in Editoriali
    Powered by powered by evolution group

    La Commissione europea, e in particolare  il suo presidente Jean-Claude Juncker, sono sotto attacco: trattati con disprezzo dai britannici come “burocrati non eletti”, accusati dal governo di Londra di non aver fatto concessioni più significative sullo “statuto speciale” del Regno Unito nell’Ue (come se il referendum sulla Brexit l’avesse voluto, e perduto, lo stesso Juncker, e non il premier britannico David Cameron); e criticati dai paesi dell’Est del gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia) che chiedono esplicitamente, a partire dalle politiche dell’immigrazione e asilo, il ritorno ai governi di molte competenze dell’Unione, il ripristino del diritto di veto degli Stati membri, e la sostituzione del “metodo comunitario” con l’inefficace e paralizzante cooperazione intergovernativa.

    A questo si aggiungono le domande che ormai sistematicamente qualche giornalista continua a fare, nelle sale stampa delle istituzioni comunitarie, sullo stato di salute di Juncker e sulle sue eventuali intenzioni di dimettersi, come da diverse parti gli viene chiesto.

    A quanto è sembrato durante lo scorso week-end, persino il governo dello Stato membro e fondatore più importante, la Germania, si sarebbe unito al coro dei detrattori della Commissione e dei nemici del suo presidente. La cancelliera Angela Merkel, secondo il Sunday Times del 3 luglio – che citava, senza identificarlo, quanto riferito da un ministro del governo tedesco –  sarebbe stata molto scontenta del modo in cui Juncker ha reagito al referendum britannico, e contraria ad affidare alla Commissione il negoziato sulle condizioni del divorzio dal Regno Unito. La pressione per costringerlo alle dimissioni, “crescerà sempre di più, e alla fine la cancelliera dovrà occuparsene l’anno prossimo”, affermava la fonte citata.

    Ma lunedì scorso il portavoce di Merkel, Steffen Seibert, ha difeso il presidente della Commissione, come aveva già fatto una settimana prima, commentando la richieste esplicita di dimissioni di Juncker da parte del ministro degli Esteri ceco Lubomir Zaoralek. Fra la cancelliera tedesca e il capo dell’Esecutivo comunitario, ha affermato Seibert, c’è una “buona e stretta cooperazione”, e Juncker “svolge un ruolo cruciale nel rispondere con successo alle sfide che l’Europa ha di fronte attualmente”. La stessa Merkel, inoltre, aveva avuto una lunga telefonata di chiarimento con il presidente della Commissione già domenica sera.

    E’ vero, tuttavia, che nel week-end successivo al venerdì della vittoria del “Leave”, il 24 giugno, Merkel aveva spiazzato e contraddetto il presidente della Commissione e quello del Parlamento europeo, Martin Schulz, dichiarando che bisognava dare ora più tempo ai britannici, lasciando che decidano di attivare il negoziato dopo l’estate.

    Inoltre, la cancelliera e il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, in diversi interventi avevano preso posizione contro l’idea, propugnata da Juncker e Schulz, di approfittare dell’uscita di Londra per rilanciare con forza il progetto integrazionista per la “ever closer Union”, l’unione sempre più stretta prevista dai Trattati Ue.

    E alla fine, effettivamente, i capi di Stato e di governo incontratisi al vertice di Bruxelles il 28 e 29 giugno hanno accettato di dover aspettare almeno fino all’autunno per l’attivazione dei negoziati con Londra, mentre sono apparsi profondamente divisi sull’idea di riprendere il cammino dell’integrazione comunitaria, e di rimettere mano ai Trattati Ue.

    Bisogna ricordare, inoltre, che Merkel non voleva Juncker alla guida della Commissione, che ha cercato di opporsi alla sua designazione come candidato del Ppe in caso di vittoria alle elezioni europee del maggio 2014, sostenendo al suo posto il francese Michel Barnier, e che dopo il successo del Ppe ha negato per diversi giorni di sentirsi legata da quel risultato, cedendo alla fine solo di fronte alle fortissime pressioni e critiche della stampa tedesca.

    Al centro degli attacchi, che mirano a indebolire e delegittimare la Commissione, c’è la controversia – fra  “comunitari”, più duri e meno disposti a concessioni sostanziali nel futuro negoziato con i britannici, e “intergovernativi”, più pragmatici e spregiudicati – su chi debba ottenere la gestione e la guida dei negoziati per l’uscita “ordinata” del regno Unito dall’Unione, quando Londra si deciderà finalmente ad avviarlo, attivando l’articolo 50 del Trattato Ue con la notifica della “intenzione di recesso”.

    Proprio l’articolo 50 prevede che sia il Consiglio (ovvero i governi) a nominare il team negoziale e la sua guida. La Commissione europea, forte di un parere in questo senso del proprio Servizio giuridico, considerava di avere pieno titolo per negoziare a nome dell’Ue, come fa in tutti i trattati commerciali con i paesi terzi. E il potente capo di gabinetto di Juncker, Martin Selmayr, secondo diverse fonti, si aspettava di vedersi conferire il ruolo di capo negoziatore. Ma il segretariato del Consiglio non era d’accordo, e poche ore dopo il referendum britannico ha creato – a quanto pare con l’appoggio tedesco – una “task force” tecnica sul negoziato per la Brexit, guidata dal diplomatico belga Didier Seeuws. Un vero e prorpio tentativo di mettere la Commissione di fronte al fatto compiuto, con il rischio, fra l’altro, di contraddire il principio, poi accettato dai capi di Stato e di governo, di evitare qualunque negoziato informale con Londra prima che sia attivato l’articolo 50.

    La reazione della Commissione, e in particolare di Selmayr, è stata inzialmente durissima, ma sembra ora che sia in vista un compromesso: già durante l’ultimo vertice Ue, e poi nelle ore scorse, durante la sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, Juncker, Schulz e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk si sarebbero messi d’accordo, in linea di principio, sull’idea di formare una “squadra mista”, composta di  negoziatori appartenenti a tutte e tre le istituzioni, Commissione, Europarlamento e Consiglio.

    Ma c’è chi a Bruxelles teme che vi sia una strategia britannica, da parte di chi ha voluto la Brexit e ora non sa bene come gestirla, non solo per delegittimare la Commissione, ma per mandare per aria l’intera Unione, esasperando i conflitti fra gli Stati membri e fra le istituzioni europee e sostenendo le ragioni dei movimenti populisti ed euroscettici. Non è un mistero che proprio questo voglia, ad esempio, Nigel Farage, il leader dimissionario dell’Ukip (il Partito dell’Indipendenza del Regno Unito). Ma anche nel dibattito interno per la nuova leadership del Partito conservatore emergono posizioni anti-Ue sempre più spregiudicate e radicali.

    Intanto, il “sistema paese” del Regno Unito, facendo leva sulla egemonia culturale e linguistica di cui dispone sui mercati finanziari e nei media internazionali, sembra stare applicando una vera e propria strategia della distrazione, allontanando l’attenzione dalle conseguenze del Brexit sul proprio territorio  per dirigerla e concentrarla altrove. Fanno impressione, a pochi giorni dal referendum, con la City sprofondata nell’incertezza e con il sistema politico e l’opinione pubblica britannica in preda alla confusione più totale, le aperture in prima pagina del Financial Times e dell’Economista dedicate ai rischi delle banche italiane.

    Tags: brexitCommissione europeajunckerlondrareferendumRegno Unito

    Eunews Newsletter

    Ti potrebbe piacere anche

    Occhiali: Kevin Ku via Unsplash
    Net & Tech

    Gli “occhiali intelligenti”: un nuovo Grande fratello che spaventa l’Europa

    2 Settembre 2026
    Da sinistra a destra il segretario generale, Mark Rutte, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Crediti: Commissione europea
    Politica Estera

    Von der Leyen: “L’attacco a Lipsia segna una escalation su suolo UE e una nuova normalità”

    2 Settembre 2026
    [foto: MPD01605/Wikimedia Commons]
    Politica

    Non solo Islanda, tutti i referendum sull’UE e i loro esiti (vittorie e sconfitte tra paure e presunte convenienze)

    31 Agosto 2026
    "UE + Islanda, No grazie". Cartello anti-adesione del 2013 [foto: Arctic Falcon/Wikimedia Commons]
    Politica Estera

    Islanda, niente UE: al referendum vince il ‘no’ alla ripresa dei negoziati di adesione

    31 Agosto 2026
    Frutta. Crediti: Jonas Kakaroto via Unsplash
    Le Brevi

    UE, cresce il surplus commerciale agroalimentare nei primi sei mesi del 2026

    28 Agosto 2026
    foto: Eunews
    Politica Estera

    Islanda-UE, è il momento della verità: cittadini al voto per riaprire (o no) i negoziati di adesione

    28 Agosto 2026

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    Mucche. Crediti: Carolien van Oijen via Unsplash

    Brasile, UE: le importazioni di carne riprendono quando rispetteranno le norme comunitarie

    di Iolanda Cuomo
    4 Settembre 2026

    Sono state sospese il 3 settembre le importazioni di carne dallo Stato sudamericano. Un portavoce della Commissione europea: "Il nostro...

    Marta Kos - Serbia - Mladic

    Kos rinvia la visita in Serbia: “La glorificazione di Mladić è incompatibile con i valori UE”

    di Annachiara Magenta annacmag
    4 Settembre 2026

    La commissaria per l'Allargamento contro le celebrazioni di Belgrado per l’ex comandante militare, soprannominato il 'macellaio della Bosnia ', condannato...

    [Foto: Carlo Carino/imagoeconomica, via IA]

    Cresce la pressione per vietare i filtri delle sigarette, la Commissione ci ragiona

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    4 Settembre 2026

    Dall'europarlamento la richiesta trasversale di esponenti di PPE, S&D, RE, Verdi e laSinistra. Varhelyi non esclude nulla

    La commissaria per la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib [foto: Claudio Centonze/imagoeconomica]

    Nepal, dall’UE 82 tonnellate di beni di prima necessità. Lahbib: “A fianco del popolo”

    di Redazione eunewsit
    4 Settembre 2026

    Bruxelles - L'Unione europea ha inviato 82 tonnellate di beni di prima necessità al Nepal che sta affrontando il tragico...

    • Editoriali
    • Eventi
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Savona 127/B, 20144 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione