- L'Europa come non l'avete mai letta -
sabato, 26 Settembre 2026
No Result
View All Result
  • it ITA
  • en ENG
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Salute
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Net & Tech
    • Sport
  • Le Newsletter di Eunews
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Editoriali » Brexit, Commissione Juncker sotto attacco, da Londra e nell’Ue

    Brexit, Commissione Juncker sotto attacco, da Londra e nell’Ue

    Il vero nodo è decisione su chi guiderà i negoziati con il Regno Unito sui termini della Brexit

    Lorenzo Consoli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LorenzoConsoli" target="_blank">@LorenzoConsoli</a> di Lorenzo Consoli @LorenzoConsoli
    8 Luglio 2016
    in Editoriali
    Powered by powered by evolution group

    La Commissione europea, e in particolare  il suo presidente Jean-Claude Juncker, sono sotto attacco: trattati con disprezzo dai britannici come “burocrati non eletti”, accusati dal governo di Londra di non aver fatto concessioni più significative sullo “statuto speciale” del Regno Unito nell’Ue (come se il referendum sulla Brexit l’avesse voluto, e perduto, lo stesso Juncker, e non il premier britannico David Cameron); e criticati dai paesi dell’Est del gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia) che chiedono esplicitamente, a partire dalle politiche dell’immigrazione e asilo, il ritorno ai governi di molte competenze dell’Unione, il ripristino del diritto di veto degli Stati membri, e la sostituzione del “metodo comunitario” con l’inefficace e paralizzante cooperazione intergovernativa.

    A questo si aggiungono le domande che ormai sistematicamente qualche giornalista continua a fare, nelle sale stampa delle istituzioni comunitarie, sullo stato di salute di Juncker e sulle sue eventuali intenzioni di dimettersi, come da diverse parti gli viene chiesto.

    A quanto è sembrato durante lo scorso week-end, persino il governo dello Stato membro e fondatore più importante, la Germania, si sarebbe unito al coro dei detrattori della Commissione e dei nemici del suo presidente. La cancelliera Angela Merkel, secondo il Sunday Times del 3 luglio – che citava, senza identificarlo, quanto riferito da un ministro del governo tedesco –  sarebbe stata molto scontenta del modo in cui Juncker ha reagito al referendum britannico, e contraria ad affidare alla Commissione il negoziato sulle condizioni del divorzio dal Regno Unito. La pressione per costringerlo alle dimissioni, “crescerà sempre di più, e alla fine la cancelliera dovrà occuparsene l’anno prossimo”, affermava la fonte citata.

    Ma lunedì scorso il portavoce di Merkel, Steffen Seibert, ha difeso il presidente della Commissione, come aveva già fatto una settimana prima, commentando la richieste esplicita di dimissioni di Juncker da parte del ministro degli Esteri ceco Lubomir Zaoralek. Fra la cancelliera tedesca e il capo dell’Esecutivo comunitario, ha affermato Seibert, c’è una “buona e stretta cooperazione”, e Juncker “svolge un ruolo cruciale nel rispondere con successo alle sfide che l’Europa ha di fronte attualmente”. La stessa Merkel, inoltre, aveva avuto una lunga telefonata di chiarimento con il presidente della Commissione già domenica sera.

    E’ vero, tuttavia, che nel week-end successivo al venerdì della vittoria del “Leave”, il 24 giugno, Merkel aveva spiazzato e contraddetto il presidente della Commissione e quello del Parlamento europeo, Martin Schulz, dichiarando che bisognava dare ora più tempo ai britannici, lasciando che decidano di attivare il negoziato dopo l’estate.

    Inoltre, la cancelliera e il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, in diversi interventi avevano preso posizione contro l’idea, propugnata da Juncker e Schulz, di approfittare dell’uscita di Londra per rilanciare con forza il progetto integrazionista per la “ever closer Union”, l’unione sempre più stretta prevista dai Trattati Ue.

    E alla fine, effettivamente, i capi di Stato e di governo incontratisi al vertice di Bruxelles il 28 e 29 giugno hanno accettato di dover aspettare almeno fino all’autunno per l’attivazione dei negoziati con Londra, mentre sono apparsi profondamente divisi sull’idea di riprendere il cammino dell’integrazione comunitaria, e di rimettere mano ai Trattati Ue.

    Bisogna ricordare, inoltre, che Merkel non voleva Juncker alla guida della Commissione, che ha cercato di opporsi alla sua designazione come candidato del Ppe in caso di vittoria alle elezioni europee del maggio 2014, sostenendo al suo posto il francese Michel Barnier, e che dopo il successo del Ppe ha negato per diversi giorni di sentirsi legata da quel risultato, cedendo alla fine solo di fronte alle fortissime pressioni e critiche della stampa tedesca.

    Al centro degli attacchi, che mirano a indebolire e delegittimare la Commissione, c’è la controversia – fra  “comunitari”, più duri e meno disposti a concessioni sostanziali nel futuro negoziato con i britannici, e “intergovernativi”, più pragmatici e spregiudicati – su chi debba ottenere la gestione e la guida dei negoziati per l’uscita “ordinata” del regno Unito dall’Unione, quando Londra si deciderà finalmente ad avviarlo, attivando l’articolo 50 del Trattato Ue con la notifica della “intenzione di recesso”.

    Proprio l’articolo 50 prevede che sia il Consiglio (ovvero i governi) a nominare il team negoziale e la sua guida. La Commissione europea, forte di un parere in questo senso del proprio Servizio giuridico, considerava di avere pieno titolo per negoziare a nome dell’Ue, come fa in tutti i trattati commerciali con i paesi terzi. E il potente capo di gabinetto di Juncker, Martin Selmayr, secondo diverse fonti, si aspettava di vedersi conferire il ruolo di capo negoziatore. Ma il segretariato del Consiglio non era d’accordo, e poche ore dopo il referendum britannico ha creato – a quanto pare con l’appoggio tedesco – una “task force” tecnica sul negoziato per la Brexit, guidata dal diplomatico belga Didier Seeuws. Un vero e prorpio tentativo di mettere la Commissione di fronte al fatto compiuto, con il rischio, fra l’altro, di contraddire il principio, poi accettato dai capi di Stato e di governo, di evitare qualunque negoziato informale con Londra prima che sia attivato l’articolo 50.

    La reazione della Commissione, e in particolare di Selmayr, è stata inzialmente durissima, ma sembra ora che sia in vista un compromesso: già durante l’ultimo vertice Ue, e poi nelle ore scorse, durante la sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, Juncker, Schulz e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk si sarebbero messi d’accordo, in linea di principio, sull’idea di formare una “squadra mista”, composta di  negoziatori appartenenti a tutte e tre le istituzioni, Commissione, Europarlamento e Consiglio.

    Ma c’è chi a Bruxelles teme che vi sia una strategia britannica, da parte di chi ha voluto la Brexit e ora non sa bene come gestirla, non solo per delegittimare la Commissione, ma per mandare per aria l’intera Unione, esasperando i conflitti fra gli Stati membri e fra le istituzioni europee e sostenendo le ragioni dei movimenti populisti ed euroscettici. Non è un mistero che proprio questo voglia, ad esempio, Nigel Farage, il leader dimissionario dell’Ukip (il Partito dell’Indipendenza del Regno Unito). Ma anche nel dibattito interno per la nuova leadership del Partito conservatore emergono posizioni anti-Ue sempre più spregiudicate e radicali.

    Intanto, il “sistema paese” del Regno Unito, facendo leva sulla egemonia culturale e linguistica di cui dispone sui mercati finanziari e nei media internazionali, sembra stare applicando una vera e propria strategia della distrazione, allontanando l’attenzione dalle conseguenze del Brexit sul proprio territorio  per dirigerla e concentrarla altrove. Fanno impressione, a pochi giorni dal referendum, con la City sprofondata nell’incertezza e con il sistema politico e l’opinione pubblica britannica in preda alla confusione più totale, le aperture in prima pagina del Financial Times e dell’Economista dedicate ai rischi delle banche italiane.

    Tags: brexitCommissione europeajunckerlondrareferendumRegno Unito

    Eunews Newsletter

    Ti potrebbe piacere anche

    Il presidente dell'Ucraina, Volodymyr Zelenskyy, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Crediti: Commissione europea
    Politica Estera

    Ucraina, UE: fondi legati alle riforme, se Kiev le fa sblocchiamo 20 miliardi

    23 Settembre 2026
    Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti. Crediti: Sara Minelli via Imagoeconomica
    Economia

    Auto, UE: valuteremo lo stop al bollo dell’Italia nel contesto del Semestre europeo

    18 Settembre 2026
    Bandiere dell'Ucraina e dell'UE sventolano a Palazzo Berlaymont. Crediti: Commissione europea
    Difesa e Sicurezza

    Dall’UE 3,3 miliardi all’Ucraina per l’acquisto di droni e missili

    18 Settembre 2026
    L'eurodeputato (S&D), eletto con il Partito Democratico, Sandro Ruotolo. Crediti: Parlamento europeo
    Net & Tech

    Minori online, Ruotolo (S&D): “Proteggerli senza impedire l’accesso ai vantaggi di Internet”

    16 Settembre 2026
    Scozia, Galles, Irlanda del Nord unite per ritorno UE
    Politica Estera

    Scozia, Galles e Irlanda del Nord unite per l’indipendenza e il ritorno nella UE

    15 Settembre 2026
    Sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo di luglio 2026. Crediti: Parlamento europeo - SALUTE - PARLAMENTO UE - CANCRO - PPE
    Politica

    Discorso sullo stato dell’Unione, Ceuta, gli incendi e le ingerenze esterne: i temi alla plenaria del Parlamento europeo

    11 Settembre 2026

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    Photo de max bushuevsur Unsplash

    Diritto alla riparazione: Italia e altri 17 non hanno recepito la direttiva, parte l’infrazione UE

    di Redazione eunewsit
    25 Settembre 2026

    Gli Stati interessati ora hanno due mesi per rispondere e porre rimedio alle carenze segnalate dalla Commissione

    Photo de Matthew Sichkaruksur Unsplash

    Al ritmo attuale la parità di genere ci sarà solo nel 2197, il ‘tetto di cristallo’ è ancora intatto

    di Giulia Torbidoni
    25 Settembre 2026

    In una relazione il CESE denuncia e richiama alla necessità di accelerare i progressi su lavoro dignitoso, retribuzione, protezione sociale,...

    Idrogeno Procedura d'infrazione

    Italia prima della classe a recepire le norme su gas e idrogeno, infrazione UE agli altri 26

    di Annachiara Magenta annacmag
    25 Settembre 2026

    Gli Stati interessati hanno ora due mesi per rispondere alla Commissione, completare il recepimento e comunicarne l'avvenuta attuazione

    Kaja Kallas

    Accordo tra i Paesi UE sulle condizioni per rilasciare a Kiev 6,6 miliardi di euro

    di Annachiara Magenta annacmag
    25 Settembre 2026

    Si tratta di risorse dello Strumento europeo per la pace (EPF). Kallas: "È una buona notizia per l'Ucraina e una...

    • Editoriali
    • Eventi
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Savona 127/B, 20144 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione