- L'Europa come non l'avete mai letta -
venerdì, 24 Aprile 2026
No Result
View All Result
  • it ITA
  • en ENG
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Salute
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Net & Tech
    • Sport
  • Newsletter
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Non categorizzato » Il fallimento della libera circolazione delle persone

    Il fallimento della libera circolazione delle persone

    [di Robert Skidelsky] L’epoca degli spostamenti liberi tra paesi è finita. Adesso servono misure che includano non solo la limitazione del numero di migranti economici da accogliere, ma anche politiche che garantiscano la piena occupazione e la continuità del reddito.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    29 Luglio 2016
    in Non categorizzato

    di Robert Skidelsky 

    L’orrendo attacco perpetrato da un uomo franco-tunisino contro la folla a Nizza, durante i festeggiamenti del giorno della presa della Bastiglia, che ha causato 84 morti e ferito altre centinaia di persone, darà un’enorme spinta a Marine Le Pen, leader del Front National, nelle elezioni presidenziali della prossima primavera. Non importa se l’assassino, Mohamed Lahouaiej Bouhlel, abbia effettivamente un legame con l’estremismo islamico. In tutto il mondo occidentale c’è una pericolosa miscela di insicurezza fisica, economica e culturale che sta alimentando un sentimento e una politica anti-immigrazione proprio nel momento in cui la disintegrazione degli Stati postcoloniali nell’area islamica sta generando un afflusso di profughi che non si vedeva dalla seconda guerra mondiale.

    Negli ultimi trent’anni l’apertura verso gli immigrati ha rappresentato un elemento fondamentale delle società liberal-democratiche. Solo i bigotti non vedevano quanto l’immigrazione beneficiasse sia gli immigrati sia chi li ospitava. Pertanto l’obiettivo delle élite politiche era quello di mantenere viva questa visione positiva dell’immigrazione e di facilitare al contempo l’integrazione dei nuovi arrivati. Purtroppo le élite occidentali non sono riuscite a realizzare le condizioni per il successo di tale politica.

    Sebbene lo spostamento delle persone sia una costante della storia umana, esso è avvenuto in maniera relativamente pacifica solo quando ha interessato territori poco popolati o in via di sviluppo. Un classico esempio è quello dell’emigrazione europea verso il nuovo mondo nel corso del diciannovesimo secolo. Tra il 1840 e il 1914, 55 milioni di persone hanno lasciato l’Europa per stabilirsi in America: un numero maggiore di persone, in rapporto alla popolazione esistente, di tutte quelle che sono migrate dalla seconda guerra mondiale ad oggi. Si trattava in quasi tutti i casi di migranti economici, spinti dalla fame o dalla depressione del mondo agricolo a lasciare il proprio paese, attirati verso il nuovo mondo dalla promessa di terra e lavoro.

    Quando il mondo si è industrializzato e si è riempito di persone, il flusso di persone dal mondo sviluppato verso il mondo in via di sviluppo si è rovesciato. La povertà e la fame hanno continuato a spingere i migranti ad abbandonare i paesi più poveri; adesso, però, il fattore trainante non è la promessa della terra gratuita, ma la speranza di un lavoro migliore nel mondo sviluppato. Questa dinamica ha posto le basi delle tensioni che vediamo oggi. Dopo la seconda guerra mondiale, i governi occidentali hanno sviluppato delle politiche mirate a bilanciare i benefici economici dell’immigrazione (disponibilità di lavoro a basso costo) con la protezione dei posti di lavoro e degli standard di vita dei lavoratori. Per esempio, tra il 1955 e il 1973 la Germania dell’Ovest ha consentito l’afflusso di 14 milioni di “lavoratori ospiti”, in gran parte dalla Turchia. Sebbene questi “ospiti” sarebbero dovuti tornare al paese di origine dopo due anni, i controlli si sono progressivamente indeboliti nel contesto di una generale transizione verso una sempre maggiore libertà di commercio e libertà di movimento dei capitali.

    Assieme ai motivi economici, la migrazione è sempre stata motivata anche da motivi etnici, religiosi e politici. Gli esempi includono l’espulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492, degli ugonotti dalla Francia nel 1685, dei tedeschi e di altre etnie dall’Europa dell’est dopo la seconda guerra mondiale, di alcuni palestinesi da Israele nel 1948, e degli indiani dall’Uganda negli anni ’70. Negli anni recenti i rifugiati sono scappati soprattutto dalle persecuzioni o dall’estrema insicurezza dovuta alla disintegrazione del loro paese. Abbiamo visto situazioni di questo tipo nei Balcani negli anni ’90, o in Afghanistan e nel Corno d’Africa negli anni 2000. I cinque milioni di siriani attualmente sparsi in Turchia, Libano e Giordania rappresentano l’ultimo drammatico esempio di questa serie.

    Per questa classe di migranti, i fattori di “fuga” (più che quelli di “attrazione”) sono decisamente fondamentali. Ma la linea di demarcazione tra rifugiati e migranti economici è sempre più sfumata. La storia indica che la maggior parte dei rifugiati non fa ritorno al proprio paese di origine. Il senso di estrema insicurezza impiega troppo tempo a scomparire, e nel frattempo subentra il desiderio di una vita migliore.

    Questo spiega un elemento importante della percezione popolare: la maggior parte delle persone dei paesi ospitanti non distingue tra migranti economici e rifugiati. Entrambi sono accomunati e percepiti come richiedenti risorse, non come persone che creano delle risorse. La fuga degli asiatici orientali dal Kenya durante la campagna di “africanizzazione” del paese portò direttamente alle leggi anti-immigrazione nel Regno Unito nel 1968.

    Questa prospettiva storica suggerisce tre conclusioni. Primo, il sentimento anti-immigrazione non è basato solo sul pregiudizio, l’ignoranza o l’opportunismo politico. Il linguaggio anti-immigrazione non è solo costruito socialmente. Le parole non sono solo lo specchio delle cose “là fuori”, ma hanno anche una relazione con esse. Si può manipolare qualcosa solo se c’è qualcosa da manipolare. Non possiamo modificare le parole se non modifichiamo anche la realtà a cui le parole si riferiscono. Secondo, l’epoca degli spostamenti liberi e non regolamentati di grandi masse di persone si sta chiudendo. Come mostra il voto sul Brexit, la classe politica europea sottostima ampiamente le tensioni provocate dalla libertà di movimento attraverso le frontiere, che poi altro non è che il fallimentare progetto neoliberale di massimizzare l’allocazione delle risorse tramite il mercato. Il difetto fatale della libertà di movimento nell’Unione europea è che tale libertà presuppone che ci sia uno Stato a gestirla. Ma tale Stato non esiste. Dare alle persone un passaporto europeo non legittima di per sé il mercato unico del lavoro, ed è questo il motivo per il quale il “freno d’emergenza” sull’immigrazione all’interno dell’Unione europea è ora inevitabile. Terzo, dobbiamo riconoscere che la maggior parte dei rifugiati che arrivano nell’Unione europea non farà ritorno a casa.

    La strada che abbiamo davanti a noi è difficile. I primi passi da fare sono quelli di incrementare la sicurezza degli elettori, e farlo nel senso più ampio possibile, perché queste scelte sono sotto il controllo dei leader politici. Si tratta di misure che non includono solo la limitazione del numero di migranti economici da accogliere, ma anche politiche che garantiscano la piena occupazione e la continuità del reddito. Solo se l’insicurezza economica degli elettori sarà ridotta c’è una qualche speranza di attuare delle politiche attive per integrare i rifugiati, il cui numero non può essere direttamente controllato dai leader politici occidentali.

    Il problema irrisolto è come ridurre i fattori che spingono le persone a lasciare il proprio paese. Possiamo sperare che lo sviluppo dell’Europa orientale – o del Messico – pareggerà in qualche modo le condizioni economiche in modo da far terminare i flussi netti da una regione verso l’altra. Ma come porre termine al flusso di rifugiati dal Medio Oriente e dall’Africa è una questione decisamente più scoraggiante. Ristabilire l’ordine e creare delle autorità legittimate sono precondizioni per lo sviluppo economico, ma non sappiamo come fare per ottenerle. In certi casi potrebbe essere necessario ridisegnare i confini. Ma è difficile ridisegnare confini senza anni di combattimenti, ed è difficile capire come l’Occidente possa ridurre gli spargimenti di sangue.

    Una cosa mi sembra chiara: senza una maggiore sicurezza da entrambe le parti, la violenza politica si riverserà dal mondo islamico verso i suoi vicini più prossimi in Europa.

    Pubblicato su Social Europe il 18 luglio 2016. Traduzione di Voci dall’Estero rivista da Thomas Fazi. 

    Ti potrebbe piacere anche

    Ucraina Allargamento Ue
    Politica

    Allargamento, i leader UE provano a far partire l’iter di adesione dell’Ucraina

    23 Aprile 2026
    Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti (destra), con il commissario per l'Econonia, Valdis Dombrovskis [Bruxelles, 9 marzo 2026. Foto: European Council]
    Economia

    Dfp, Giorgetti: Margini di bilancio assottigliati. Meloni: Conti sono in ordine

    23 Aprile 2026
    Interni della biblioteca Braidense di Milano. Credits: Ermes Beltrami via Imagoeconomica
    Notizie In Breve

    In Europa aumentano gli acquisti di e-book ed audiolibri

    23 Aprile 2026
    Il 6 e il 7 giugno si riunisce il Consiglio trasporti ed energia in Lussemburgo. La sicurezza energetica sarà uno dei temi più importanti in agenda
    Energia

    Il mix energetico dell’UE è ancora dominato dai fossili: petrolio e gas valgono quasi il 60 per cento

    23 Aprile 2026
    I presidenti di Commissione europea, Ursula von der Leyen, Consiglio europeo, Antonio Costa, Ucraina, Volodymyr Zelensky, nella commemorazione dei 4 anni dell'inizio della guerra su larga scala della Russia. Foto: Alexandros Michailidis via Imagoeconomica
    Politica Estera

    Via libera definitivo UE agli aiuti a Kiev e alle sanzioni a Mosca, Zelensky: “Un giorno importante”

    23 Aprile 2026
    Source: Imagoeconomica. LOGITECH AZIENDA MOUSE PC INDUSTRIA PERIFERICHE PERSONAL COMPUTER. Competenze digitali
    Net & Tech

    Il 40 per cento dei cittadini dell’UE manca ancora di competenze digitali di base

    23 Aprile 2026

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    Ucraina Allargamento Ue

    Allargamento, i leader UE provano a far partire l’iter di adesione dell’Ucraina

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    23 Aprile 2026

    I presidenti di Commissione e Consiglio europeo vorrebbero aprire i primi capitoli negoziali utili per l'allargamento dell'UE all'Ucraina. Il Belgio...

    Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti (destra), con il commissario per l'Econonia, Valdis Dombrovskis [Bruxelles, 9 marzo 2026. Foto: European Council]

    Dfp, Giorgetti: Margini di bilancio assottigliati. Meloni: Conti sono in ordine

    di Dario Borriello
    23 Aprile 2026

    Meloni: "Dobbiamo vedere quali sono le regole che abbiamo e poi nelle prossime settimane decidiamo come muoverci a livello nazionale"

    Interni della biblioteca Braidense di Milano. Credits: Ermes Beltrami via Imagoeconomica

    In Europa aumentano gli acquisti di e-book ed audiolibri

    di Iolanda Cuomo
    23 Aprile 2026

    Bruxelles – Nel 2025, sono aumentate le persone che hanno acquistato e-book e audiolibri in Europa. Secondo Eurostat, l’anno scorso...

    Il 6 e il 7 giugno si riunisce il Consiglio trasporti ed energia in Lussemburgo. La sicurezza energetica sarà uno dei temi più importanti in agenda

    Il mix energetico dell’UE è ancora dominato dai fossili: petrolio e gas valgono quasi il 60 per cento

    di Giorgio Dell'Omodarme
    23 Aprile 2026

    Secondo l'odierno report della Commissione Europea, le rinnovabili coprono soltanto il 20 per cento del fabbisogno energetico dell'Unione e resta...

    • Editoriali
    • Eventi
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Rubens 19 - 20148 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione