- L'Europa come non l'avete mai letta -
sabato, 7 Novembre 2026
No Result
View All Result
  • en ENG
  • it ITA
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Salute
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Net & Tech
    • Sport
  • Le Newsletter di Eunews
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Non categorizzato » Le due facce dell’era dei migranti

    Le due facce dell’era dei migranti

    In America sono un’emergenza quasi inventata da The Donald per provare a vincere le elezioni, in Europa è un problema che fa scricchiolare le fondamenta dell’Unione

    Virgilio Chelli di Virgilio Chelli
    5 Settembre 2016
    in Non categorizzato
    Usa2016, elezioni, Usa, immigrati

    Donald Trump

    Let me in immigration man! La canzone di Graham Nash di 40 e passa anni fa sembra raccontare la stessa storia in Europa e in America, con schiere di migranti che bussano alla porta di paesi già provati da otto anni di crisi economica e più recentemente spaventati dall’ondata di terrorismo low cost. Ma sono storie che non si somigliano neanche alla lontana. L’unico punto in comune è che di migranti si parla molto sui giornali, in tv e nei bar sia in America che in Europa, e che in tutte e due la percezione che prevale è la diffidenza se non la paura. Ma fatti e numeri raccontano due storie completamente diverse.

    Cominciamo dall’America e da Donald Trump, che dell’immigrazione illegale e pericolosa ha fatto uno dei cavalli di battaglia della sua campagna elettorale. Con due obiettivi precisi. Da una parte il Messico, dall’altra gli islamici. Da nessuna delle due parti esistono pressioni migratorie particolari. Anzi. Dalla crisi in poi il saldo migratorio con il Messico è diventato negativo, sono più i messicani che tornano a casa di quelli che cercano di varcare la frontiera americana. E’ l’ultimo capitolo di una storia lunga. Dal 1980 al 2000 gli immigrati messicani in USA sono raddoppiati ogni 10 anni: nel 1980 erano poco più di due milioni, nel 1990 hanno superato i 4 milioni, nel 2000 sono arrivati a oltre 9 milioni. Poi il flusso ha rallentato, si arriva a 11 e passa milioni nel 2006, e si stabilizza sotto i 12 milioni negli anni successivi. Probabilmente è cambiata la qualità dell’immigrazione messicana, meno gente in cerca di lavoro pulito per inseguire il sogno americano e più gente legata al traffico di droga e simili. Non ci sono statistiche precise. La stabilizzazione e il saldo negativo sono il risultato di due fattori: la crisi economica, che ha ridotto l’offerta di lavoro soprattutto nell’edilizia, settore di destinazione da sempre della mano d’opera messicana, e una serie di accordi con il Messico che hanno funzionato. Per arrivare negli Stai uniti dal Centro e dal Sud America bisogna passare per il Messico, non c’è altro modo. E il Messico, ovviamente dietro importanti contropartite, come ad esempio investimenti produttivi, si è messo a fare da filtro, intercettando a Sud i migranti e rispedendoli a casa. La sua conformazione a imbuto, stretto a Sud e largo a Nord, ha aiutato il compito. Quindi perché The Donald ha deciso di giocare la carta messicana? I motivi probabilmente sono più di uno. Durante le primarie può aver giocato l’origine latina dei suoi rivali – da Cruz a Rubio – e avergli fatto gioco descrivere i latinos come sporchi, brutti e cattivi. Una volta conquistata la candidatura si è rigiocato la stessa carta in modo diverso, con la visita “presidenziale” a Mexico City, facendo capire che ha in mano le carte per negoziare con il suo non ancora omologo (che però lo riceve come se già lo fosse) Enrique Peña Nieto, un buon accordo con gli americani, con o senza muro. E poi c’è l’economia che non produce più reddito per la classe medio bassa bianca, che più scende nella scala sociale, più percepisce i chicanos come concorrenti. E non solo i bianchi, con la crisi anche i messicani con le carte in regola percepiscono i connazionali e gli altri latinos irregolari come pericolosi concorrenti, disposti a lavorare in nero a paghe più basse. Infine i messicani perché il corridoio Messico-Usa è l’unico canale utilizzabile per entrare illegalmente negli Stati Uniti, con il Canada a Nord e i due Oceani a Est e a Ovest. Gli islamici sono una componente residuale dell’immigrazione in America, ma la percezione del rischio terroristico è molto alta. Quindi un argomento a costo quasi zero che The Donald spende a piene mani.

    L’Europa non ha la fortuna di avere un Messico alla frontiera Sud, dove invece c’è un Mediterraneo diventato Mare Vostrum su cui si affacciano territori che non sono più né stati né nazioni, e un Oceano a Est, dove invece ci sono i frantumi dell’Impero Sovietico, della ex Jugoslavia e di un Medio Oriente che sta andando in mille pezzi. Diciamo che su questa sponda dell’Atlantico il problema è più complicato. Anche perché i flussi di migranti non sono in cerca di lavoro per realizzare il Sogno Europeo. Sono alla ricerca di protezione e sussidi di sopravvivenza. Non mettono a rischio posti di lavoro europei, vendere le rose ai tavolini dei bar non è un’occupazione ambita, ma il loro girovagare improduttivo (destinato a rimanere tale per mancanza dei basic, lingua e un minimo di skill lavorative) per città e paesi d’Europa inquieta e preoccupa. La provenienza da aree di coltura del terrorismo e dell’estremismo aggiunge preoccupazione. Senza le immagini di Calais stracolma di profughi accampati in cerca di un camion su cui infilarsi per passare da clandestini la Manica ogni giorno in tv probabilmente la Brexit non avrebbe mai vinto il referendum. Non che la Gran Bretagna sia un paese chiuso all’immigrazione, tutt’altro. Ma un conto è farsi timbrare il biglietto dell’autobus da un controllore bengalese, o perfino, come Londra, avere un sindaco di origine pakistana, e un conto immaginare Trafalgar Square o la stazione di Kings Cross trasformate in accampamenti di sudanesi o afgani. Il controllo del territorio è una delle fondamenta di uno stato, e la crisi dei migranti ha dato la percezione che gli stati dell’Europa continentale l’avessero persa. Agli inglesi e anche agli altri europei che guardano la tv e si informano sui giornali e su internet. Solo che loro una porta con su scritto Exit, a differenza dei britannici, non ce l’hanno.

    Sembra una situazione abbastanza complicata. Molto più complicata che in America. Una situazione che non sarà risolta dal Referendum di Renzi, e neppure dalle elezioni in Francia e in Germania l’anno prossimo. Gli europei hanno ancora molte opzioni aperte, a cominciare dalla riscrittura dei troppi trattati in un Testo Unico che somigli un po’ di più a una Costituzione e dalla costituzione di un qualche tipo di forza di polizia e di difesa unificata. L’importante è che le opzioni siano percorse in tempo, quando sono ancora percorribili, prima che arrivi un trauma che aggiusta le cose a modo suo, come fa una scossa di terremoto quando scarica le tensioni accumulate per decenni.

    Tags: elezioniimmigratimigrantiUsa2016

    Ti potrebbe piacere anche

    Secondo il commissario alla Migrazione, Magnus Brunner, quattro Paesi (Italia, Grecia, Cipro e Spagna) sono "sotto pressione migratoria"
    Diritti

    La Commissione UE considera Italia, Grecia, Cipro e Spagna Paesi “sotto pressione migratoria”

    6 Novembre 2026
    Dubbi della Commissione europea sul tetto agli alunni stranieri nelle classi proposto dal governo italiano. Source: taylor-flowe-4nKOEAQaTgA-unsplash
    Politica

    Dubbi della Commissione UE sul tetto agli stranieri in classe: i Trattati vietano la discriminazione

    3 Novembre 2026
    PPE BECA parlamento europeo
    Salute

    BECA, il malessere nel PPE: “Sostenere questo testo sarebbe un grave errore politico”

    3 Novembre 2026
    URSULA VON DER LEYEN PRESIDENTE COMMISSIONE EUROPEA, ANTÓNIO COSTA PRESIDENTE CONSIGLIO EUROPEO, EMMANUEL MACRON PRESIDENTE FRANCIA, ALEKSANDAR VU?I? PRESIDENTE SERBIA, FRIEDRICH MERZ CANCELLIERE DELLA REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA (Imagoeconomica)
    Opinioni

    Una nuova alba per la democrazia in Serbia. Perchè in piazza non ci sono bandire dell’UE

    27 Ottobre 2026
    Vittoria della Lista Studentesca in Serbia. Crediti: Federico Baccini/The New Union Post
    Diritti

    INTERVISTA / La festa di Antić, attivista serba in esilio tra i fondatori di STAV: “Nutro grandi speranze”

    27 Ottobre 2026
    Manifestanti a Belgrado, il 15 marzo 2025 (foto: Andrej Isakovic/Afp)
    Politica Estera

    Serbia, la spallata dei giovani a Vučić: Lista Studentesca vince le elezioni

    26 Ottobre 2026
    Il prossimo anno ci saranno almeno 13 grandi elezioni in Europa

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    Bandiera del Montenegro. Crediti: Anna Kharkivska via Unsplash allargamento

    Il Montenegro chiude altri due capitoli negoziali, possibile entro l’anno la fine delle trattative per l’adesione

    di Annachiara Magenta annacmag
    6 Novembre 2026

    Bruxelles - Il Montenegro compie un altro passo verso l’adesione all’Unione europea, chiudendo provvisoriamente altri due capitoli negoziali: il numero...

    Il presidente del Consiglio europeo, Antònio Costa, e la presidente italiana del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni. Crediti: Consiglio dell'Unione europea

    Costa d’accordo con Meloni: “Nei negoziati sull’Ucraina, il messaggio UE sia unitario e chiaro”

    di Iolanda Cuomo
    6 Novembre 2026

    Il presidente del Consiglio europeo ha risposto alla richiesta della premier italiana di decidere "una volta per tutte" chi debba...

    Eurostat: I salari europei crescono del 4,3 per cento, ma l’Italia resta indietro. La Spagna allunga il passo

    I salari europei crescono del 4,3 per cento, ma l’Italia resta indietro. La Spagna allunga il passo

    di Annachiara Magenta annacmag
    6 Novembre 2026

    Gli ultimi dati pubblicati da Eurostat mostrano una forte disparità tra gli Stati membri: il salario medio lussemburghese (il più...

    Casa di riposo. Crediti: Dominik Lange via Unsplash

    Cresce del 5 per cento la spesa dell’UE per le prestazioni sociali nel 2025

    di Iolanda Cuomo
    6 Novembre 2026

    Bruxelles - Secondo Eurostat, l'Agenzia di statistica dell'UE, nel 2025, la spesa totale per le prestazioni di protezione sociale nell’UE...

    • Editoriali
    • Eventi
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Savona 127/B, 20144 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • en ENG
    • it ITA
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • en ENG
    • it ITA
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione