Bruxelles – “Sostenere la relazione sul Piano europeo contro il cancro (BECA) senza correggerne l’impostazione sarebbe un errore politico e di merito”. È il malessere che attraversa una parte del Partito popolare europeo (PPE), come riferito a Eunews da un eurodeputato di una delegazione di peso nel PPE, all’avvicinarsi del voto della miniplenaria dell’Eurocamera dell’11 novembre, dopo il via libera al testo in commissione SANT il 28 settembre. Secondo la stessa fonte, all’interno del gruppo sarebbero emerse “forti resistenze verso alcune misure sulla prevenzione, giudicate troppo vicine alle posizioni socialiste e verdi e non sufficientemente ancorate alla proporzionalità e alle evidenze scientifiche”.
Le perplessità non sarebbero emerse soltanto negli ultimi giorni. Secondo le fonti, il malcontento si è manifestato in diverse riunioni interne al PPE, prima durante i Working group dedicati alle politiche ambientali ed economiche e successivamente nel corso delle discussioni dell’intero gruppo politico a Strasburgo. Le delegazioni nazionali che hanno espresso le maggiori riserve – specifica l’eurodeputato PPE – sarebbero quelle italiana, spagnola, romena, svedese, portoghese e ceca. Al centro delle critiche c’è soprattutto la distanza tra l’impostazione della BECA e quella sostenuta dai popolari poche settimane prima sulla relazione sulle malattie cardiovascolari (CVD).
Il confronto tra i due testi è significativo. Sulla CVD, il PPE aveva insistito sulla necessità di distinguere i diversi livelli di rischio e valutare le conseguenze delle misure proposte, difendendo un approccio più proporzionato. Sulla BECA, invece, il gruppo ha sostenuto una relazione più ambiziosa su alimentazione, alcol e tabacco, con indicazioni più restrittive sui principali fattori di rischio oncologico. Una contraddizione che, secondo le fonti sentite da Eunews, non rifletterebbe necessariamente un cambiamento nell’orientamento politico del PPE sulla prevenzione, ma sarebbe legata soprattutto alla situazione politica europea.
Sul fondo c’è la volontà della leadership popolare di preservare la maggioranza che sostiene la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, composta da PPE, Socialisti e democratici (S&D) e Renew Europe. Una necessità resa più evidente anche dai risultati dell’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD) in Germania. In questo quadro, mantenere salda la collaborazione con S&D e Renew significa anche evitare che le forze più radicali possano rivendicare vittorie politiche su temi sensibili come la salute pubblica.
Gli equilibri interni al Parlamento europeo sono inoltre condizionati dalle prossime scadenze politiche, a partire dalla partita per la riconferma di Roberta Metsola alla presidenza dell’Eurocamera e dal futuro assetto delle commissioni parlamentari, compresa quella per la Salute pubblica (SANT). Il sostegno alla BECA si inserirebbe così in una più ampia logica di compromesso tra le forze che compongono la maggioranza, che avrebbe finito per mettere in secondo piano le riserve di alcune delegazioni popolari. Il PPE si sarebbe dunque allontanato dalla posizione sostenuta sulla CVD soprattutto per ragioni di opportunità politica, più che per una vera revisione della propria linea sulla prevenzione.
Il quadro, tuttavia, potrebbe cambiare ancora nei prossimi mesi. Le possibili evoluzioni politiche in Francia e Spagna, e in particolare eventuali cambi di governo, potrebbero modificare gli equilibri tra gli Stati membri e le posizioni dei rispettivi governi sui dossier legati alla salute e alla regolamentazione del tabacco.
Sul piano pubblico, il PPE respinge l’idea di aver abbandonato i propri principi. L’eurodeputato ceco Tomáš Zdechovský assicura che “i principi del PPE non sono cambiati”. “Dobbiamo restare il riferimento politico per un approccio alla prevenzione equilibrato e basato sulle evidenze: proteggere la salute pubblica rispettando la proporzionalità, distinguendo i diversi livelli di rischio e tenendo conto delle conseguenze sull’occupazione e sull’economia”, afferma. Secondo Zdechovský, questo equilibrio era già evidente nella posizione del gruppo sulla relazione CVD e deve orientare anche quella sulla BECA. “Stiamo lavorando all’interno del gruppo affinché gli stessi principi guidino la nostra posizione”, aggiunge, assicurando che il PPE non sosterrà “proposte ideologiche, che arrivino dai Socialisti o dai Verdi, capaci di imporre oneri sproporzionati senza produrre benefici chiari per la salute pubblica”.
Anche fuori dal PPE, il dibattito sulle misure di prevenzione contenute nella BECA evidenzia posizioni diverse sul modo di intervenire sui fattori di rischio. Pietro Fiocchi, eurodeputato di Fratelli d’Italia nel gruppo dei Conservatori e riformisti europei (ECR), critica un approccio che non distingua tra i diversi prodotti e comportamenti: “Nella scorsa legislatura il concetto principale era la riduzione del rischio“. Una distinzione che, secondo Fiocchi, dovrebbe valere anche per il tabacco e i suoi prodotti alternativi, ma non soltanto. Sul consumo di alcol, l’eurodeputato richiama la necessità di “distinguere tra un consumo eccessivo e uno moderato”; sul fronte alimentare, contesta le impostazioni che rischiano di “trasformare indicazioni nutrizionali in divieti o giudizi indiscriminati”.
Sulla stessa linea di una regolamentazione differenziata si colloca il francese Pierre Pimpie, anche lui nel gruppo ECR. “Non si può mettere tutto sullo stesso piano“, è la posizione dell’eurodeputato, che difende un approccio pragmatico alla riduzione del danno e contesta l’equiparazione tra sigarette tradizionali, prodotti a tabacco riscaldato e bustine di nicotina. Pimpie mette inoltre in guardia dal rischio che divieti eccessivi finiscano per “alimentare il mercato illegale e penalizzare investimenti e occupazione”.
Il confronto sulla BECA si inserisce, intanto, in una discussione più ampia sulla futura revisione della direttiva europea sui prodotti del tabacco (TPD) e delle norme sui prodotti contenenti nicotina. Da una parte, Francia e Paesi Bassi, insieme ad altri sei Paesi, hanno chiesto alla Commissione europea un blocco del mercato per i nuovi prodotti e misure più restrittive, compreso un intervento sugli aromi. Dall’altra, Italia e Grecia hanno promosso un’iniziativa a favore di un approccio più moderato, sostenuta anche da Bulgaria, Repubblica Ceca, Lituania e Slovacchia, che insiste sulla necessità di distinguere i diversi prodotti dalle sigarette tradizionali. Romania e Svezia, secondo le informazioni raccolte, sarebbero state potenziali sostenitrici dell’iniziativa italiana, senza poter aderire direttamente per la situazione istituzionale interna.
Il voto dell’11 novembre sarà quindi un passaggio importante per verificare se il PPE riuscirà a ricomporre le proprie divisioni. La posta in gioco non è soltanto il contenuto della relazione contro il cancro, ma anche la capacità dei popolari di mantenere una linea riconoscibile sulla prevenzione, conciliando le proprie posizioni con gli equilibri politici della maggioranza europea.












