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    Home » Economia » Via libera da Bruxelles al potenziamento della rete del gas cara a Mosca e a Berlino

    Via libera da Bruxelles al potenziamento della rete del gas cara a Mosca e a Berlino

    In Europa ci sono almeno quattro Stati contrari e su questo Renzi si era duramente scontrato con la cancelliera tedesca

    Lena Pavese di Lena Pavese
    28 Ottobre 2016
    in Economia
    Opal Gazprom

    Bruxelles – La difesa del libero mercato, della concorrenza, e l’attenzione della Commissione Juncker all’energia. La spiegazione al pasticcio su Gazprom l’esecutivo comunitario cerca di darla così. Ma i dubbi restano. Via libera di Bruxelles ad un maggior utilizzo della rete del gas del nord, dove il gigante russo ha il controllo degli approvvigionamenti e i tedeschi ne hanno la cabina di regia. La Commissione ha deciso di fare un uso più massiccio di Opal, e la Germania ringrazia. Opal è il gasdotto che parte in Germania per arrivare in Repubblica Ceca correndo lungo tutto il versante orientale tedesco. Oltre confine Opal si immette in Transgas, che distribuisce la risorsa energetica nel resto d’Europa. Opal, a sua volta, è collegata a Nordstream, il gasdotto che porta il gas russo in Europa attraverso il mar Baltico, e che emerge in territorio tedesco. Qui a Greifswals, c’è il punto di snodo: il gasdotto Nel porta il gas verso il resto dell’Europa nord-occidentale, Opal lo porta a est. Ne è responsabile Wingas, sussidiaria di Gazprom, ceduta interamente da Wintershall ai russi in cambio del 25% delle azioni dei giacimenti di gas sibiariani a Achimovsk.

    In Europa ci sono almento quattro Stati membri contrari all’idea di potenziare la rete del gas cara a Mosca e Berlino: Polonia, Romania, Bulgaria, e l’Italia. Su questo il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si era scontrato duramente con la cancelliera tedesca in occasione dell’ultimo vertice dei leader del 2015. Ma l’esecutivo comunitario opta per una scelta che rischia di far alzare i toni. Fonti dell’esecutivo assicurano che non si tratta di un regalo di Berlino nè di scelta a favore di Nordstream2, progetto caro alla Germania per l’aumento della capacità di trasporto del gas di cui i teutonici sono i principali beneficiari. Però un maggior ricorso a Opal premia i tedeschi, e fa della Germania ancor più l’hub europeo del gas.

    In sintesi la decisione à la seguente: gli operatori con posizione dominante in Repubblica Ceca (Gazprom) avranno diritto esclusivo al 50% della capacità di Opal. Vuol dire che potranno far passare per la conduttura 12,8 miliardi di metri cubi l’anno. Gli altri 12,8 miliardi di portata saranno così ripartiti: dal 10% al 20% tra operatori terzi interessati (sicuramente gli svedesi di Vatterfall), e il restante 30%-40% assegnato a bandi di gara, a cui Gazprom potrà partecipare. La Commissione sostiene che la dipendenza europea dalla Russia non aumenterà, ma appare difficile crederci. Perchè da una parte si mette in vendita ciò che finora non era sul mercato (“il gasdotto era sottoutilizzato”, ricordano in Commissione), e non è escluso che Gazprom si aggiudichi quote tra ciò verrà immesso nella pipeline; e poi perché Gazprom aumenterà la capacità di Nordstream1 – dove si allaccia Opal – da 55 a 60 miliardi di metri cubi l’anno. Arriva il gas russo, che verrà smistato in Germania.

    Un regalo? La decisione della Commissione, così come la vende l’esecutivo comunitario, si spiega per tre ragioni: liberalizzazione del mercato attraverso l’apertura a nuovi competitor, regime di tariffe agevolate, clausole di revisione degli accordi. Peccato che il corridoio meridionale, concepito per allentare la dipendenza da Mosca, sia al momento fermo, e che l’Ucraina – che già ha pagato l’avvicinamento all’Ue con la perdita della Crimea – rischi qualcosa dalle scelte del partner a dodici stelle. La Commissione sostiene che l’accordo di oggi “non avrà impatti” sulle forniture perchè l’Ue ha con Gazprom contratti chiari in termini di rotte e quantitativi, ma gli accordi con Kiev scadono nel 2019. E poi? Non si sa. C’è non a caso chi, in Commissione, precisa che “non ci saranno ripercussioni nel breve periodo”. Precisazioni non da poco. Poco male: la Commissione apprezza gli sforzi di riforma in Ucraina, a cui si resta vicini. E’ questo il senso del messaggio che Bruxelles ha inviato, guarda caso, proprio oggi all’amministrazione di Kiev. Un colpo al cerchio e un altro alla botte. A Bruxelles riconoscono che di questa decisione “è chiaro che gli ucraini (Naftogaz in particolare, ndr) non saranno contenti”. Ma non solo loro.

    Tags: energiagasGazprom

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