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    Home » Cronaca » Accordo internazionale su impulso Ue per salvare il pesce spada

    Accordo internazionale su impulso Ue per salvare il pesce spada

    Tetto alla pesca a 10.500 tonnellate nel 2017, poi ci sarà una riduzione del 15% entro il 2022

    Lorenzo Consoli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LorenzoConsoli" target="_blank">@LorenzoConsoli</a> di Lorenzo Consoli @LorenzoConsoli
    21 Novembre 2016
    in Cronaca

    Bruxelles – Dopo una settimana di negoziati, i ripetuti allarmi della comunità scientifica, e dieci anni di pressioni da parte delle Ong e degli ambientalisti, la Commissione internazionale per la conservazione del tonno atlantico (Iccat) è riuscita a raggiungere un accordo fra i suoi 51 paesi membri, oggi a Vilamoura (Portogallo), per la riduzione delle catture del Pesce Spada, una specie severamente minacciata dalla pesca insostenibile (“overfishing”).

    L’accordo prevede un piano di recupero con una quota annuale complessiva di catture consentite (Tac) che sarà limitata a 10.500 tonnellate nel 2017, per poi essere ridotta del 15% nei cinque anni successivi 52018-2022), al ritmo del 3% all’anno.

    Il piano era stato proposto all’Iccat – che si occupa della conservazione di tutti i tonnidi, anche nel Mediterraneo e negli altri mari adiacenti all’Atlantico – dall’Unione europea, che è responsabile del 75% delle catture del Pesce Spada nel Mediterraneo. Su iniziativa della Commissione europea, la proposta era stata adottato dopo un accordo nel Coreper (l’organismo tecnico dei rappresentanti permanenti degli Stati membri che prepara le riunioni ministeriali del Consiglio Ue), nonostante le riserve dei due principali paesi interesati, l’Italia e la Spagna.

    L’Italia, in particolare, aveva cercato senza successo di ottenere una “compensazione”, con la possibilità di aumentare le proprie quote di pesca del Tonno rosso, già sottoposto a un piano di recupero e riduzione delle catture. I due paesi, inoltre, avrebbero voluto conoscere in anticipo la chiave di ripartizione fra gli Stati membri della riduzione della Tac dell’Ue. Le quote individuali per i paesi membri verranno decise solo all’inizio del 2017.

    La proposta della Commissione europea era originariamente più ambiziosa dell’accordo conseguito oggi, prospettando una riduzione delle catture del 25% nel quinquennio 2018-2022, al ritmo del 5% all’anno. E’ stato necessario ridimensionare quest’obiettivo, secondo fonti cumunitarie, per poter convincere i paesi più riluttanti non membri dell’Ue, e in particolare il Marocco e la Turchia.

    “Come Unione europea – ha detto il commissario Ue all’Ambiente e alla Pesca, Karmenu Vella, commentando l’accordo Iccat – siamo uno dei maggiori attori nel settore e abbiamo una responsabilità particolare per il salvataggio del Pesce Spada. Lo dobbiamo ai nostri pescatori, in particolare quelli artigianali. Migliaia di posti di lavoro sarebbero stati a rischio se non avessimo raggiunto quest’accordo oggi”. Con la decisione dell’Iccat, ha concluso Vella, “abbiamo messo le fondamenta per la  conservazione e lo sfruttamento sostenibile di questa specie emblematica”.

    Ricordando che il Pesce Spada è sottoposto all’overfishing da 30 anni, e che i suoi stock sono severamente minacciati, l’Ong ambientalsta Oceana ha salutato l’accordo, e in particolare l’adozione del sistema delle quote e le misure di monitoraggio e controllo per applicarlo e per impedire la pesca illegale, ma ha osservato che la riduzione delle catture prevista è “modesta”, e soprattutto “molto inferiore a ciò che avevano consigliato gli organismi scientifici”. Tanto che la continuazione della pesca entro i nuovi limiti imposti, potrebbe comunque “mettere ancora a rischio” gli stock di Pesce Spada.

    L’accordo di oggi “giunge con dieci anni di ritardo; per tutto questo tempo, non abbiamo smesso di suonare l’allarme sulla necessità di questo piano di recupero per il Pesce Spada”, ha commentato Lasse Gustavsson, direttore esecutivo di Oceana Europa. Oggi, ha aggiunto, “salutiamo con favore questo cambiamento di paradigma per il Pesce Spada nel Mediterraneo e per gli stock ittici del Mediterraneo in generale, che sono sottoposti a overfishing per il 90%”. Ma, ha concluso Gustavsson, “avevamo sperato di avere un piano più ambizioso: questo, purtroppo, è troppo debole”.

    Lorenzo Consoli per Askanews

    Tags: pescapesce spada

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