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    Home » Politica » Migranti, l’Italia spera nel Vertice di Malta, ma la Libia non è la Turchia

    Migranti, l’Italia spera nel Vertice di Malta, ma la Libia non è la Turchia

    I Ventotto discuteranno di come frenare i flussi nella rotta centrale del Mediterraneo, ma il governo di Tripoli non è capace di dare garanzie come ha fatto Ankara

    Alfonso Bianchi</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@AlfonsoBianchi" target="_blank">@AlfonsoBianchi</a> di Alfonso Bianchi @AlfonsoBianchi
    31 Gennaio 2017
    in Politica, Politica Estera
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    Bruxelles – L’Italia ripone grandi aspettative nel Vertice informale di venerdì prossimo a La Valletta. Tra i temi sul tavolo quello della gestione dei flussi migratori, e nello specifico della rotta del Mediterraneo centrale, quella che interessa di più il nostro Paese. I capi di Stato e di governo discuteranno del piano per la Libia presentato la scorsa settimana dalla Commissione europea e sul testo ci dovrebbe essere un generale consenso, anche quello dei Paesi di Visegrad, solitamente i più critici sul tema migrazioni. “Dopo aver stabilizzato la situazione nel Mediterraneo orientale, la nostra attenzione sarà dedicata a misure operative per affrontare la sfida dei massicci flussi di migranti irregolari nella regione centrale del Mediterraneo”, ha scritto il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, nella sua lettera di invito ai capi di Stato e di governo. Per Tusk la situazione “richiede azioni immediate e urgenti, con e intorno alla Libia, da dove parte la grande maggioranza dei migranti”.

    Il piano si concentrerà soprattutto su un aumento degli sforzi per addestrare la guardia costiera libica a svolgere il suo lavoro, ma anche a migliorare il controllo delle frontiere sud del Paese, con il coinvolgimento anche dei Paesi vicini come Tunisia, Egitto, Algeria, Ciad, Niger e Mali. Nessun accenno all’impiego di navi europee nelle acque del Paese, previste dalla terza fase della missione Sophia per il contrasto ai trafficanti di esseri umani. “La terza fase non è realisticamente immaginabile, è evidente che nelle acque libiche è bene che operino i libici stessi, che però devono averne le capacità, e noi li aiuteremo a dotarsi di queste capacità”, spiega una fonte diplomatica a Eunews.

    L’Italia “è molto soddisfatta del fatto che per la prima volta in 2 anni finalmente l’Ue si concentra sul versante della rotta centrale”, ma “il problema è che la Libia non è un interlocutore consolidato ed è complicato ottenere un impegno della controparte” come quello ottenuto ad esempio dalla Turchia, afferma ancora la fonte. L’interlocutore scelto sarà il governo di Accordo nazionale guidato da Fāyez Muṣṭafā al-Sarrāj, che giovedì sarà anche a Bruxelles dove incontrerà anche il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker e l’Alto rappresentante, Federica Mogherini.

    “L’obiettivo di questo piano è provare a rispondere alle esigenze del breve periodo, visto che c’è il rischio di essere presi di sorpresa da un possibile aumento dei flussi in primavera”, continua la fonte. Per il medio e lungo periodo l’Unione europea punta invece ai “Migration compact” da stipulare con i Paesi africani per diminuire i flussi all’origine, e nel lungo periodo al Piano di investimenti per l’Africa, voluto da Juncker, che però è ancora al di là dall’essere approvato in tutti suoi passaggi.

    Il tema è delicato e la soluzione – con la Libia ancora divisa tra il governo di Tripoli, riconosciuto internazionalmente, e quello di Tobruk, che ha l’appoggio di Russia ed Egitto – non facile. Per ora l’Italia si dovrà accontentare del fatto che almeno l’attenzione dell’Europa adesso è concentrata su questa rotta, ma se ci saranno dei risultati concreti è cosa tutta da vedere.

    Tags: italialibyamigrantirotta mediterraneo centraleturchiaunione europea.

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