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    Home » Non categorizzato » Così la BCE finanzia le multinazionali del petrolio

    Così la BCE finanzia le multinazionali del petrolio

    [di Corporate Europe Observatory] Così il programma di quantitative easing varato dalla Banca centrale europea è andato a finanziare petrolio, auto fuori serie, autostrade, champagne e gioco d’azzardo. La denuncia di Corporate Europe.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    5 Aprile 2017
    in Non categorizzato

    di Corporate Europe Observatory

    L’osservatorio di Corporate Europe ha decifrato la lista dei beneficiari dello schema di acquisto dei titoli emessi dalle società da parte della Banca Centrale Europea (BCE). Il risultato sconcerta a meno che non si ritenga che petrolio, auto fuori serie, autostrade, champagne e gioco d’azzardo sono attività ideali per immettervi denaro pubblico.

    Nel giugno 2016 la Banca centrale europea ha attivato un altro programma per sostenere l’economia dell’Eurozona. In anni recenti sono state spese forti somme nell’intento di stimolare la crescita – il cosiddetto quantitative easing con prestiti convenienti accessibili alle banche, e l’acquisto di titoli sovrani, fra le altre misure. Fin qui le banche sono state le principali beneficiarie. Fu allora che la BCE fece un altro passo; e cominciò a comprare obbligazioni societarie – di fatto offrendo presiti a debole interesse alle grandi imprese, ciò che in sostanza è una sorta di sussidio ad alcuni dei maggiori giocatori nel mercato europeo.

    Chi sono i beneficiari? Quali società hanno usufruito del favore delle grandi banche?

    Solo pochi sono i nomi emersi nei mesi passati, poiché la BCE non rivela i nomi delle società, ma solo i codici dei titoli. Ora, Corporate Europe Observatory li ha potuti conoscere e il quadro che emerge è spiacevole. In particolare, sembra che la BCE persegua un suo proprio programma favorevole al cambiamento climatico offrendo sostegno finanziario tanto alle imprese del gas e del petrolio, quanto alle case automobilistiche incluse Shell, Repsol, Volkswagen e BMW.

    Il programma

    Il Programma di acquisto di titoli azionari (CSPP) venne deciso in marzo e divenne operativo in giugno. Da allora la BCE ha speso 46 miliardi di euro in titoli di società (fino al 25 novembre 2016). Una stima prevede un tetto di 125 miliardi di euro entro il settembre 2017. Non poco, davvero.

    Le obbligazioni sono in sostanza una forma di prestito. Il compratore presta il denaro all’emittente. L’interesse è pagato a intervalli regolari e il valore nominale è poi pagato alla scadenza. Quando obbligazioni specifiche sono richieste sul mercato, le imprese hanno meno interessi da pagare. «Un vantaggio per CSPP», come ha scritto il Financial Times il 20 luglio 2016 citando una ricerca dalla quale appariva come effettivamente le obbligazioni comprate dalla BCE andassero meglio delle altre obbligazioni.

    Trattare un titolo non è cosa semplice, richiede conoscenza dei mercati finanziari. Molte grandi imprese hanno proprie banche che manovrano complicate transazioni. Si tratta di un mondo non accessibile alle SME (piccole e medie imprese, PMI in italiano), che vanno in banca per avere credito, non per vendere titoli. Per ciò CSPP è una mano amica per le grandi imprese, non per le SME.

    I titoli non sono venduti direttamente dalla BCE. La BCE coordina lo sforzo ma l’effettiva compravendita avviene in modo decentralizzato con sei banche centrali – tedesca, spagnola, italiana, belga, finlandese, e francese – a fare il lavoro. Esse tutte hanno ricevuto l’incarico d’intervenire e comprare titoli attraenti non solo nel loro paese, ma anche in altri cosicché l’effetto possa essere ripartito in modo più o meno uguale.

    Tutte le sei banche centrali rilasciano informazioni tempestive sui loro possessi alla rete BCE. Sfortunatamente, se si fa eccezione della Bundesbank tedesca, non rivelano i nomi delle società, solo i codici usati per indicare un titolo particolare: il cosiddetto International Securities Identification Number (ISIN). Ma trovare i nomi servendosi del codice ISIN non è complicato. Corporate Europe Observatory ha avuto modo di scoprire quali investimenti la BCE ha ritenuto vantaggiosi per il denaro pubblico.

    La scarsa trasparenza della BCE fa sì che l’ammontare tenuto in titoli d’imprese individuali non è chiarito. Mentre molti fondi pensione rilasciano questa informazione, sembra che la banca nazionale comune a centinaia di milioni di cittadini europei non sia in grado! Ciononostante, si può imparare parecchio dalle liste.

    Energia sporca e automobili 

    Dalla lista prodotta dal Corporate Europe Observatory appare una vera e propria strategia in termini di settori. Un’alta priorità è per le infrastrutture, comprese le autostrade, le ferrovie, e anche gli aeroporti. Il programma è semplicemente puntato sulle imprese dei servizi pubblici. Visti in blocco, i titoli comprati raccontano una storia; il CSPP risulta a favore del cambiamento climatico. C’è un’evidente sentore di carburanti fossili nella lista principale con l’elenco di alcune delle principali compagnie petrolifere che godono di una rimarchevole attenzione da parte di Francoforte. La BCE ha comprato non meno di 11 volte Shell, 16 Eni, società italiana del petrolio, sei volte Repsol, 6 l’austriaca OMV e 7 Total, francese.

    Il settore singolo al primo posto, chiaramente, è quello della pubblica utilità: elettricità e gas. Quando per esempio si fa la somma dei titoli acquistati, per esempio in Spagna, il 53 per cento viene da compagnie coinvolte nell’attività del gas, e il corrispondente numero per l’Italia è uno stupefacente 68 per cento.

    Sebbene l’ammontare – il totale di quanto la BCE detenga di tali compagnie – non è disponibile, l’alto numero di scambi indica un forte interesse in compagnie che hanno contribuito molto al cambiamento climatico.

    L’inclinazione verso le compagnie dell’energia sporca è forte. Esclusa Siemens, che intende investire nella produzione di turbine a vento con il denaro ricevuto dalla BCE, la sola energia “alternativa” presente sulla lista è il nucleare, con la produzione di uranio arricchito di Urenco e della compagnia finlandese di produzione elettrico-nucleare Teollisuuden Voima.

    La BCE mostra con i propri acquisti di titoli anche una forte predilezione per l’industria automobilistica. Gli investimenti più frequenti della BCE sono ripartiti tra Daimler AG (Mercedes) e BMW con 15 acquisti a testa. Il titolo Volkswagen seguono con 7 acquisti, mentre il costruttore francese Renault è a quota 3. Infine occorre tenere presente la compagnia capogruppo dell’investimento della famiglia Agnelli. Exor garantisce le auto italiane Fiat e Ferrari che lo spirito del Natale è presente.

    Investimenti bizzarri e scandali

    L’inclusione di talune grandi imprese nel programma di acquisti di titoli da parte della BCE ha colpito in particolare Volkswagen coinvolta nel crescente scandalo “dieselgate” sulla fraudolenta vicenda delle emissioni. Altre imprese della lista coinvolte negli scandali comprendevano:

    • Eesti Energia dell’Estonia, coinvolta nella prima miniera di sabbie bituminose negli USA – la più sporca energia immaginabile- e in urto con una forte resistenza locale;
    • Ryanair, malfamata per il suo disprezzo per i diritti dei lavoratori;
    • La compagnia spagnola Gas Natural ben nota per i tagli senza pietà di gas e elettricità; di recente fu una causa della morte nel fuoco di un’anziana donna spagnola costretta a usare candele;
    • ENEL, un gigante della fornitura di servizi italiano coinvolto in Sud America nella costruzione di dighe che colpiscono gravemente le comunità locali – abusi sui diritti umani sono stati registrati di fronte alla resistenza locale;
    • infine Thales, produttore di missili, fucili, veicoli corazzati e droni militari, che si è spesso mischiato in scandali di corruzione nel corso degli anni, compreso uno in Sudafrica che condusse all’incriminazione dell’allora vicepresidente, ora presidente Jacob Zuma

    Inoltre, le tre grandi società private dell’acqua Suez, Vivendi e Veolia hanno un forte presenza nella lista francese degli acquisti. Ciò che dà luogo a risentimenti tra coloro che si oppongono alla privatizzazione dell’acqua che è stata diretta da queste compagnie francesi.

    Altri investimenti appaiono francamente bizzarri. Perché, tanto per fare un esempio, pubbliche entità investono e poi sussidiano una compagnia di gioco d’azzardo come Novomatic, di proprietà del miliardario Johan Graf e con sede in Austria? E perché soldi pubblici devono defluire nelle casse dei beni di lusso, compreso LVMH produttore di Moet & Chandon, champagne, il cognac Hennessy, e le borsette di alta classe Louis Vuitton, alcune delle quali hanno un cartellino di prezzo per migliaia di euro?

    Quando un investimento è buono?

    Tutto questo pone la questione: come sono scelti gli investimenti della BCE? Si direbbe che vi siano pochi criteri e nessuno di essi sembra essere di buona qualità. Le società devono rientrare nell’eurozona, una società finanziaria (o un’istituzione creditizia supervisionata dalla BCE) non può essere un ente pubblico o il titolo in questione essere sostenuto da un tasso creditizio attivo. Tranne queste, non vi sono altre linnee guida ufficiali di dominio pubblico.

    Gli investimenti della BCE del genere quantitative easing raccolgono moneta a prezzo conveniente per puntellare l’economia dell’eurozona. Le società possono in taluni casi aspettare fino a 31 anni per restituire ( la “maturità massima” arriva a 31 anni) ma in nessun altro senso il CSPP è un programma di sviluppo a lungo termine. E l’effetto sull’economia reale è ancora da vedere; se i miliardi di euro pompati nelle società giganti effettivamente portano alla crescita o c’è qualche altra conseguenza positiva per l’economia dell’eurozona. S’immagini se questi 46 miliardi di euro fossero stati spesi per isolare le abitazioni. Una stima approssimativa mostra come tale sforzo pratico contro il cambiamento climatico avrebbe potuto avere effetto per l’isolamento di 66 milioni di abitazioni e offrire lavoro a decine di migliaia persone.

    Invece, ciò che è certo è che le larghe somme spese sono state un sussidio per le grandi società che peggioravano il cambiamento climatico, senza aiutare in alcuna maniera visibile la gente comune a uscire dalla crisi economica che attanaglia ancora l’Europa.

    Pubblicato su Sbilanciamoci! il 31 marzo 2017.

    Tags: bcebruxellescommissione europeaeuropaoneuroue

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