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    Home » Politica » L’Ue bacchetta l’Italia: giustizia lenta, poco digitale, troppi avvocati e pochi giudici

    L’Ue bacchetta l’Italia: giustizia lenta, poco digitale, troppi avvocati e pochi giudici

    Ci vuole in media più di un anno per concludere il primo grado nelle cause civili, commerciali e amministrative: peggio di noi fanno solo Malta, Portogallo e Cipro

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    10 Aprile 2017
    in Politica

    Bruxelles – L’Europa a due velocità che i leader europei intendono costruire dopo la Brexit esiste già: è quella della giustizia. Ci sono Paesi dove il sistema funziona e altri in cui invece proprio non va, e l’Italia si posiziona nelle carrozze di coda. Giustizia lenta, poca digitalizzazione, troppi avvocati e troppo pochi giudici, col risultato che le cause una volta aperte restano aperte. Ecco i contenuti del quadro di valutazione Ue della giustizia diffuso oggi. I procedimenti amministrativi richiedono dai 3 mesi ai tre anni, e la chiusura in primo caso di procedimenti per i reati connessi al riciclaggio di denaro richiede da meno di sei mesi a quasi tre anni. In entrambi i casi il sistema italiano si colloca ai primi posti tra i Paesi che si prendono più tempo per la valutazione del caso.

    Tutti a interpretare, nessuno che decide

    In Italia non mancano certo gli avvocati. Mancano i giudici, quanti sono chiamati a prendere delle decisioni. Si interpreta tanto, e si conclude poco. Questo determina il quadro italiano, al 19esimo posto per numero di giorni necessari per chiudere le cause civili, commerciali, amministrative in primo grado: 400 giorni circa. Un anno. Peggio fanno solo Malta, Portogallo e Cipro in Europa. E per le decisioni in caso di contenzioso, servono più di 500 giorni, quando in Germania ne occorrono 200 circa (un anno e mezzo contro sette mesi). Il dato non sorprende se si considera che in Italia ci sono 391 avvocati ogni 100mila abitanti (il doppio della Germania e quattro volte la Francia) e appena 11 giudici ogni 100mila abitanti. I faldoni si aprono e poi restano aperti: il numero di contenziosi pendenti resta elevato (4 per ogni centomila abitanti, il più alto).

    Jourova: si faccia di più

    Il commissario per la Giustizia, ha fatto attenzione a non fare nomi, limitandosi a richiami generali. Ma è chiaro, dati alla mano, che l’Italia è chiamata in causa. “Permangono delle sfide, specie in quei Paesi con il maggior numero di cause aperte”. La Commissione intende “aiutare gli Stati membri a migliorarsi”, e non c’è dubbio che l’Italia abbia molti margini di miglioramenti e molto su cui dover lavorare. L’esecutivo comunitario utilizzerà gli elementi del rapporto sulla giustizia nella stesura della raccomandazioni specifiche per Paese. L’Italia resta nel gruppo di quei 14 Paesi dove miglioramenti si rendono necessari. Non è la prima volta che Bruxelles chiede, all’Italia ma non solo, riforme della giustizia e Jourova ha ricordato perché. “Un sistema di giustizia ben funzionale è di cruciale importanza per i cittadini e per la costruzione di un ambiente positivo per investimenti e imprese”. Una buona giustizia significa crescita economica e ricchezza. In tal senso è importante anche la digitalizzazione. “In Slovenia sono stati risparmiati 40 milioni di euro grazie alle nuove tecnologie”. L’Italia è indietro anche qui. Nella penisola l’uso del computer per presentare reclami o trasmettere convocazioni non è una pratica. Il Paese è 16esimo in questa classifica, che misura l’indice di «disponibilità» dei mezzi elettronica. In Italia la svolta tecnologica della giustizia non c’è.

    Tags: avvocatie-justicegiudicigiustiziaueVera Jourova

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