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    Home » Politica » Dal partito ‘di lotta e di governo’ al movimento (5 stelle) ‘populista e responsabile’

    Dal partito ‘di lotta e di governo’ al movimento (5 stelle) ‘populista e responsabile’

    Il M5S attacca sui migranti e i rom parlando alla pancia dell’elettorato, ma al contempo continua a cercare di accreditarsi come interlocutore serio agli occhi dei partner europei

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    14 Giugno 2017
    in Politica

    Roma – Ai tempi delle ideologie c’era il partito che ambiva a essere “di lotta e di governo”, ma adesso che le ideologie agonizzano c’è il partito che punta a essere ‘populista e responsabile’. È questa l’impressione che dà il M5s dopo la batosta alle amministrative di domenica scorsa. Da un lato, il leader Beppe Grillo e la sindaca di Roma Virginia Raggi, tornano ad attaccare su temi che parlano alla pancia dell’elettorato, come i campi rom (Grillo ne promette la chiusura) e l’emergenza migranti (Raggi chiede una moratoria dell’accoglienza per la Capitale). Dall’altro, il vice presidente della Camera Luigi Di Maio, proseguendo nell’operazione di accreditare un’immagine istituzionale del movimento, incontra gli ambasciatori dei Paesi Ue e parla di un “atteggiamento interlocutorio” nei confronti dell’Europa.

    Non è un caso che sia il segretario leghista Matteo Salvini a compiacersi perché “la Raggi dice basta immigrati, Grillo dice basta campi rom”, e anche se il numero uno del Carroccio attende di vedere “se alle parole seguiranno i fatti”, c’è chi legge queste uscite pentastellate come un avvicinamento in vista di possibili alleanze per un futuro governo M5S-Lega. Interpretazioni smentite dallo stesso Grillo, e da uno dei volti più popolari del movimento, Alessandro Di Battista, i quali però continuano a lasciare una porta aperta indicando che la loro intenzione è di presentare proposte per governare, e ben venga chi ha intenzione di convergere sui loro contenuti.

    Il lavoro per conquistare palazzo Chigi prosegue, dunque, nonostante la battuta d’arresto delle elezioni comunali, e l’incontro di stamane tra Di Maio e i diplomatici dei Paesi Ue conferma l’intenzione di presentarsi ai partner internazionali come un interlocutore istituzionale. Così, uscendo dall’incontro, il vicepresidente della Camera prova a conciliare l’uscita di Raggi con un atteggiamento responsabile.

    Quello della sindaca è “un grido d’allarme per tutta l’Europa”, indica Di Maio, secondo il quale bisogna risolvere la questione al livello Ue, altrimenti “i cittadini italiani si convinceranno sempre di più che l’Europa non serve a niente”. Anche perché “l’Italia ha fatto gli hotspot e il sistema di accoglienza”, sottolinea, “ma in cambio non si stanno organizzando seriamente le redistribuzioni per quote” dei rifugiati. Parole che potrebbero essere tranquillamente sottoscritte da qualsiasi esponente dell’esecutivo.

    Agli ambasciatori che lo hanno ascoltato, come quello spagnolo e quello svedese, il pentastellato è apparso “europeista”. E da quanto è emerso dall’incontro, Di Maio avrebbe tranquillizzato gli interlocutori anche sulle intenzioni di uscire dall’euro. Avrebbe spiegato loro che il referendum per abbandonare la moneta unica è più un’ultima spiaggia che un’ipotesi concreta. Una conferma di quanto tempo fa aveva indicato lo stesso Grillo, in un post sul suo blog in cui spiegava che minacciare il referendum serviva più che altro a negoziare un cambiamento delle regole e della politica economica dell’Eurozona. Una strategia da movimento populista e responsabile, appunto.

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