Bruxelles – Da quando hanno deciso di uscire dall’Unione Europea, i britannici hanno anche iniziato a ridurre la quantità di vino presente sulle loro tavole. Secondo i dati della Wine and spirit trade association (Wsta) riportati da Coldiretti, nell’ultimo anno il prezzo medio di una bottiglia ha raggiunto i 6,3 euro (5,56 sterline) scoraggiando di gran lunga i consumi oltre manica. Due le ragioni principali: un aumento delle accise su vini e spumanti, che a febbraio ha raggiunto il + 9% per il prosecco, ad esempio, e la forte svalutazione della sterlina.
È diventato molto caro bere vino oltremanica e visto che la stragrande maggioranza del vino bevuto dai britannici viene importato da altri Paesi, i rincari e la riduzione dei consumi sono fenomeni preoccupanti per i paesi esportatori, Italia compresa. Coldiretti indica che lo scorso anno la Gran Bretagna è stata il primo mercato di destinazione dello spumante italiano, con il 30% delle bottiglie esportate.
I dati Istat non sono incoraggianti e mostrano un calo del 7% delle vendite di vino italiano soltanto nel primo bimestre del 2017. Insomma, i britannici abbandonano l’Ue, bevono meno vino, e gli italiani iniziano già a perdere qualcosa sul mercato delle vendite. Il cambio sfavorevole, in buona parte causato dalle aspettative sulla Brexit, e nuove tariffe doganali che potrebbero seguire la separazione del regno dall’Ue potrebbero allargare gli effetti ad altri settori dell’export agroalimentare italiano che soltanto nel 2016 ha raggiunto un valore pari a 3,2 miliardi.

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