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Continua a crescere il surplus commerciale tedesco. Ma i soldi restano in banca
Una nave portacontainer tedesca

Continua a crescere il surplus commerciale tedesco. Ma i soldi restano in banca

Wollmershaeuser (Istituto Ifo): Il tasso di risparmio delle famiglie è aumentato dal 9,0% nel 2013 al 9,7% del reddito disponibile nel 2016. Allo stesso tempo, l'avanzo finanziario delle società non finanziarie è aumentato di 0,7 punti percentuali di pil

Bruxelles – Continua a crescere il surplus commerciale tedesco, e con esso i risparmi delle famiglie e delle imprese: più soldi in Germania, che però non vengono spesi, causando squilibri con i partner europei e rallentamenti negli investimenti nazionali.

I prezzi in calo dei beni e dei servizi importati continuano ad alimentare un forte aumento delle esportazioni, segnando una significativa eccedenza (il ‘surplus’) negli scambi internazionali per la Germania. I prezzi dei beni di esportazione sono però rimasti invariati, secondo gli ultimi calcoli dell’Istituto di studi economici tedesco Ifo, che ha anche rilevato come le aspettative degli esportatori siano in grande crescita, da 17,7 punti a giugno si è passati a 20,9 a luglio.

“Questo andamento dei prezzi ha aumentato il surplus di 2,1 punti percentuali del Pil annuo tra il 2013 e il 2016”, osserva Timo Wollmershaeuser, capo delle previsioni economiche dell’Ifo. Il risultato è dovuto principalmente alla diminuzione dei prezzi del petrolio e del gas, che rappresentano 1,4 punti percentuali nell’aumento dell’eccedenza, che aveva raggiunto in Germania un record del 9,3 per cento del pil nell’estate 2015, ma da allora è scesa a circa l’8 per cento.

“Se i prezzi del petrolio e del gas dovessero salire di nuovo – spiega Wollmershaeuser -, l’effetto sui prezzi sarebbe di portare il surplus a circa il 6 per cento, valore considerato alto ma accettabile dalla Commissione Ue”, che, molto blandamente, minaccia la Germania di punizioni per il suo eccessivo surplus.

“Il comportamento delle famiglie e delle imprese private suggerisce inoltre che la fase dei bassi prezzi energetici è vista come solo temporanea – aggiunge Wollmershaeuser -. Una parte significativa dei guadagni nel potere d’acquisto non è stata spesa, e il tasso di risparmio delle famiglie è di conseguenza aumentato dal 9,0% nel 2013 al 9,7% del reddito disponibile nel 2016. Allo stesso tempo, l’avanzo finanziario delle società non finanziarie è aumentato di 0,7 punti percentuali di pil”.

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