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L'EDITORIALE

di Lorenzo Robustelli
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L'INTERVISTA / Gianni Pittella: Dobbiamo riscoprire il valore delle parole
Gianni Pittella

L'INTERVISTA / Gianni Pittella: Dobbiamo riscoprire il valore delle parole "socialismo" e "sinistra"

Intervista al leader parlamentare dei socialisti europei, alla vigilia di "Together", il grande appuntamento di Bruxelles nel quale si vuole riorientare e compattare la sinistra sui suoi valori

Bruxelles – La forza di Jeremy Corbyn  “è quella della radicalità”, mentre il prossimo governo tedesco lo “preoccupa”, perché all’Europa ora “servono politiche espansive”. I valori del socialismo “sono più attuali che mai”, ma anche le forze della sinistra, al governo e non, “hanno fatto alcuni errori”. E’ un’analisi senza sconti quella che emerge da questa intervista concessa a Eunews da Gianni Pittella, presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) al Parlamento europeo, alla vigilia di un appuntamento nel quale i leader del socialismo europeo devono guardarsi allo specchio per costruire un futuro po’ più radioso del difficile presente. Domani e giovedì la sinistra europea si riunisce a Bruxelles per “riorientarsi”, come dice Pittella, intorno ai temi comuni, come il livello dei salari e la politica sociale.

I risultati elettorali delle forze socialiste in Europa sono un cimitero di bei sogni: Schulz in Germania è solo l’ultimo leader che è uscito con le ossa rotte dopo Francia, Olanda… Perché tanti insuccessi? Quali problemi li accomuna (al di là delle circostanze nazionali)?

I valori della solidarietà, della sinistra e dell’uguaglianza – veri pilastri delle forze socialiste – sono più attuali che mai. La sinistra perde quando abbandona quei valori e smette di fare la sinistra. Alcuni di noi si erano convinti che esistesse una terza via oltre la destra e la sinistra, altri si sono alleati con la destra, rinunciando all’opportunità di offrire un’alternativa sociale alle politiche liberiste. Noi al Parlamento europeo abbiamo scelto un’altra strada. Per questo un anno fa abbiamo rotto la grande coalizione.

Dobbiamo ammettere che anche a sinistra sono stati fatti alcuni errori, e anche alcuni governi a guida socialdemocratica hanno preso delle decisioni con cui non sono riusciti a proteggere sufficientemente i cittadini. Per esempio, la sinistra è stata un po’ naif sulla globalizzazione. Dopo la caduta del Muro di Berlino, abbiamo abbracciato le politiche che favorivano la liberalizzazione del commercio, senza sempre renderci conto che quelle politiche avrebbero limitato il potere di controllo dei governi, e creato dei perdenti all’interno delle nostre società. Adesso è chiaro quali siano le posizioni del Gruppo dei Socialisti e Democratici in sulle politiche commerciali: noi sosterremo solo accordi che aumentano le protezioni sociali, ambientali e dei lavoratori, e non stipuleremo nessun accordo che istituisce nuovi tribunali privati. Per questo abbiamo detto no al Ttip, e ci siamo opposti al riconoscimento dello status economico di mercato alla Cina.

In Francia, in Germania e in Austria vediamo che sono proprio quei cittadini che negli ultimi decenni hanno visto diminuire le loro sicurezze che hanno voltato le spalle ai socialisti, ed è solo grazie a un welfare state più forte che riusciremo a ridare la protezione di cui necessitano queste persone.

Da dove ripartire per il rilancio della socialdemocrazia, su quali principi fondamentali? Cosa si può superare e cosa si deve tenere?

Più che di ripartenza sarebbe opportuno parlare di rigenerazione e rifondazione. La sinistra deve tornare in grado di dettare l’agenda politica, e di lanciare idee radicalmente alternative alla destra. Dobbiamo riscoprire il valore delle parole “socialismo” e “sinistra”, e ricalibrare il nostro compasso morale così da combattere contro le grandi ingiustizie nell’Europa di oggi. Lottiamo per una giustizia sociale, per alzare gli stipendi di chi lavora in Europa e per implementare i diritti contenuti nel pilastro europeo dei diritti sociali. Lottiamo per una giustizia fiscale, perché non è possibile che alcune multinazionali pagano meno tasse di un artigiano. Noi esigiamo che ci sia una web-tax europea, perché anche i giganti del web paghino le tasse dove dovrebbero pagarle. Va ripensato il capitalismo, stroncando le rendite di posizione, e sostenendo la concorrenza leale. Ribadiamo la nostra totale contrarietà all’austerità, che erode soprattutto la capacità degli Stati di sostenere ed aiutare i più deboli.

Per riorientare la sinistra intorno a questi temi comuni il Gruppo dei Socialisti e Democratici e i suoi partner europei hanno lanciato il progetto Together. Il 18 e 19 ottobre la sinistra europea si riunisce a Bruxelles per dare un nuovo slancio al nostro progetto di rigenerazione progressista. Abbiamo invitato intellettuali come Paul Mason e Paul Collier, e leader socialisti come Jeremy Corbyn e Pedro Sanchez per discutere insieme la strada da percorrere in vista delle elezioni europee del 2019. Parleremo con esperti e cittadini di come difendere la democrazia e i diritti fondamentali in Ungheria e in Polonia, di come rendere sostenibile la nostra economia, di come mettere i diritti sociali al centro del progetto europeo. Insieme, gettiamo le basi per un nuovo progetto che unisca i cittadini intorno a un progetto progressista di giustizia e democrazia.

Digitale, robotica e intelligenza artificiale stravolgeranno il mercato del lavoro più della globalizzazione della produzione e dei flussi commerciali. Come preparare i lavoratori e adattare il mercato del lavoro e della conoscenza a questo?

Anche per colpa delle politiche di austerità, l’Europa ha rinunciato alla strada dell’innovazione. In Europa soffriamo di un problema di competitività grave. Tutte le maggiori aziende digitali sono americane o asiatiche, e solo grazie a una nuova politica europea espansiva, focalizzata anche sulla ricerca e all’innovazione digitale, riusciremo a colmare questo gap. Tante di queste multinazionali straniere, tra l’altro, si muovono al di sopra delle leggi nazionali, ed eludono le tasse privando gli stati di risorse importanti. I socialisti esigono che le tasse vengano pagate laddove vengono fatti i profitti, e propongono di introdurre una web-tax europea con l’obiettivo di garantire una equità fiscale, anche digitale.

Le conseguenze della digitalizzazione, dell’innovazione della robotica e dell’intelligenza artificiale, saranno però più profonde. Senza politiche proattive da parte dei governi, porteranno alla perdita di milioni di posti di lavoro. Noi dobbiamo lavorare per un’economia al servizio dei cittadini, in cui le innovazioni economiche migliorano la vita delle persone, non che la distrugga. Per questo sarei aperto anche alla possibilità di tassare i robot quando l’automatizzazione sostituisce il lavoro umano senza crearne di nuovo.

Però facciamo attenzione a chi dice che la robotica renderà il lavoro superfluo. La componente umana rimarrà fondamentale nei lavori in settori come l’istruzione, la sanità, la cura degli anziani, la sicurezza e la riqualificazione urbana. Dobbiamo riorientare anche le nostre politiche fiscali e dell’istruzione perché favoriscano la creazione di nuovi posti di lavoro in questi settori.

Molti partiti di sinistra stanno adottando posizioni restrittive verso le migrazioni. Qual è il giusto equilibrio tra diritto a migrare/dovere ad accogliere e pace sociale?

Il più grave errore che può fare la sinistra è quello di scimmiottare la destra. Sulla dignità umana non si discute, e qualunque persona, a maggior ragione se fugge da guerre e persecuzioni, deve avere il diritto di essere protetto. Il problema migratorio è un problema europeo, e per noi è quindi indispensabile superare la logica di Dublino, e condividere il dovere dell’accoglienza fra paesi europei.

È chiaro però che l’Europa da sola non può risolvere il problema migratorio. Con il Gruppo Socialista spingiamo da anni perché l’Europa rafforzi la sua partnership con l’Africa, e affronti insieme ai paesi africani le sfide altrimenti insormontabili dell’aumento della popolazione, del cambiamento climatico e dello sviluppo sostenibile. Abbiamo proposto di lanciare un nuovo Progetto Europeo di Investimenti in Africa, e di aprire il progetto Erasmus ai ragazzi dall’Africa. Il destino dell’Europa e dell’Africa è strettamente connesso, e solo collaborando e aiutandoci a vicenda riusciremo a combattere la povertà e creare opportunità e lavoro per tutti, e così limitare i flussi migratori che sono altrimenti insostenibili per l’Europa.

Il Partito socialista europeo è una grande forza, ma sembra abbia tante, troppe difficoltà al suo interno che poi si riverberano nella sua azione politica. Paragonato al Partito popolare sembra meno una corazzata. Come elaborare un progetto comune, riconoscibile?

Il nostro progetto per riorganizzare la sinistra è Together. Il progetto è stato lanciato dal Gruppo dei Socialisti e Democratici, ma viene portato avanti con uguale entusiasmo dal Presidente del Pse Stanishev e da tutti gli altri partner sociali delle forze socialiste. All’interno del Pse abbiamo ben chiaro che i socialisti possono riformare l’Europa solo se si riconoscono dietro una linea politica comune. Combattiamo al fianco dei cittadini per la giustizia sociale, contro i monopoli e gli altri soprusi economici e fiscali delle élite e delle multinazionali, per la democratizzazione dell’Unione Europea e per il riconoscimento dei diritti civili, sociali e politici dei cittadini europei. Al contempo rinnoviamo il nostro impegno a velocizzare la transizione ecologica e a difendere l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici dalle follie di Trump. È un nostro dovere morale quello di lasciare un continente più verde e più vivibile alle generazioni future.

Tutto il Pse si riconosce in questa linea politica. Nel frattempo, saranno i moderati del Ppe a dover decidere da che parte stare: seguono il leader austriaco Kurz nella mutazione genetica del suo partito nella direzione di Orban, o rimangono fedeli agli ideali fondativi dell’Unione Europea?

Pse, Bruxelles Together S&D
Jeremy Corbyn e Gianni Pittella

Un esempio positivo per la sinistra europea è Corbyn, che ha portato al successo i Labour riportando il partito su temi forti della sinistra. Non ha seguito le tendenze elettorali apparentemente più facili, non ha parlato alla pancia dei cittadini ma ha lavorato a ricostruire il partito sui suoi valori storici. E’ la forza di un nuovo progetto o ce l’ha fatta solo perché i Tories hanno perso credibilità?

La forza di Corbyn è quella della radicalità, in particolare sulla giustizia sociale. Gli elettori di sinistra aspettavano da tanto questa visione, che ha avuto il coraggio di mettere in discussione le politiche del neoliberalismo che nel Regno Unito aveva trovato i suoi maggiori ispiratori. Il successo di Corbyn è proprio quello di spostare il centro gravitazionale della politica inglese. I suoi laburisti stanno dettando l’agenda politica del Governo May, che si trova costretta ad inseguire Corbyn nella sua virata a sinistra.

Il valore aggiunto di Corbyn è poi che riesce a parlare ai giovani come pochi altri. I giovani apprezzano di Corbyn la sua onestà e credibilità. Riconoscono il fatto che abbia mantenuto fede alle sue convinzioni politiche per decenni, anche quando era in netta minoranza anche dentro al suo stesso partito. Non sottovalutiamo inoltre le richieste politiche dei tanti giovani che sono diventati maggiorenni durante questo decennio di crisi: più delle altre generazioni chiedono a gran voce che ci sia uno stato sociale, che garantisca loro un’istruzione pubblica di alto livello e che non lasci nessuno indietro. È quindi naturale questa forza attrattiva che Corbyn ha sui più giovani.

La Germania si prepara ad avere un governo che, alla fine dei conti, sarà probabilmente più a destra, per molti aspetti che riguardano l’Europa, di quello uscente. Il documento presentato da Wolfgang Schaeuble all’Eurogruppo sembra anticipare un periodo complicato per i partner. Lei cosa si aspetta dal nuovo governo tedesco?

Mi preoccupa molto quello che potrebbe essere il nuovo governo tedesco. Un governo formato dai democristiani della Merkel, dai liberali di destra e dai verdi, implementerebbe delle politiche liberiste, e rischia di aumentare quel disagio sociale che ha contribuito alla crescita delle forze reazionarie. In particolare, però, mi inquieta quello che potrebbe essere l’impatto della salita al governo dei liberali di Christian Lindner sulla governance economica dell’Unione Europea. Dopo anni di austerità, l’Europa ha bisogno di politiche economiche espansive, e bisogna accelerare finalmente sulla riduzione del debito greco. I liberali dell’Fdp hanno sempre osteggiato queste politiche. I socialisti sono pronti a dare battaglia al prossimo governo di Angela Merkel se ci dovesse essere una rigidità su questi temi.