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    Home » Editoriali » May, ancora un discorso. Che non fa chiarezza

    May, ancora un discorso. Che non fa chiarezza

    Il negoziato resta in stallo, e Bruxelles si divide nei commenti

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    2 Marzo 2018
    in Editoriali, Politica
    Brexit discorso May Londra

    Theresa May durante il discorso di oggi

    Bruxelles – Un nuovo discorso, il terzo fuori dal Parlamento, e ancora nessun passo avanti. Anzi, le frasi pronunciate oggi dalla premier britannica Theresa May a Londra hanno se possibile aggiunto confusione alla confusione che già regna sovrana sul negoziato Brexit.

    Mancano sette, forse otto mesi alla data limite posta dall’Unione europea per i negoziati, che devono regolare sia l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione sia il periodo transitorio (sulla lunghezza del quale May oggi non ha fatto chiarezza, mentre Bruxelles vorrebbe terminarlo il 31 dicembre 2020) e ancora sul tavolo siamo alle proposizioni, nessun punto è stato definito, pochissime proposte precise sono state messe sul tavolo (soprattutto da parte britannica).

    Nelle istituzioni europee, a riprova della confusione, le reazioni sono di segno opposto. Il capo negoziatore Michel Barnier è contento della “chiarezza”, il capogruppo popolare al Parlamento Manfred Weber è “preoccupato”, il capo del gruppo Brexit al Parlamento Guy Verhofstadt lamenta che May esprime solo “vaghe aspirazioni”.

    I welcome PM @theresa_may speech. Clarity about #UK leaving Single Market and Customs Union & recognition of trade-offs will inform #EUCO guidelines re: future FTA.

    — Michel Barnier (@MichelBarnier) March 2, 2018

    La premier non ha detto nulla di davvero nuovo, a parte il passo indietro sulla preferenza verso un “non accordo” piuttosto che “un cattivo accordo”.

    Si continua a girare in tondo, con profluvi di parole che scorrono paralleli ma sembrano non incontrasi quasi mai. May continua a parlare, come fece già a Firenze mesi fa, della necessità di “uno sforzo creativo”, ribadisce che lascerà il Mercato unico e l’Unione doganale. E Barnier, forse per diplomazia, per non risponderle brutalmente le replica un “benvenuto” al suo discorso che “fa chiarezza” su questi punti, ma sono cose che May ha detto e ripete sin dalla sua lettera formale di abbandono dell’Unione, un anno fa.

    L’invenzione del giorno della premier,che è piaciuta molto ai commentatori brexiters, sono cinque principi sui quali il regno vuol basare i suoi rapporti con l’Unione. Il primo è la necessità di “impegni reciproci e vincolanti per garantire una concorrenza equa e aperta”. Cosa in vero assolutamente normale nelle relazioni commerciali tra Paesi democratici. Poi chiede un’altra banalità “un meccanismo di arbitrato” indipendente per risolvere i possibili contenziosi tra Londra e Bruxelles. Avendo detto che Uk non vuole più sottostare alla Corte europea di Giustizia, il che è una cosa perfettamente giusta in questo quadro, è ovvio che un meccanismo terzo verrà creato, ed infatti di questa necessità si parla sin dall’inizio del negoziato. Il terzo punto sottolinea che è necessario mantenere un dialogo aperto con lo scopo di istituire strumenti per una costante consultazione tra Regno Unito e Ue. Anche qui, cosa già detta e ovviamente indispensabile, visto che non si sta andando ad una guerra, ma solo a una separazione. C’è poi, quarto punto la sottoscrizione di un accordo per la protezione dei dati e questo è un pelo più interessante, benché l’Unione stabilisca accordi di questo tipo ordinariamente, come ha fatto con gli Usa. Quinto, la necessità che Regno Unito e Ue mantengano aperti i legami tra i rispettivi popoli.

    After what I have heard today I am even more concerned. I don't see how we could reach an agreement on #Brexit if the UK government continues to bury its head in the sand like this. #TheresaMaySpeech @EPPGroup

    — Manfred Weber (@ManfredWeber) March 2, 2018

    May ha poi ribadito che “la libertà di movimento finirà”, ed anche questo era chiaro, ma mancano parecchi dettagli, diremmo, su cosa questo vuol dire, come anche il “recupero del controllo sulle nostre frontiere”.

    Pur ammettendo che nessuno riuscirà “ad avere esattamente ciò che vuole”, la premier ha smussato gli angoli sul “non accordo”, ribadendo che è sempre meglio di un cattivo accordo (che dunque creerebbe condizioni peggiori di un “non accordo” e quindi questo di fatto aprirebbe le porte a relazioni migliori) ha aggiunto che “è nell’interesse di tutti” avere una nuova intesa, anche se si è riferita qui solo alle relazioni commerciali, per le quali chiede “reciprocità” e di sicurezza.

    PM May needed to move beyond vague aspirations. While I welcome the call for a deep & special partnership, this cannot be achieved by putting a few extra cherries on the Brexit cake. I will discuss this further with the PM in London on Tuesday. https://t.co/rLC8dUWD8A

    — Guy Verhofstadt (@guyverhofstadt) March 2, 2018

    Per quanto riguarda il nodo, in realtà irrisolvibile, del confine irlandese May ha assicurato che “non ci saranno hard border, non torneremo al passato, ora discuteremo come procedere e che cosa fare insieme con la Commissione europea e il governo irlandese”. “Ora discuteremo”, come si era detto mesi fa. Ed ancora non si è deciso niente.

    Tags: brexitdiscorsolondramanfred weberMichel BarnierTheresa May

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