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    Home » Politica » Brexit, continua il dialogo tra sordi tra Londra e Bruxelles

    Brexit, continua il dialogo tra sordi tra Londra e Bruxelles

    Il negoziatore Ue Barnier ripete per l'ennesima volta: "Siamo pronti a lavorare, ma il Regno Unito mette solo linee rosse"

    Alfonso Bianchi</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@AlfonsoBianchi" target="_blank">@AlfonsoBianchi</a> di Alfonso Bianchi @AlfonsoBianchi
    13 Marzo 2018
    in Politica

    Bruxelles – Ormai quello tra Londra e Bruxelles sembra essere sempre più un dialogo tra sordi. I negoziati per il divorzio sono in stallo da mesi e nell’ascoltare gli interventi dei responsabili di questi negoziati sembra di riavvolgere un nastro e riascoltarlo da capo, sempre uguale, ogni volta. “Noi siamo pronti a lavorare ma Londra continua a chiudere le porte”, ha ribadito per l’ennesima volta Michel Barnier, parlando oggi in Plenaria a Strasburgo. Nel suo lungo discorso in francese, il capo negoziatore Ue questa frase l’ha pronunciata in inglese, per dare più forza al messaggio, messaggio che però nei fatti non ha niente di nuovo.

    “Ho ascoltato con attenzione il discorso (di Theresa May, ndr) alla Mansion House che conferma le porte che il Regno Unito chiude obiettivamente confermando le sue linee rosse”, afferma il francese elencandole: “Uscire dal mercato unico, lasciare l’unione doganale, ritrovare autonomia regolamentare e commerciale, non essere più legati alla Corte di Giustizia Ue”. Però per Barnier “è evidente che non puoi volere lo status di Paese terzo e chiedere i vantaggi della partecipazione all’Unione”. Solo su una cosa, ripete il francese, Londra e Bruxelles hanno finora trovato davvero un accorso, sul fatto che i cittadini arrivati prima della Brexit devono mantenere gli stessi diritti anche in futuro. Non c’è accordo però, e anche qui nessuna novità, su quale debba essere invece lo status di chi arriverà durante il periodo di transizione. “Devono avere gli stessi diritti di quelli arrivati prima”, afferma Barnier, scatenando le proteste dei (pochissimi a dire la verità) deputati Ukip presenti in Aula.

    E il francese ha scaldato gli animi delle truppe di Nigel Farage anche quando ha detto che per l’Irlanda, se non si trova una soluzione, l’ipotesi più probabile resta il backstop, la possibilità che il Nord del Paese ottenga uno statuto speciale che gli permetta “de facto” di restare nell’Unione. “È una questione britannica, non sono affari vostri”, gli hanno urlato nei banchi dell’Ukip, e sul punto non hanno neanche tutti i torti. Nel suo intervento sul punto anche il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker è stato chiaro. “Questa soluzione si applicherà solo se non se ne materializzano altre” da parte di Londra, ha affermato, anche qui ripetendo quello che ormai si dice da tempo: siamo in attesa delle proposte di Londra. Un attesa che sembra quella di Godot.

    Tags: brexitIrlandaJean-Claude JunckerMichel Barniernegoziatoparlamento europeoTheresa May

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