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    Home » Politica » Brexit, Londra cede all’Ue su cittadini e transizione. Manca l’intesa sull’Irlanda

    Brexit, Londra cede all’Ue su cittadini e transizione. Manca l’intesa sull’Irlanda

    Numeri "a colori" per accordi considerati "decisivi" per il prosieguo delle trattative. I britannici pagheranno tutto in euro. Su Eire ed Ulster si resta fermi a posizioni inaccettabili per Londra

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    19 Marzo 2018
    in Politica
    Il ministro britannico per la Brexit, David Davis (sinistra), e il negoziatore capo dell'Ue, Michel Barnier

    Il ministro britannico per la Brexit, David Davis (sinistra), e il negoziatore capo dell'Ue, Michel Barnier

    Bruxelles – I negoziatori di entrambe le parti lo definiscono un momento “decisivo”. Unione europea e Regno Unito hanno trovato intese, un po’ di dettaglio e un po’ di massima, a livello tecnico che dovrebbero permettere di andare avanti nelle trattative della Brexit. In effetti dei passi avanti ci sono stati, con Londra che nella bozza di accordo raggiunto oggi a Bruxelles cede alla richieste dei Ventisette. Nel documento di 130 pagine che comprende tutte le questioni oggetto di negoziato, i britannici accettano la proposta di periodo transitorio così come suggerita dall’Ue (si dà tempo fino al 31 dicembre 2020 per definire nuove relazione bilaterali) e riconoscono ai cittadini degli Stati membri che si trasferiscono in Regno Unito durante il periodo transitorio (30 marzo 2019-31 dicembre 2020) gli stessi diritti di quanti si trovano già su suolo britannico.

    Non ci sono però ancora passi avanti significativi sull’Irlanda, vero e proprio nodo di una trattativa che sulla questione irlandese rischia di poter saltare. La premier britannica Theresa May ha giù avuto modo di dire che nessun inquilino di Downing Street firmerebbe mai un accordo che taglia fuori l’Irlanda del Nord dal resto del Paese. Le proposte di oggi non cambiano la proposta Ue, oggetto delle critiche britanniche, di lasciare l’Ulster dentro l’unione doganale anche al termine del periodo di transizione.

    “C’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto sull’Irlanda”, riconosce il responsabile Ue per la trattative con Londra, Michel Barnier, che già questa settimana porterà sul tavolo dei Ventisette risultati concreti dopo mesi di stallo. Domani si riuniscono a Bruxelles i ministri degli Affari europei, giovedì e venerdì i capi di Stato e di governo. Saranno loro che potranno dare il via libera a quanto si può già approvare a livello politico. Il documento prodotto oggi è contraddistinto da tre colori: in verde sono evidenziati i contenuti oggetto di accordo in sede negoziale e da confermare a livello politico, in giallo quelli su cui c’è un’intesa sull’obiettivo politico da raggiungere ma per cui sono necessari ulteriori chiarimenti, le parti non evidenziate sono quelle relative a capitoli dove non ci sono passi avanti di sorta. “Venerdì si valuta tutto”, spiega Barnier.

    Davis e Barnier oggi in conferenza stampa con alle spalle un’immagine del testo con le parti dove c’è intesa colorate in verde

    In verde ci sono gli accordi sui cittadini: chi arriverà durante la transizione potrà godere dello stesso trattamento riservato a chi è già oltre Manica o ci arriverà entro marzo dell’anno prossimo. La residenza si potrà ottenere dopo cinque anni di lavoro o presenza fisica in Regno Unito, e da questo punto di vista nulla cambierà dopo il termine del periodo di transizione: chi già vive e lavora in Inghilterra, Galles o Scozia potrà maturare il diritto a risiedervi anche dopo il 31 dicembre 2020. Questa è la scadenza del periodo concesso dall’Ue a Londra per uscire a tutti gli effetti dall’Ue e intessere nuove relazioni bilaterali. Era la proposta europea, che Londra sottoscrive.

    Sempre in verde è la parte relativa agli impegni finanziari. Londra aveva già chiarito di partecipare al bilancio fino al fine dell’attuale ciclo (2014-2020), adesso specifica che tutti i conti saranno saldati in euro. Una richiesta europea adesso accettata formalmente dai negoziati britannici. Ancora, i contributi di Londra saranno garantiti per tutto il periodo di transizione per l’Agenzia di difesa europea (Eda) e per gli impegni sottoscritti con la Turchia in materia di immigrazione. Dall’1 gennaio 2021 Londra cesserà di essere azionista della Banca europea per gli investimenti (Bei) e i progetti di finanziamento non potranno beneficiare di eventuali rifinanziamenti. Le imprese britanniche saranno trattate come soggetti terzi.

    Per tutto il periodo transitorio Londra non sarà un membro dell’Ue, il che implica che non avrà diritto di voto e non potrà neppure partecipare alle riunioni. Ma sulla pesca il Regno Unito sarà consultata per le decisioni sulle quote pescabili negli anni 2019 e 2020, gli anni della transizione.

    Manca un accordo sull’Irlanda. C’è l’intenzione di salvaguardare Eire ed Ulster, evitando un confine rigido, restrizioni della circolazione, nel rispetto del venerdì santo. Date le circostanze servirà una soluzione unica, ma non è fato sapere quale sarà. Il testo, in giallo nella bozza e quindi tutto ancora da chiarire, “si basa sullo scenario” secondo cui viene mantenuto il pieno allineamento dell’Irlanda del Nord alle regole del mercato interno e dell’unione doganale. Uno scenario già bocciato dal governo britannico, che lo considerano una vera e propria annessione dell’Irlanda del Nord da parte dell’Ue. Quella di Bruxelles è una voluta provocazione. Non c’è alcuna intenzione di annettere nessuno, ma solo di ‘stanare’ la controparte su un tema dove l’esecutivo di Theresa May finora ha prodotto molto poco di concreto. L’Ue non cambia posizione perché è ancora in attesa che Londra avanzi proposte di scenari, ancora mancanti.

    Tutto in bianco, ancora, per quanto riguarda le questioni giuridiche. L’Unione europea continua a insistere perché Londra accetti la Corte di giustizia dell’Ue nella soluzione delle controversie. Non c’è accordo neppure sul ‘made in’ alimentare. Tutti i marchi di cibi Dop e Igp sono ancora oggetto di trattative in alto mare. Tutto in bianco. Una brutta notizia anche per l’Italia, che ha nel cibo uno dei fiori all’occhiello della produzione nazionale. “Servono accordi sul nucleare e sulla difesa dei marchi commerciali”, riconosce Barnier, secondo cui “adesso bisogna continuare su igp, protezione dati, riconoscimento delle sentenze”.

    Tags: brexitdiritti dei cittadiniindicazioni geograficheIrlandaIrlanda del nordmade inMichel Barnierperiodo transitoriopescaquestione irlandeseTheresa Mayue

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