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    Home » Politica Estera » Francia, Germania e Regno Unito spingono per nuove sanzioni contro Teheran

    Francia, Germania e Regno Unito spingono per nuove sanzioni contro Teheran

    Ma l'Italia frena. Per chi le sostiene le misure sarebbero tese a convincere gli Stati Uniti a fare dietro-front sui ripensamenti in merito all'accordo sul nucleare iraniano

    Caterina Tani</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/CTBRX" target="_blank">CTBRX</a> di Caterina Tani CTBRX
    13 Aprile 2018
    in Politica Estera
    sanzioni iran
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    Bruxelles – Si intensifica il pressing che Francia, Germania e Regno Unito stanno facendo sugli altri Paesi dell’Unione europea per ottenere il via libera a ulteriori sanzioni contro l’Iran, con l’obiettivo di convincere gli Stati Uniti a un specie di “patto di scambio” che li porti a fare dietro-front sulla revisione dell’accordo sul nucleare iraniano.

    La discussione sulle misure, che dovrebbero riguardare una quindicina di entità e personalità iraniane coinvolte nelle azioni di disturbo che Teheran sta mettendo in atto in Siria, si sta dipanando in vista del Consiglio Affari esteri di lunedì prossimo a Lussemburgo.

    Con le sanzioni i tre Paesi europei vogliono offrire una sorta di moneta di scambio al Presidente statunitense Donald Trump in vista del 12 maggio, data ultima per gli Stati Uniti per decidere se  “certificare” nuovamente il testo sulla de-nuclearizzazione concordato con Teheran – il cosiddetto Piano d’azione congiunto globale o Pagc.

    All’inizio della settimana Washington aveva fatto sapere di essere favorevole all’idea franco-anglo-tedesca di applicare nuove sanzioni, che il Sottosegretario del Tesoro per il Terrorismo e l’Intelligence finanziaria statunitense ha definito “un passo positivo e importante che noi sosteniamo”.

    Sin dalla sua elezione, Trump si è scagliato contro il Pagc –  concluso dal suo predecessore Barack Obama nel 2015 e firmato da Gran Bretagna, Germania, Francia, Cina Russia, e l’Unione Europea – che prevede lo stop alle attività nucleari militari iraniane in cambio della sospensione delle sanzioni.

    Secondo quanto ribadito più volte dal presidente statunitense, l’accordo è pieno di “terribili imperfezioni” e va modificato.

    Nel frattempo, a seguito del Consiglio Affari generali del 12 dicembre, l’Ue ha rinnovato per un altro anno le sanzioni contro Teheran per per “gravi violazioni dei diritti umani”, estendendole fino al 13 aprile 2019.

    Tali sanzioni, decise nel 2011, riguardano un divieto di viaggio ed il congelamento degli asset contro 82 persone e una entità statale.

    Inoltre è stato deciso un divieto di export in Iran di materiali che potrebbero essere usati per la repressione interna e per controllare le telecomunicazioni.

    La contrarietà italiana

    Nonostante l’aumento della pressione dei tre paesi europei, l’Italia si mostra restìa ad appoggiare l’idea di sanzionare le quindici entità iraniane, ha spiegato la fonte diplomatica.

    Secondo la posizione di Roma, le misure non servirebbero a convincere gli Stati Uniti a cambiare idea sulla revisione del Pagc e, anzi potrebbe creare ulteriori problemi.

    Una misura del genere sarebbe “avventata” e non inciderebbe sulle decisioni di Trump, avvertono le fonti e, anzi, “influirebbe sulle dinamiche interne iraniane, indebolendo i riformisti che vogliono continuare” con l’accordo contro la proliferazione del nucleare militare.

    Ma non solo. Secondo le fonti, le sanzioni rischierebbero di avere altri effetti negativi sulla natura multilaterale dell’accordo e avrebbero un impatto su altre questioni di tipo regionale nelle quali l’Iran ha un ruolo.

    Bisogna “evitare misure avventate come quelle proposte” perché “la priorità è salvaguardare accordo nucleare” ha concluso la fonte.

    Tags: franciagermaniaIranitalianuclearePagcstati unitiTrump

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