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    Home » Politica » Bilancio Ue, i tagli all’agricoltura e al sociale quelli che preoccupano di più

    Bilancio Ue, i tagli all’agricoltura e al sociale quelli che preoccupano di più

    In generale la proposta della Commissione per il quadro finanziario 2021-2017 non hanno ricevuto giudizi troppo negativi dalle organizzazioni della società, in particolare dalle imprese

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    2 Maggio 2018
    in Politica

    Bruxelles – “A pagare il conto della Brexit non può essere l’agricoltura che è un settore chiave per vincere le nuove sfide che l’Unione deve affrontare, dai cambiamenti climatici, all’immigrazione, alla sicurezza”. I tagli alla politica agricola sono quelli che fanno sollevare le maggiori proteste alla proposta della Commissione europea per il prossimo bilancio settennale (2021-2027) dell’Unione, e tra i primi a reagire è il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo , secondo il quale “indebolire l’agricoltura, che è l’unico settore realmente integrato dell’Unione, significa minare le fondamenta della stessa Ue in un momento particolarmente critico per il suo futuro”. Il taglio dei fondi destinati all’agricoltura (Pac) secondo Moncalvo, “è insostenibile per le imprese e per i cittadini europei”.

    Accoglie con favore la proposta della Commissione Luca Jahier, presidente del Comitato economico e sociale europeo (Cese) che sottolinea “lo sforzo significativo della Commissione per elaborare un bilancio Ue adatto per il futuro. La proposta contiene molti buoni elementi per un’Europa che protegge, potenzia e difende, tuttavia, su un punto cruciale, avrei preferito un piano più audace e ambizioso”. Jahier però resta “convinto che l’attuale massimale per le spese dell’Ue debba essere portato all’1,3% del Rnl per far fronte alla crescente agenda dell’Unione. Si tratta di fornire o non fornire all’Unione europea i mezzi per realizzare il proprio programma: un futuro sostenibile per 500 milioni di cittadini. La proposta della Commissione è un buon punto di partenza – conclude il presidente del Cese -, ma è necessario uno sforzo supplementare e coraggio nell’impostare l’importo totale”.

    Il direttore generale di BusinessEurope Markus J. Beyrer ritiene che “il bilancio Ue post 2020 debba concentrare gli sforzi sul miglioramento della competitività dell’Unione. Riconosciamo gli sforzi della Commissione per aumentare la spesa per le attività di ricerca e innovazione, ma vorremmo vedere ancora più ambizione”. Beyrer esorta dunque “tutti i responsabili politici a dare priorità e rafforzare il maggiore accento posto dalla Commissione sulla competitività dell’Ue, in particolare la ricerca e l’innovazione, nei prossimi negoziati”.

    Il direttore per le politiche agricole di Greenpeace, Marco Contiero sostiene che “è scioccante che la Commissione non disponga di fondi separati per la protezione ambientale nei pagamenti diretti dell’Ue agli agricoltori, soprattutto considerando il danno causato dall’agricoltura industriale”. Per l’esponente di Greenpeace “l’Ue è già in ritardo negli impegni assunti per affrontare i cambiamenti climatici, l’inquinamento idrico e atmosferico e la distruzione ambientale, e non avere nulla da destinare per affrontare questi fallimenti nel suo più grande capitolo di spesa è inaccettabile. I governi europei e il Parlamento europeo devono fissare questo bilancio in modo che l’Ue possa sostenere le sue promesse per un’agricoltura più verde e più equa”, invoca Contiero.

    “Un obiettivo del 25% della spesa dell’Ue che contribuisce agli obiettivi climatici è un buon segnale politico per gli investitori – ha affermato Monica Frassoni, Presidente dell’Alleanza europea per il risparmio energetico – tuttavia, la portata e l’importanza degli obiettivi dell’Accordo di Parigi e degli sviluppi sostenibili delle Nazioni Unite avrebbero meritato un ruolo più centrale nel bilancio a lungo termine dell’Ue perché la decarbonizzazione della nostra economia offre valore aggiunto europeo e impatti sulla crescita e sull’occupazione in tutto il continente”. Per quanto riguarda le dimensioni complessive del bilancio proposto, ha proseguito Frassoni, “riteniamo che la proposta del Parlamento europeo di aumentare il bilancio dell’Ue all’1, 3% del reddito nazionale lordo dell’Unione sia più adeguata per affrontare le sfide future dell’Europa. Speriamo che le cifre proposte dalla Commissione saranno riviste e aumentate nei mesi a venire”.

    Soddisfatti sono invece i piccoli imprenditori europei. “Vediamo nella proposta della Commissione europea un segnale positivo per le imprese europee”, ha affermato il presidente dell’Ueapme, associazione delle Piccole e medie imprese, Ulrike Rabmer-Koller. “Tuttavia – ammonisce -, per tradurre queste ambizioni in pratica, invitiamo gli Stati membri a garantire una forte attenzione all’innovazione, agli investimenti e alle Pmi, quando si tratta della definizione di programmi e azioni concrete”.

    Anna Lisa Boni, segretario generale di Eurocities, il network delle più grandi città europee, sostiene che sia “positivo constatare che la nuova proposta di bilancio dell’Ue prevede un sostegno rafforzato a favore dell’innovazione, della transizione digitale, della gioventù, della migrazione e dell’azione per il clima. Ora dobbiamo garantire che i fondi ridotti della politica di coesione dell’Ue abbiano una forte dimensione urbana che consenta alle città di affrontare le principali sfide dell’Europa a livello locale”.

    Secondo Emily Wigens, Direttrice ad Interim dell’ufficio di Bruxelles dell’organizzazione anti povertà One, “considerato che il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale terminerà solo tre anni prima della scadenza per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, la proposta della Commissione invia un segnale preoccupante sulla capacità dell’Ue di essere un leader globale nella lotta contro la povertà estrema”. Secondo Wigens “se i paesi dell’Ue si impegnano seriamente a raggiungere l’obiettivo internazionale di destinare allo sviluppo lo 0.7% del proprio reddito nazionale lordo e continuano ad allocare circa il 20% del loro aiuto tramite il bilancio dell’Ue, potrebbero allora essere disponibili 40 miliardi di euro ulteriori per lo sviluppo nei prossimi 7 anni. Il diavolo si nasconderà nei dettagli e saremo in grado di capire con esattezza quanti fondi saranno allocati ai paesi più vulnerabili solo quando vedremo il pacchetto completo a giugno”.

    “Abbiamo già visto alcuni leader nazionali criticare le timide proposte della Commissione rilasciate oggi, ma l’1,11% del Pil dell’Ue non è nemmeno vicino a quello che l’Ue deve affrontare per affrontare le sfide future. Anche la proposta del Parlamento per un quadro finanziario che ammonta all’1, 3% del Pil è quasi il minimo indispensabile per strutturare progressivamente un bilancio che offra all’Ue reali strumenti per le sue ambizioni”, afferma Sebastiano Putoto, membro del comitato esecutivo dei giovani federalisti europei (Jef Europa).

    Johannes Trimmel, presidente di Concord, la federazione delle Ong per lo Sviluppo, sostiene che “con l’adozione dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e l’accordo di Parigi, l’Europa ha assunto un serio impegno per la solidarietà globale e un mondo più sostenibile. L’aiuto allo sviluppo ha il suo ruolo nel rendere questi piani una realtà e nel garantire che nessuno resti indietro. Proponendo di aumentare la dotazione per le azioni esterne nella nuova proposta di bilancio dell’Ue rispetto al quadro precedente, la commissione rafforza questo impegno generale”. Tuttavia, ammonisce Trimmel, “l’Ue nel suo complesso – compresi i bilanci bilaterali degli Stati membri – deve compiere ulteriori passi significativi per essere all’altezza di darsi i mezzi per confermare il proprio impegno”.

    Tags: BusinessEuropecesecoldiretticoncordeurocitiesgreenpeaceJefLuca JahierMonica FrassoniOneRoberto MoncalvoUeapme

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