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    Home » Economia » BusinessEurope: Industriali europei fiaccati dai dazi USA. Il 73 per cento ne è vittima

    BusinessEurope: Industriali europei fiaccati dai dazi USA. Il 73 per cento ne è vittima

    La ricerca di BusinessEurope evidenzia come i dazi siano spesso applicati in modo errato dalla controparte americana. Non sono rari gli errori doganali nella classificazione della merce

    Enrico Pascarella di Enrico Pascarella
    27 Ottobre 2025
    in Economia
    Dazi

    Bruxelles – La comunità imprenditoriale europea è concorde su un punto: i dazi stanno erodendo la competitività delle aziende europee. Gli imprenditori lamentano soprattutto incertezza per il futuro e oneri in aumento, oltre a controlli imprecisi dell’agenzia doganale statunitense nell’applicazione delle tariffe. Le difficoltà sono molte e la richiesta degli industriali è quella di rendere il problema perlomeno gestibile.

    Questi elementi emergono da un sondaggio svolto da BusinessEurope, l’organizzazione europea che riunisce associazioni imprenditoriali nazionali e grandi imprese di diversi settori. La ricerca ha coinvolto 342 soggetti tra aziende e federazioni imprenditoriali europee.

    Le preoccupazioni degli industriali

    Dallo studio risulta che l’impatto delle sanzioni americane è stato trasversalmente negativo e ha colpito l’intero tessuto industriale dell’Unione. Per il 73 per cento degli intervistati, l’effetto è stato compreso tra il moderato e il negativo. Le tariffe sono state descritte come in grado di “erodere la competitività” e di “allontanare i clienti” dalla produzione europea. A destare particolare preoccupazione sono le tasse al 50 per cento sull’export di alluminio, rame e acciaio.

    Le aziende europee non solo sono state danneggiate dalla presenza di queste tariffe, ma lamentano anche un’applicazione imprecisa. Il costo del dazio si somma agli oneri doganali richiesti dalle autorità transfrontaliere di Washington. I controlli statunitensi sono però spesso privi di puntualità e inaccurati: il 18,3 per cento degli intervistati segnala ritardi o complicazioni nell’arrivo delle merci in determinati porti di ingresso. Inoltre, nelle dogane USA il 15,8 per cento lamenta scompensi dovuti alla carenza di personale, mentre il 14,3 per cento denuncia errori di classificazione delle merci e quindi nel calcolo del dazio.

    L’incertezza dei dazi

    Lo scenario è dunque del tutto penalizzante per gli industriali europei. Le aziende, da una parte, non possono rinunciare al mercato statunitense, per il 68 per cento considera lo sbocco principale per i propri prodotti. Dall’altra, sono vittime di un’amministrazione USA ondivaga e sempre pronta a minacciare nuove sanzioni.

    L’incertezza è infatti uno dei problemi più citati. La sua radice risiede nella genesi di queste tariffe: l’amministrazione statunitense le ha imposte facendo ricorso alla “Sezione 232”, una norma del Trade Expansion Act del 1962 che consente al governo di imporre dazi o restrizioni alle importazioni per motivi di sicurezza nazionale.

    Al tempo stesso, però, le informazioni su chi e quanto dovesse pagare queste tasse doganali sono spesso risultate insufficienti. Il 32 per cento degli intervistati dichiara di avere avuto difficoltà a capire se “i nostri prodotti siano soggetti a dazi o meno”, e il 47 per cento non è “sicuro del futuro a lungo termine o della risoluzione dei dazi”.

    I punti per gestire la crisi

    Senza un’idea chiara per i prossimi anni, diventa impossibile elaborare piani aziendali ambiziosi e quindi competitivi. Per questo motivo, gli industriali delineano tre punti chiave per affrontare la tempesta tariffaria. Questi elementi possono aiutare l’Unione Europea a comprendere meglio le esigenze della propria macchina produttiva, ma sono poca cosa senza il vaglio statunitense.

    In primo luogo, gli imprenditori chiedono l’eliminazione o, se impossibile, la stabilizzazione delle tariffe. Inoltre, invocano almeno una semplificazione delle pratiche doganali per ridurre disfunzioni e ritardi. Infine, sollecitano l’Unione Europea a promuovere una maggiore cooperazione normativa tra le due sponde dell’Atlantico. Secondo il mondo produttivo, infatti, una situazione già complessa diventa ancor più difficile quando si confrontano due sistemi industriali con standard diversi. La situazione è dunque grave, e la richiesta minima è quella di renderla quantomeno gestibile.

    Tags: BusinessEuropedazistati uniti

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