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    Home » Economia » Gli industriali europei all’Ue: agire ora per ridurre i costi dell’energia

    Gli industriali europei all’Ue: agire ora per ridurre i costi dell’energia

    Partendo dai risultati di uno studio per valutare come l'Europa possa raggiungere gli obiettivi climatici ed energetici in modo efficace dal punto di vista dei prezzi e rimanendo competitiva a livello internazionale, BusinessEurope ha formulato 7 proposte per il prossimo ciclo politico Ue

    Giulia Torbidoni di Giulia Torbidoni
    5 Luglio 2024
    in Economia, Green Economy
    [foto: imagoeconomica]

    [foto: imagoeconomica]

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    Bruxelles – Aumentare in modo massiccio la diffusione e l’integrazione di tutte le fonti energetiche rinnovabili e a basse emissioni di carbonio e delle infrastrutture necessarie; colmare il gap di investimenti; garantire la catena del valore dell’idrogeno; continuare ad accelerare e snellire le procedure di autorizzazione; affrontare il differenziale dei costi del carbonio e garantire l’effettiva attuazione del Cbam; introdurre misure per colmare il divario di competitività energetica; promuovere la decarbonizzazione industriale attraverso misure efficaci sul lato della domanda. Sono le sette proposte che BusinessEurope ha formulato e chiede ai politici dell’Ue di intraprendere “urgentemente” nel prossimo ciclo politico.

    Secondo l’associazione degli industriali europei, la politica energetica e il panorama industriale in Europa si trovano “in un momento critico”, con la recente crisi energetica che ha messo in luce “significative vulnerabilità nell’approvvigionamento energetico europeo e ha portato a un forte aumento dei costi energetici per le imprese europee”. In questo contesto, ha incaricato la società di consulenza economica globale, Compass Lexecon, di valutare come l’Europa possa raggiungere i suoi obiettivi climatici ed energetici in modo economicamente vantaggioso, pur rimanendo competitiva a livello internazionale. “Dai risultati del rapporto emerge chiaramente un messaggio: per raggiungere questo risultato è necessaria una revisione strategica delle politiche energetiche e climatiche dell’Ue”, ha puntualizzato BusinessEurope che ha formulato le 7 azioni sulla base dei risultati del rapporto.

    “I prezzi elevati dell’energia continuano a ostacolare seriamente la competitività globale delle imprese europee e la produzione industriale. Garantire l’energia a prezzi competitivi sarà fondamentale per preservare la base industriale dell’Europa“, ha dichiarato il direttore generale di BusinessEurope Markus J. Beyrer. “Lo studio dimostra che anche nel caso di una transizione gestita con politiche energetiche dell’Ue più favorevoli entro il 2050 i costi energetici in Europa saranno superiori di almeno il 50% a quelli di Stati Uniti, Cina e India. Ciò porrà le aziende europee in una posizione di grave svantaggio competitivo rispetto a questi importanti concorrenti, motivo per cui è necessaria un’azione urgente a livello europeo per colmare questo divario, in modo che l’Europa possa raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 senza deindustrializzarsi”, ha precisato. “In primo luogo, dobbiamo affrontare con decisione il differenziale dei costi del carbonio e il divario di competitività energetica. Chiediamo inoltre una massiccia diffusione di tutte le fonti energetiche e delle infrastrutture necessarie. Questo non solo aumenterà la sicurezza dei sistemi energetici europei, ma contribuirà anche a ridurre il costo complessivo della transizione. Ad esempio, il nostro studio rileva che quando le fonti rinnovabili vengono sviluppate nei luoghi meno costosi e vengono eliminati gli ostacoli al loro sviluppo, i prezzi dell’energia all’ingrosso potrebbero ridursi di quasi il 40%”, ha precisato.

    Di qui, le 7 proposte di BusinessEurope. La prima, sulla diffusione e integrazione di tutte le fonti alternative: “La politica energetica europea deve quindi concentrarsi sulla garanzia di un’offerta sufficiente di tutte le fonti di generazione e di tutte le infrastrutture. In questo contesto, è fondamentale garantire la neutralità tecnologica a livello europeo, riconoscendo la necessità di mezzi diversi e complementari per raggiungere il livello zero”, scrive BusinessEurope. Il secondo elemento, colmare il divario: “La capacità dell’Europa di mobilitare maggiori investimenti privati nella necessaria capacità produttiva e nelle infrastrutture essenziali sarà fondamentale per raggiungere l’obiettivo Net-Zero. Le misure che migliorano le condizioni quadro per gli investimenti in generale sono fondamentali e devono essere l’obiettivo principale”.

    Tre, sull’idrogeno: “I risultati dello studio indicano che, entro il 2030, l’idrogeno verde prodotto tramite elettrolisi rimarrà significativamente più costoso rispetto all’idrogeno grigio e a quello blu. Pertanto, l’Ue deve adottare un duplice approccio per il futuro: la certezza degli investimenti e la domanda industriale per l’idrogeno verde devono essere salvaguardati, poiché rimane la fonte di idrogeno vitale per raggiungere un’economia decarbonizzata entro il 2050”. Il quarto punto è continuare a velocizzare e snellire le procedure di autorizzazione, il quinto riguarda il lavoro per garantire un’attuazione efficace del meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere: “Un monitoraggio approfondito dell’attuazione del Cbam è fondamentale per garantire che impedisca la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio”.

    Infine, la sesta azione riguarda misure per colmare il gap di competitività energetica – “Sarà fondamentale introdurre ulteriori misure per mitigare i costi energetici per le industrie a rischio di delocalizzazione e di fuga degli investimenti” – e la settima riguarda la promozione della decarbonizzazione industriale attraverso misure sul lato della domanda – “L’attuazione di criteri di sostenibilità per gli appalti pubblici in tutti gli Stati membri stimolerebbe la domanda di prodotti puliti e decarbonizzati in Europa”.

    Tags: BusinessEuropecaro energiacostiidrogeno verdemix energeticoue

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