- L'Europa come non l'avete mai letta -
domenica, 29 Marzo 2026
No Result
View All Result
  • it ITA
  • en ENG
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Salute
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Net & Tech
    • Sport
  • Newsletter
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Politica » Ue: processo di involuzione e scenari di riforma

    Ue: processo di involuzione e scenari di riforma

    Una sintesi, a cura dell’ambasciatore Giovan Battista Verderame, del Dialogo diplomatico “Scenari di riforma dell’Unione europea: l’integrazione differenziata e la riforma dell’Unione economica e monetaria”, organizzato dal Circolo di Studi diplomatici

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    20 Luglio 2018
    in Politica
    integrazione differenziata

    Tratto da affarinternazionali.it

    Riceviamo e volentieri pubblichiamo una sintesi, a cura dell’ambasciatore Giovan Battista Verderame, del Dialogo diplomatico “Scenari di riforma dell’Unione europea: l’integrazione differenziata e la riforma dell’Unione economica e monetaria”, organizzato dal Circolo di Studi diplomatici con la partecipazione del direttore generale Europa del Ministero degli Esteri, ambasciatore Giuseppe Buccino.

    Per parlare di scenari di riforma, occorre partire da una osservazione pregiudiziale. L’analisi dei fattori per così dire contingenti – e cioè le conseguenze della crisi economica in particolare per i Paesi meno strutturalmente attrezzati a farvi fronte, la crisi di fiducia che ne è derivata nel rapporto fra gli Stati membri, lo scoppio della questione migratoria -, che sono alla base della situazione di crisi che vive attualmente l’Ue, non è sufficiente da sola a dare conto dei rischi di involuzione ai quali oggi si assiste nel processo di integrazione. E’ necessario inquadrarla nel più ampio contesto internazionale, nel quale una globalizzazione mal gestita ha confinato ai margini dei rispettivi sistemi sociali larghi settori dei ceti medi in Europa e in altre economie avanzate.

    Da questo punto di vista, il processo che sperimenta l’Europa è lo stesso che negli Stati Uniti ha portato alla rivolta elettorale di una parte dei ceti medi impoveriti che si sono identificati in Donald Trump e ne hanno propiziato l’ascesa alla Casa Bianca. Negli Stati Uniti di Trump ciò si è tradotto nella convinzione che l’ordine internazionale costruito dopo la Seconda Guerra Mondiale aveva fallito e che, per ritornare nuovamente grande, l’America debba esercitare con maggiore convinzione il suo potere a tutela degli interessi nazionali tanto sul piano economico che su quello politico. In Europa è stato il concetto stesso di integrazione sovranazionale che ne ha fatto le spese, con l’avanzata dei sovranismi e il ritorno di pulsioni nazionalistiche che proprio l’avventura dell’integrazione europea aveva inteso esorcizzare.

    Invertire il processo di involuzione
    Di fronte a questa situazione, chiunque abbia a cuore le sorti dell’Europa non può che partire dalla consapevolezza che questo processo di involuzione deve essere invertito. Se così non fosse, un percorso di pace e di sviluppo che dura da sessant’anni verrebbe drammaticamente interrotto, e verrebbero ricreate le condizioni per nuove tensioni e nuove rivalità. L’Europa sarebbe ridotta all’irrilevanza sulla scena internazionale e in particolare nel rapporto tra Stati Uniti e Russia, soprattutto se questo rapporto smettesse gli attuali contenuti confrontazionali per assumere contorni più cooperativi, in una relazione alla quale l’Europa non avrebbe altro da opporre che le disunioni tra gli Stati che la compongono (e non è un caso che entrambi i protagonisti non sono o non si comportano come sostenitori dell’integrazione europea).

    Oggi le sovranità nazionali non bastano per affrontare i problemi del nostro tempo se non sono inserite in un quadro di sovranità europea. Di fronte alla tendenza sempre più diffusa di contrapporre le sovranità nazionali alle sovranità condivisa a livello europeo, il problema delle integrazioni differenziate assume una dimensione più ampia e più impegnativa di quando il concetto cominciò a farsi strada nel lessico e nelle soluzioni tecniche a disposizione degli Stati membri. All’inizio si trattava di consentire agli “able and willing” di precorrere gli altri in conquiste che prima o poi sarebbero diventate comuni. Oggi il problema dell’“able” è passato in secondo piano rispetto a quello del “willing”, che ha assunto una dimensione di profonda divaricazione sulle finalità stesse del processo di integrazione. In altri termini, la prospettiva di integrazioni differenziate è diventata oggi molto meno episodica e molto più strutturale di quanto non fosse in passato.

    Integrazioni differenziate e problemi di governance
    Ma il problema non è per questo automaticamente risolto. Perché se è vero che, secondo un’opinione largamente condivisa, l’eurozona dovrebbe essere il motore naturale degli auspicati sviluppi dell’Unione verso livelli di superiore integrazione, è anche vero che essa è percorsa da contrasti e la sua governance non è certo ottimale anche sotto il profilo democratico. La prospettiva di un bilancio della zona euro è ancora lontana. La crisi di fiducia tra gli Stati dell’area dell’euro è lungi dall’essere stata superata. Il nodo di nuovi strumenti finanziari che potrebbero aprire prospettive di maggiore condivisione dell’obiettivo di favorire la crescita non è risolto. La dimensione politica dell’Unione monetaria è praticamente inesistente.

    In queste condizioni, solo coraggiose riforme, con una maggiore sensibilità da parte di tutti ai temi della crescita, potranno consentire all’euro di resistere alla costante crescita nelle opinioni pubbliche di alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia, della sensazione di un profondo squilibrio nei rapporti fra i soci della zona euro e della disaffezione per quelli che vengono avvertiti come tradimenti delle promesse iniziali.

    Funzionamento dell’euro e responsabilità dell’Italia
    Oggi l’Italia è pienamente inserita nella dialettica che ruota intorno al difficile rapporto riduzione/condivisione del rischio, nella diversa lettura che ne danno i rigoristi del nord e i presunti ‘lassisti’ del sud. Anche se le modalità procicliche con cui è stata gestita a livello europeo la crisi degli anni 2008-2011 lo ha ulteriormente aggravato, il principale problema resta per noi il livello del debito, cui si aggiunge la mancanza delle riforme necessarie per ridurre, anche grazie ad un maggiore afflusso di investimenti esteri, la nostra dipendenza dai mercati finanziari. E questa è la principale responsabilità che grava sull’Italia.

    Ma il funzionamento della zona euro, con il superamento delle sue debolezze originarie e di quelle venute alla luce successivamente, è interesse obiettivo di tutti. La rigidità delle regole va misurata sulla necessità di evitare che i Paesi più deboli si avvitino nella spirale di una rincorsa alla crescita resa sempre più difficile dalla mancanza di meccanismi di riequilibrio a livello centrale di cui potersi avvalere per favorire il rilancio dell’economia, e dalla contemporanea necessità di rispettare i severi parametri convenuti per la riduzione del debito.

    Ecco perché l’ipotesi di riforma della zona euro basata su un bilancio comune per sostenere gli investimenti produttivi e gestire le politiche comuni anche con ricorso al mercato finanziario, senza che questo comporti una mutualizzazione dei debiti pregressi, resta la strada da percorrere. Intanto, la decisione di scorporare dal debito gli investimenti la cui efficacia sia stata valutata in comune e con meccanismi assistiti dalla necessaria legittimità democratica sarebbe un primo passo per superare la sfiducia reciproca di cui sono ancora ostaggio le prospettive di riforma dell’Eurozona

    Tags: AffarinternazionaliCircolo di Studi diplomaticieuroeurozonaGiovan Battista VerderameIaiIntegrazione differenziataue

    Ti potrebbe piacere anche

    La video riunione dell'Eurogruppo [27 marzo 2026. Foto: European Council]
    Economia

    Iran, Dombrovskis: “Rischiamo -0,4 per cento di crescita e +1 per cento di inflazione nel 2026”

    27 Marzo 2026
    e-commerce [foto: imagoeconomica]
    Net & Tech

    Nate per colpire Temu e Shein, applicabili anche per Amazon: dall’UE tasse alle piattaforme di e-commerce

    27 Marzo 2026
    Coesione
    Agenda europea

    Asse Toscana-Lombardia contro la centralizzazione dei fondi del bilancio UE

    26 Marzo 2026
    Il traffico merci mancato causa pandemia e lockdown vale circa 46 milioni di tonnellate [foto: sculpies / Shutterstock per Eurostat]
    Mobilità e logistica

    Sale al 25 per cento il trasporto su gomma, ma il mare resta la via più utilizzata

    26 Marzo 2026
    [foto: Alessia Mastropietro/imagoeconomica]
    Politica

    Aula divisa ma sull’immigrazione vince il ‘sì’ alla stretta, il Parlamento UE approva il controverso regolamento rimpatri

    26 Marzo 2026
    Case Green clima
    Energia

    L’Enea a Bruxelles: la certificazione energetica degli edifici è decisiva per le politiche e la consapevolezza

    26 Marzo 2026

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    Mandatory Credit: Photo by dts News Agency Germany/Shutterstock (16578817aj)

    Il governo ungherese ha denunciato un noto giornalista per spionaggio a favore dell’Ucraina

    di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    27 Marzo 2026

    Budapest accusa Szabolcs Panyi di aver collaborato con agenzie di intelligence straniere per catturare le conversazioni tra il ministro degli...

    Quasi 1,2 milioni di nuovi cittadini nell’UE nel 2024, Italia seconda per naturalizzazioni

    di Caterina Mazzantini
    27 Marzo 2026

    I dati di Eurostat mostrano un aumento del 12 per cento rispetto al 2023. In Germania, Spagna e Italia si...

    manifestazione gaza palestina bruxelles

    Il Belgio alla sbarra per Gaza, la Corte d’Appello: Non ha impedito il trasferimento di armi a Israele

    di Giulia Torbidoni
    27 Marzo 2026

    Il procedimento intentato da giuristi e vittime palestinesi che celebrano il risultato: Un pronunciamento "storico". Ora il giudice chiede a...

    La video riunione dell'Eurogruppo [27 marzo 2026. Foto: European Council]

    Iran, Dombrovskis: “Rischiamo -0,4 per cento di crescita e +1 per cento di inflazione nel 2026”

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    27 Marzo 2026

    Il commissario per l'Economia condivide gli scenari derivanti dal conflitto nel golfo Persico

    • Editoriali
    • Eventi
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Rubens 19 - 20148 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Agenda europea
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Agenda europea
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione