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    Home » Economia » Plastica monouso, europarlamentari italiani: “Direttiva frettolosa, non risolve il problema inquinamento”

    Plastica monouso, europarlamentari italiani: “Direttiva frettolosa, non risolve il problema inquinamento”

    L'inquinamento dei mari è un fatto incontestabile per Gardini, Lancini e Caputo, ma l'approccio usato dalla Commissione europea è "superficiale" e non considera le conseguenze economiche negative. Oltre a non avere, per loro, ricadute positive per l’ambiente

    Caterina Ristori</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Caterina_Ue" target="_blank">@Caterina_Ue</a> di Caterina Ristori @Caterina_Ue
    22 Ottobre 2018
    in Economia, Cronaca

    Bruxelles – Sulla plastica monouso e sul voto al Parlamento europeo di martedì prossimo 23 ottobre si sono levate, con toni piuttosto critici, le voci di alcuni europarlamentari italiani. La Single Use Plastic Directive, proposta dalla Commissione lo scorso maggio, vorrebbe contribuire alla riduzione dell’inquinamento dei mari, costituito per il 49 percento da rifiuti di plastica usa e getta. Peccato che non tutti la vedano allo stesso modo.

    La settimana scorsa si è tenuto a Bruxelles il Business Solution To Prevent Single-use plastic Waste in the environment, convegno organizzato su iniziativa di un gruppo di europarlamentari italiani di schieramento tripartisan (Forza Italia, Lega e Pd). In effetti, viene contestata l’eccessiva fretta e le mancate valutazioni sull’impatto economico della proposta di direttiva, soprattutto per gli effetti che avrà sulle imprese italiane di settore. Nelle stesse ora l’Ombudsman europeo (il garante dei cittadini) ha annunciato di aver aperto un dossier sulla questione, dall’interessante titolo: “Presunte lacune e pregiudizi nella preparazione della politica e della proposta legislativa della Commissione europea in merito alla riduzione dei prodotti in plastica monouso”.

    “Il tema dell’inquinamento dei nostri mari causato dalla plastica è certamente rilevante e ha bisogno di una risposta immediata e concreta. Tuttavia non c’è collegamento tra l’utilizzo di prodotti monouso in plastica e l’inquinamento dei mari“, spiega ad Affaritaliani.it Oscar Lancini, eurodeputato della Lega. “In Europa viene prodotto solo l’8 percento dei rifiuti in plastica a livello globale. Negli Oceani finiscono ogni anno dai cinque ai tredici milioni di tonnellate di plastica, di cui solo 150-500 mila tonnellate provengono dall’Ue, cioè mediamente una percentuale inferiore al 4 percento”.

    Stando a una ricerca di Bloomberg, cita Lancini, il 63 percento dell’inquinamento dei mari è provocato da soli otto paesi, nessuno dei quali europeo. “Si tratta esclusivamente di Stati asiatici e africani. Solo dieci fiumi apportano il 93 percento dei rifiuti plastici che inquinano i nostri mari e nessuno si trova in Europa, mentre solo uno, il Nilo, sfocia nel Mediterraneo”.

    Ciò che maggiormente preme al leghista è la crisi imprenditoriale e occupazionale che seguirà l’approvazione della direttiva: “Nel nostro paese operano 25 imprese leader a livello internazionale che producono unicamente prodotti monouso in plastica e che danno lavoro a oltre tremila persone, per un miliardo di euro di giro d’affari. Queste aziende rischiano di cessare l’attività, non esistono i tempi e le condizioni per la riconversione”, lamenta Lancini.

    Altra voce fuori dal coro europeo è quella di Elisabetta Gardini, capo della delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo. Il suo voto contro la direttiva sarà legato alla tutela dell’economia italiana. L’eurodeputata azzurra accusa la Commissione di aver “cambiato le regole in gioco” dopo che “le nostre Pmi hanno investito nella circolar economy, perché le stoviglie siano prodotte con materiali 100% riciclabili, vengano raccolte e diventino materia prima per produrre nuove stoviglie”. Gardini assicura che in plenaria alzerà la voce “per difendere le nostre eccellenze e i posti di lavoro”.

    “Non è nemmeno stata chiesta una valutazione all’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare, ndr) sui rischi per la sicurezza alimentare che i prodotti monouso di plastica in certi contesti garantiscono, come nel caso di ospedali”, aggiunge Nicola Caputo, europarlamentare Pd del gruppo S&D. Non solo, continua: la direttiva affronta una battaglia giusta, ma utilizza strumenti “inadeguati e superficiali” e con una “fretta motivata solo dall’approssimarsi della scadenza elettorale della prossima primavera”.

    “La messa al bando tout court non servirà a risolvere il problema. Il rischio è quello di passare da un inquinamento visibile ad uno invisibile e più dannoso”, conclude Caputo.

    Domani alle 17.00 i tre europarlamentari, insieme, terranno una conferenza sulla questione al Parlamento europeo di Strasburgo.

    La scorsa settimana, parlando a margine dell’assemblea di Assolombarda, il presidente della Confindustria Vincenzo Boccia ha detto che il testo che sarà votato in Parlamento “nella versione che si appresta ad essere approvata avrebbe effetti catastrofici per alcuni importanti comparti del nostro sistema produttivo”.

    Sulla regolamentazione della plastica monouso, ha spiegato Boccia “come imprese, condividiamo il fine ma non il metodo. Infatti, le misure contenute nel provvedimento sono sproporzionate, restrittive e colpiscono una serie di prodotti in plastica che fanno parte della nostra vita quotidiana e su cui l’Italia vanta produzioni d’eccellenza. Il tutto senza prevedere un’adeguata valutazione di impatto e senza considerare le ripercussioni sulla sicurezza e lo spreco alimentare”.

    Tags: bandocommissione europeaelisabetta gardiniinquinamentoitaliamonousoNicola CaputoOmbudsmanOscar Lanciniparlamento europeoplasticaSingle Use Plastic Directivevincenzo boccia

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